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    LA LEZIONE DI MAHFUZ

    di Gianluca Freda (31/08/2006 - 20:24)



    Ieri è morto a 95 anni il grande scrittore egiziano Nagib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura nel 1988, autore di romanzi indimenticabili come Miramar, Notti delle mille e una notte e la meravigliosa “trilogia del Cairo” composta dai romanzi Tra i due palazzi, Il palazzo dei desideri e La via dello zucchero. In un momento storico in cui sul mondo arabo e la sua cultura si sentono dire le più trite sciocchezze e sciorinare i più spregevoli luoghi comuni, vorrei ricordare Nagib con le parole che lui stesso pronunciò in una lezione tenuta alla presentazione della Fiera del Libro di Francoforte nell’ottobre 2004.
                                  
                                   _____________________________________________________________________

    Era davvero necessario arrivare ad un deplorevole scontro tra Occidente ed Oriente arabo e musulmano perché divenissimo coscienti dell’importanza di porre maggiore attenzione alle nostre relazioni? Era necessario che l’Occidente sentisse minacciata la sua sicurezza, per tornare a scoprire la civiltà islamica e la cultura araba? Era necessario che gli arabi si rendessero conto che i mezzi di comunicazione occidentali mostravano di giorno in giorno un’immagine del loro mondo distorta, perché si presentassero di persona? 

    La cultura araba contemporanea attinge a tre fonti diverse. In primo luogo ci sono le civiltà antiche, situate nella regione araba, soprattutto l’antico Egitto e la cultura mesopotamica in Iraq, ma naturalmente anche la cultura che si sviluppò nello Yemen e quella degli assiri e degli accadi.

    Se la compariamo con le altre culture del mondo antico, la cultura egizia è la più caratterizzata da vocazione umanistica. Per quest’ultima, la vita umana era sacra, e per questo, a differenza di altre civiltà, non conosceva né la schiavitù né il sacrificio umano. L’amore per la vita era così grande e la vita venerata a tal punto, che l’immagine della vita nell’aldilà era modellata a somiglianza della vita terrena. Se osserviamo con attenzione gli antichi affreschi egizi, comprendiamo immediatamente che questa è una cultura il cui valore supremo è la vita e non, come potrebbe sembrare ad un osservatore superficiale, la morte. In quegli affreschi è rappresentato tutto quello che deve accompagnare i morti nell’altra vita. Vi si raffigurano i piaceri terreni, i frutti più succosi, le danzatrici più belle e i più suadenti strumenti musicali.

    Se oggi ringraziamo la Germania per il fatto di aver inventato la stampa, ricordiamoci anche che fu la civiltà della Mesopotamia quella che introdusse l’alfabeto, e questo accadde due millenni prima della nascita di Cristo. È ben triste che questa regione sia oggi lo scenario di un sanguinoso conflitto tra Oriente e Occidente. Confido che il nostro incontro di oggi servirà ad addolcire questo confronto.

    La seconda fonte alla quale attinge la cultura del mondo arabo è l’Islam, religione caratterizzata da una grandissima tolleranza. Con questa religione Dio regalò ai popoli arabi un codice di valori che informa la nostra attuale identità, e tra questi valori c’è la libertà. La formula: “Non esiste altro Dio all’infuori di Dio”, fondamento del credo islamico, vuol significare solo che Dio è l’unico signore, ossia, che nessun uomo può porsi al di sopra un suo simile.

    Un altro valore fondante è l’uguaglianza, perché tutti i credenti, siano essi bianchi, neri o gialli, fanno parte della comunità islamica, indipendentemente dalla loro origine.

    Un altro principio è la tolleranza, grazie alla quale il regno islamico è riuscito a creare un clima nel quale sapienti e filosofi, cristiani ed ebrei, non solo si sentivano a proprio agio ma addirittura ricoprivano cariche pubbliche.

    Va ricordato un altro valore ancora, la giustizia, che presuppone un principio fondamentale:  la storia ci parla di molti casi in cui un sovrano ha emesso un giudizio giusto anche quand’esso recava nocumento a coloro che gli erano più vicini.

    La terza fonte della nostra civiltà araba è la civiltà occidentale: oggi questo è uno dei fattori più importanti tra quelli che condizionano il nostro presente. Non solo nell’ambito della politica o della scienza ma anche in quello della letteratura e dell’arte. Una conseguenza di questa ricchezza sta nel fatto che talvolta nascono dal mondo arabo personalità che raggiungono la fama nonostante la loro regione d’origine faccia parte dei paesi in via di sviluppo e debba affrontare difficoltà considerevoli. Molte personalità arabe hanno raggiunto in differenti ambiti riconoscimenti internazionali, dalla letteratura, al cinema, alle altri arti sino alla medicina, alla matematica e all’astronomia. Qualcuno ha ricevuto anche prestigiosi riconoscimenti internazionali.

    Da ciò risulta evidente che l’arabo non ci è così estraneo. Può essere che tra la sua cultura e la vostra ci siano differenze, però lui, come voi, difende valori umani e principi nobili. Questo non ci deve meravigliare, perché così come oggi la civiltà occidentale influisce sulla nostra civiltà araba, nel passato la civiltà araba ha influenzato quella occidentale. L’umanità si compone di numerose culture ma nella sostanza è un’unità che non può essere suddivisa.

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    INTERVISTA A HASSAN NASRALLAH

    di Gianluca Freda (31/08/2006 - 00:28)



    Dal sito www.mercantedivenezia.org Stampa E-mail
     
    Il giornale turco “Evrensel” nell'edizione del 12 agosto scorso ha pubblicato un’intervista esclusiva con il segretario generale di Hizbullah libanese,Seyyed Hassan Nasrallah, prima che venisse proclamato il cessate il fuoco tra Israele e Libano, già ampiamente violato a più riprese dai sionisti.
    Ne
    presentiamo la traduzione in lingua italiana.  

    Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso
    Associazione Islamica “Imam Mahdi” (AJ) – imam_mahdi59@yahoo.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo  

    Domanda: Nei primi giorni dell’occupazione del Libano, Israele ha dichiarato che il proprio obiettivo era “la distruzione di Hizbullah”.
    Ha trovato però una
    resistenza inaspettata ed ha dovuto abbandonare le ambizioni iniziali.
    Nel
    corso dei violenti combattimenti, l’esercito di occupazione continua a soffrire forti perdite. Questa realtà, nei mass-media, è stata fortemente occultata.
    Potete fornirci delle indicazioni della situazione attuale della Resistenza? 
    Hassan Nasrallah: Le bande sioniste, che sono i mercenari dell’imperialismo,utilizzano brillantemente i media. I media occidentali ed in particolare quelli americani sono nelle mani dei capitalisti giudei. Affermano di aver bombardato e distrutto le postazioni di Hizbullah e sperano così di ingannare i popoli.
    Non si tratta che di una menzogna. Avete potuto constatare personalmente come mentono!
    Stanno martirizzando i civili innocenti; stanno martirizzando donne e
    bambini. Ma ovunque li abbiamo affrontati, sono stati sconfitti. Contrariamente al nemico sionista, noi agiamo con cautela e discernimento. Non spariamo sui civili. Essi mentono quando affermano che facciamo questo.
    Lanciamo missili su
    obiettivi militari che avevamo localizzato precedentemente.
    Bisogna però sapere
    che i sionisti stanno spingendo deliberatamente gli arabo-israeliani verso la frontiera.
    Li utilizzano come bersagli.
    Noi rifiutiamo di cadere nella
    provocazione e nella discordia (con gli arabi israeliani, n.d.t.).
    I nostri
    bersagli non sono i civili ma le forze militari sioniste.
    Sul campo di
    battaglia i nostri combattenti stanno respingendo da ogni lato le forze sioniste, e devono sapere che non abbiamo ancora utilizzato il nostro arsenale più importante.
    I sionisti hanno compreso che non possono vincerci; è per
    questo che distruggono le nostre strade e assassinano le nostre donne e bambini.
    Credono di poterci portare così alla capitolazione, ma noi non ci
    arrenderemo mai!
    Non accettiamo alcuna soluzione se non la libertà della nostra
    patria. Per questo resisteremo e combatteremo.
    L’imperialismo e le sue bande di
    supporto locali sanno che li attendiamo in ogni collina, in ogni valle, in ogni strada e su ogni centimetro di terra della nostra patria.
    La nostra resistenza
    è destinata alla vittoria.
    Non abbiamo e non accettiamo altra alternativa.
    Questa guerra terminerà con la vittoria di tutti gli oppressi e di tutti i Musulmani del mondo.

     

    DomandaE’ possibile che in Libano si riaffacci il pericolo di una guerra civile?  
    Hassan Nasrallah: Il regime sionista spera di creare uno scontro etnico ereligioso non soltanto in Libano ma nell’intera regione, fomentando le tensioni tra le differenti comunità.
    Ma Hizbullah ha rovinato questo piano. I popoli
    oppressi del nostro paese e del Medio Oriente hanno difeso Hizbullah e gli hanno fornito il proprio sostegno.
    Cristiani e socialisti compresi.
    E’ evidente
    che l’imperialismo abbia creato, già al tempo dell’URSS, false organizzazioni Islamiche collaborazioniste.
    Queste organizzazioni non solo hanno sparso odio e
    discordia tra le comunità, ma hanno anche combattuto le forze rivoluzionarie.Al presente, le condizioni sono cambiate.
    Per citare un altro esempio: prima di
    rovesciare Saddam Hussein, gli Stati Uniti d’America l’hanno utilizzato per combattere l’Iran, i Kurdi e noi altri.
    Diverse organizzazioni al soldo
    dell’imperialismo sono state utilizzate per questi conflitti tra differenti comunità. Siamo perfettamente coscienti di questa strategia. L’abbiamo ben compresa e durante la nostra storia abbiamo accuratamente evitato di cadere in questa trappola.  

    DomandaMalgrado l’aggressione alla Palestina ed al Libano, i governi arabi tacciono.
    Quale è la ragione di questo silenzio?
     
    Hassan Nasrallah: La maggioranza di questi governi arabi collaborano con il nemico. L’Arabia Saudita, per esempio, ha emesso “fatawa” (responsi giuridiciislamici, n.d.t.) contro di noi. Queste “fatawa” sono ridicole. Nessuno vi crede, neanche i loro stessi popoli. Si tratta di “fatawa” politiche, preparate negli interessi degli Stati Uniti. Questo genere di editti sono emanati periodicamente.
    Non li prendiamo seriamente, perché una cosa è molto chiara per
    noi: non permetteremo mai che una guerra di religione scoppi nelle nostre terre. Queste “fatawa” servono precisamente a seminare divisioni interconfessionali. Questa trappola ha funzionato in Iraq, ma oggi il popolo iracheno se ne è reso conto.  

    DomandaAffrontando la questione irachena, vorremmo porvi una domanda al riguardo: abbiamo constatato che in questo paese occupato una guerra interconfessionale è stata effettivamente, in qualche modo, fabbricata.
    Negli
    ultimi giorni alcuni generali statunitensi hanno essi stessi messo in guardia contro un’imminente guerra civile in Iraq.
    Quale è la vostra opinione in
    merito?  
    Hassan Nasrallah: Quando gli imperialisti non riescono a sconfiggere un popolo con le armi, creano delle organizzazioni interne, che si pretendono “movimenti di resistenza”, al fine di fomentare delle guerre civili. Questo permette agli imperialisti di presentarsi come salvatori e vincitori.
    Ma qualsiasi cosa
    facciano, non raggiungono i loro obiettivi.
    Questo gioco è stato utilizzato in
    Iraq contro gli Sciiti e i Kurdi.
    Gli imperialisti persistono attualmente con
    la stessa strategia.
    Oggi Saddam non è più al potere ma ci sono centinaia di
    potenziali Saddam.
    Siamo attenti affinchè il nostro popolo, i nostri popoli,
    restino vigili di fronte alle minacce di guerre fratricide.  
    Domanda Come valuta l’azione del governo turco?  
    Hassan Nasrallah: Il governo turco ha inviato messaggi di condanna verso Israele. Ma questi messaggi sono rimasti delle parole. Sappiamo che le bombe sganciate sul nostro paese provengono dalla Turchia. In aggiunta, in base alle nostre informazioni, un certo numero di deputati turchi è membro di un gruppo di amicizia turco-israeliano. Ci attendiamo dalla Turchia reazioni concrete.
    Il
    governo turco è ancora uno dei più fedeli alleati delle bande mercenarie sioniste!  

    DomandaQuale è lo stato attuale delle vostre relazioni con il movimento socialista?
    Hassan Nasrallah: Per un certo tempo il movimento socialista ha preso le distanze dalla lotta internazionale. Oggi, al contrario, ha finalmente iniziato ad appoggiarci moralmente. L’esempio più concreto è il sostegno fornito dal presidente del Venezuela, Hugo Chavez.
    Il richiamo del proprio ambasciatore da
    Israele è un atto che alcuni Stati musulmani non hanno osato fare. Chavez ha inoltre annunciato il proprio sostegno alla nostra resistenza in maniera esplicita.
    Questa dichiarazione di Chavez ci ha enormemente incoraggiato.
    Abbiamo potuto constatare la stessa attitudine da parte del movimento rivoluzionario della Turchia. Durante gli anni ’60, dei fratelli socialisti della Turchia si recarono in Palestina per combattere contro Israele.
    Il
    ricordo di uno di loro è ancora vivo nella mia memoria e nel mio cuore: Deniz Gezmis (*).

    Domanda
    – Quale è l’importanza di Deniz per voi?  
    Hasan Nasrallah: Vorremmo vedere dei nuovi Deniz tra noi. I nostri ranghi hanno sempre posto per accogliere nuovi Deniz. Deniz vivrà sempre nel cuore della Palestina e del Libano. Nessuno deve dubitarne. Dobbiamo purtroppo notare che la fratellanza del tempo passato, che esisteva tra coloro che combattevano il nemico comune, non è più così viva. Avremmo voluto combattere l’imperialismo ed il sionismo, fianco a fianco, con i nostri fratelli socialisti libanesi.
    Perché
    questa guerra non è solamente la nostra. Questa è una battaglia comune di tutti gli oppressi del mondo.
    Non dimenticate che se la Palestina ed il Libano
    perdessero questa guerra, sarebbe una sconfitta per tutti i popoli oppressi.
    Nella nostra lotta contro l’imperialismo, i rivoluzionari devono assumersi delle responsabilità e diventare nuovamente dei “Deniz” nel cuore del popolo libanese e palestinese.  

    DomandaNelle strade libanesi, i poster del Che, di Chavez, di Ahmadinejad edi Hizbullah stanno fianco a fianco. E’ questo il segno dell’emergere di unnuovo polo?
    Hassan Nasrallah: Noi salutiamo i popoli dell’America Latina ed i loro dirigenti.
    Essi hanno sempre resistito eroicamente ai banditi del Nord. La loro
    lotta costituisce una fonte di speranza per noi. Hanno mostrato a tutti i popoli oppressi la via da seguire.
    Andate nelle nostre strade; vedrete che il
    nostro popolo porta Chavez e Ernesto Che Guevara nel suo cuore. Ai nostri amici socialisti che vogliono combattere insieme a noi per la fratellanza e la libertà, diciamo che se è per dirci che “la religione è l’oppio dei popoli”,non vale la pena venire.
    Noi rifiutiamo tali concezioni. Al di là delle nostre
    differenze, abbiamo dato prova delle nostre capacità; le foto di Chavez, del Che, di Sadr e di Khamenei brandiscono fianco a fianco.
    Queste guide salutano
    insieme il nostro popolo.
    Se noi rispettiamo le vostre opinioni e voi le
    nostre, nessuna potenza imperialista potrà sconfiggerci!  

    DomandaTra gli altri pericoli che minacciano la regione, ci sono i“cambiamenti di regime” che pianificano i governi occidentali, ed in questa prospettiva, le pressioni che esercitano su Damasco e Tehran. Alcune fonti sostengono che l’aggressione contro il Libano possa sconfinare in Siria.
    Pensate che una guerra regionale possa aver luogo?  
    Hassan Nasrallah: Le potenze imperialiste dichiarano senza troppi giri di voler soggiogare i popoli della regione e rimodellare il Medio Oriente installando dei governi servili.
    E’ contro questo che noi resistiamo al fianco di Siria e
    Iran. La provocazione dell’attentato contro l’ex primo ministro libanese Rafik Hariri è stata usata per ottenere il ritiro delle truppe siriane dal Libano.
    Ma
    questi codardi non si sono voluti accontentare di questo.
    Al presente, essi
    vogliono attaccare militarmente Tehran e Damasco, sempre con lo stesso genere di pretesti. La Siria, l’Iran e Hizbullah resisteranno senza limiti.
    Combatteremo per la nostra patria e la nostra libertà. Resisteremo rifiutando di inginocchiarci.
    Gli imperialisti occidentali sperano di fare del Libano e
    della nostra regione un secondo Kosovo, accendendo le tensioni tra le comunità.
    Noi non partecipiamo a questo gioco.
    Nelle nostre strade, tutti i Libanesi,
    siano essi cristiani, sunniti o sciiti, brandiscono le bandiere di Hizbullah.
    Il loro mondo “unipolare” fa ormai parte del passato. Di fronte ad essi ci siamo noi, l’Iran, la Siria, il Venezuela, Cuba e la Corea del Nord.
    E c’è la
    resistenza in Palestina, in Iraq e in Afghanistan!
    Fintanto che l’imperialismo
    e le sue guerre di occupazione esisteranno, i popoli proseguiranno la loro resistenza.
    Gli imperialisti possono dimenticare la pace. Se essi la vogliono,
    dovranno prima di tutto rispettare la libertà dei popoli ed eliminare le loro orde di riservisti. A Iddio piacendo, la vittoria sarà nostra.
    Non li lasceremo
    fare del nostro paese un nuovo Kosovo.
    Il nostro popolo è cosciente e vigile.
    In caso di aggressione, non abbandoneremo mai l’Iran e la Siria.
    Per la nostra
    libertà, credeteci, combatteremo fino alla nostra ultima goccia di sangue.
    I
    nostri nemici se la prendono con l’Iran perché questo paese disporrebbe di armi nucleari mentre gli Stati Uniti ed i loro sbirri sionisti ne detengono le più grandi scorte.
    Il possesso delle armi nucleari non è altro che un pretesto per
    giustificare l’installazione di regimi fantoccio.  

    DomandaAlcuni sostengono che Hizbullah sia teleguidato dall’Iran.
    Cosa
    rispondete a queste accuse?  
    Hassan Nasrallah: Si tratta di una pura menzogna. Noi siamo un’organizzazione libanese indipendente. Non accettiamo ordini da nessuno. Ma questo non significa che non cooperiamo. Lo ripeto, noi siamo resistenti. Siamo al fiancodell’ Iran e della Siria. Sono i nostri fratelli. Ogni minimo attacco contro Tehran o Damasco lo vediamo come un’aggressione contro di noi. Siamo pronti a difenderli fino al nostro ultimo respiro. Noi sosteniamo la resistenza globale al terrorismo imperialista globale.  

    Domanda: Volete aggiungere qualcosa?  
    Hassan Nasrallah: La pace non è mai unilaterale. E’ impossibile instaurare una pace durevole in un mondo dominato dall’imperialismo. La pace non può che nascere dalla lotta per la liberazione.
    Di conseguenza, essa non può esser
    ottenuta finchè paesi come l’Iraq, l’Afghanistan o la Palestina saranno occupati.   

    (*) Deniz Gezmis, figura leggendaria del «maggio ‘68» turco, fu in seguito uno dei dirigenti del movimento studentesco turco dei Giovani rivoluzionari (DevGenç) e dell’Armata di liberazione popolare della Turchia (THKO). Nel 1969, siunisce ai resistenti di Fatah in Palestina, dove rimane per tre mesi. Il 4marzo 1971 partecipa al rapimento di quattro militari americani nel quartiered i Balgat di Ankara. Catturato a Sarkisla, nelle montagne di Sivas, sarà giudicato in virtù dell’articolo 146/1 per “tentativo di rovesciamento dell’ordine costituzionale turco” e condannato a morte il 16 luglio 1971,insieme ai camerati Yusuf Aslan e Hüseyin Inan. Per tentare uno scambio di  prigionieri con il governo turco ed evitare così l’esecuzione di Deniz e deisuoi camerati, dei combattenti del THKP-C, il Fronte di liberazione popolared ella Turchia ed il suo dirigente Mahir Cayan che nel maggio 1971 si era fattoc onoscere per l’esecuzione dell’ambasciatore di Israele ad Ankara Efraim Elrom,organizzano il 27 marzo 1972 il rapimento di tre agenti britannici della base della NATO situata a Ünye.
    Il 30 marzo 1972 i combattenti THKP-C falliscono in
    questo tentativo di negoziazione e vengono uccisi dall’esercito governativo nella città di Kizildere.
    Il 6 maggio 1972, Deniz Gezmis ed i suoi due compagni
    vengono uccisi dopo aver sfidato i loro esecutori, invitando il popolo turco e kurdo all’insurrezione.

    Traduzione a cura dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi” (AJ)
    http://www.islamshia.org
    imam_mahdi59@yahoo.it

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    LA VERITA' FA PAURA

    di Gianluca Freda (30/08/2006 - 13:40)




    GIORNALISTA INVESTIGATIVO AGGREDITO E COLPITO DA POLIZIOTTI IN BORGHESE

    DI CRISTOPHER BOLLYN
    Rumor Mill News

    (tratto dal sito www.comedonchisciotte.org)

    Sono le due di notte, ho una scadenza domattina, e sono stato picchiato dalla polizia locale ed ho molto dolore al gomito destro, ma ho bisogno di scriver esattamente cosa mi è successo oggi prima di andare a dormire. Altrimenti dimenticherò dettagli importanti.

    Sono stato assalito, picchiato, e colpito con una pistola simile ad una Taser nel mio giardino davanti a moglie e figli, e poi insultato per sei ore dalla polizia locale istruita dall'ADL [Anti Defamation League, cioè lega anti-diffamazione, ndt]. Ho ogni ragione per credere che la causa sia la mia investigazione giornalistica dell'11 settembre. Durante la mia carriera da giornalista sono già stato minacciato in passato, ma questa è la prima volta che mi è capitato di essere intenzionalmente picchiato e insultato da poliziotti.

    Indago sull'11 settembre da quello stesso giorno ed ho scavato nelle molte domande senza risposta degli attacchi terroristici. Ho scoperto lo scorso anno che ero stato spiato da almeno due informatori dell'FBI, i quali hanno pattugliato nei dintorni di casa mia per anni. Questa è la ragione principale per la quale non mi sento al sicuro negli Stati Uniti. E' anche la ragione per la quale spendo la maggior parte del mio tempo in Europa o in case sicure in questo paese, con ricercatori dell'11 settembre a me cari come Ellen Mariani ed Eric Hufschmid. Ho due figli piccoli.

    Sono stato nella mia vecchia casa ad Hoffman Estates per alcune settimane, principalmente perché i miei bambini erano stufi di viaggiare e amano molto questa vecchia casa rossa, la sola che abbiano mai avuto. E' giusto una semplice casa nella zona di Hoffman Rosner nella periferia di Chicago che i miei defunti genitori comprarono nel 1957, ma è casa mia.

    Avevo notato un'inusuale attività delle forze dell'ordine intorno a casa mia sin da quando sono tornato. Viviamo in una strada tranquilla dove si vedono di solito una o due pattuglie della polizia nell'arco di una settimana. Da quando sono tornato ho notato i generi più svariati di macchine della polizia e strumentazioni nelle immediate vicinanze della mia abitazione.

    Ma ieri stava succedendo qualcosa di molto strano intorno a casa. Mentre mi recavo con la mia moto al negozio c'era una macchina senza insegne con tre uomini armati a bordo e con giubbotti antiproiettile che percorreva il mio isolato. Chi diavolo sono? Ho pensato fra me e me, sembra che si stiano dirigendo verso casa mia, ma non mi troveranno li'.

    Poi oggi, alla stessa ora, la stessa macchina con i tre uomini è passata lentamente davanti a casa, dove stavano giocando i figli dei vicini. "Salve, FBI" ho detto dal mio portico salutandoli.

    L'uomo al sedile passeggeri davanti ha risposto al mio saluto. Ho immediatamente avvisato mia moglie ed i bambini. Helje mi ha risposto che avrei dovuto fermarli e chiedere loro cosa volessero.

    Per capirci, oggi stavo lavorando su due storie piuttosto grosse ed ho fatto molte telefonate all'Ambasciata Israeliana, alla SEC [agenzia investigativa federale per la sicurezza commerciale e finanziaria, ndt], all'ufficio del Procuratore del Distretto Est di New York, e ad un anziano Israeliano che vive a New York, e sospetto sia stato un attore chiave dell'11 settembre. Mi piacerebbe parlare di questa pista ma non è il momento adatto.

    Tutte le mie telefonate erano relative all'11 settembre, tranne quelle che ho fatto all'Ambasciata ed al consolato locale di Israele. Queste erano per normali inchieste giornalistiche sulle perdite di uomini e mezzi Israeliani in Libano. L'ufficio stampa dell'Ambasciata non ha gradito le mie richieste, ma ho specificato loro che si trattava del mio lavoro. Volevo sapere il numero dei morti e feriti e se erano stati distrutti 60 carrarmati Merkava, come afferma Hezbollah.

    Poi ho chiesto anche dove fossero stati catturati esattamente i due soldati Israeliani. Ho detto loro che c'erano almeno 15 notizie d'agenzia che dicevano che i soldati erano stati catturati nel villaggio Libanese di Aitaa al-Shaab – in Libano. Erano sorpresi di sentire anche questa domanda.

    A parte la mia indagine di cui non posso parlare, le altre telefonate vertevano su come Jacob "Kobi" Alexander sia riuscito a scappare con più di 60 milioni di dollari la scorsa settimana, molti mesi dopo che era diventato di dominio pubblico che lui ed altri Israeliani che lavoravano per la Comverse Technology, Ltd. avevano fatto truffe per centinaia di milioni con le stock options. Ciò era andato avanti per anni, e il Wall Street Journal e il Globes (Israeliano) hanno riportato i nomi e le somme nello scorso marzo. Caspita, il giornale per cui lavoro, l'American Free Press, lo ha fatto nell'Aprile del 2005.

    Volevo sapere dalla SEC e dall'ufficio del Procuratore come sia stato possibile che questo Kobi Alexander sia stato in grado di rigirare 60 milioni al suo conto Israeliano e a lasciare New York senza trovare nessuno a fermarlo. "Se io inviassi 5 milioni in Norvegia lo saprebbero immediatamente FBI e NSA al completo", ho aggiunto.

    A ll'ufficio del Procuratore hanno dichiarato di aspettarsi che Kobi si sarebbe consegnato alla polizia. Un saggio consiglio: non contateci.

    Kobi Alexander era uno dei proprietari e sviluppatori del software Odigo che permise agli Israeliani di comunicare in tempo reale l'11 settembre. Era attraverso il "sistema di contatti" del software Odigo, che permette di comunicare a larghi gruppi di persone che hanno in comune una caratteristica, quale può essere quella di parlare l'ebraico, che migliaia di Israeliani furono avvertiti di non andare a lavorare l'11 settembre [Il preavvertimento giunto a impiegati della Odigo è stato confermato da molte fonti mainstream. Se adesso sia seguito un avvertimento a impiegati del WTC o di Manhattan vicini ad Israele è un argomento dibattuto; in ogni caso ci sono una mole di indizi che implicano un coinvolgimento del Mossad negli eventi dell' 11-9, ndt].

    La compagnia collegata al Mossad di Kobi Alexander, la Comverse Technology, era la proprietaria e la sviluppatrice di Odigo dall'inizio del 2000, qualcosa che il New York Times non considera tra "le notizie che si devono dare". La Comverse produce una scatola nera chiamato "Disco Audio" che la polizia, l'intelligence e le agenzie di sicurezza, oltre che i governi di tutto il mondo, hanno collegato ai loro network telefonici. Questo semplice dispositivo permette agli impiegati Israeliani di Tel Aviv della Comverse di intercettare ed ascoltare tutte le informazioni che vengono trasmesse da queste ingenue agenzie... qualunque cosa.

    ... ci siete?

    Avevo terminato le mie chiamate e guardato la prima parte delle News di Lou Dobb alla CNN e stavo per andare al negozio, quando mi sono affacciato alla terrazza ed ho visto questa minacciosa macchina scura piena di quelli che erano chiaramente agenti di qualche tipo. Ho avvertito subito moglie e figli e sono andato con la bicicletta al negozio.

    Mi sono detto tra me e me: c'è qualcosa che non va, così mi sono fermato all'enoteca e ho chiesto di usare il telefono. Ho chiamato il 911 [numero delle emergenze, ndt] e ho detto loro che una strana macchina con uomini armati stava girando nei dintorni del mio vicinato senza nessuna ragione apparente. Mi è stato risposto che una macchina della polizia mi avrebbe raggiunto a casa nel giro di 20 minuti.

    Ero tornato a casa da pochi minuti quando la stessa macchina sospetta si è fermata davanti casa e i tre uomini armati aspettavano sul mio viale. Avevo appena chiamato la polizia e messo giù il telefono così ero un pò sorpreso di vederli già lì.

    Mia moglie e mia figlia di 8 anni erano già lì e ho chiesto a questi uomini chi erano e perché stavano perlustrando la strada di casa mia. Ho chiesto... Perchè state guidando con questa macchina civetta intorno a casa mia? In ogni caso, chi siete? Non volevano identificarsi ed erano molto aggressivi.

    Sono corso verso la porta di casa che da sul davanti per chiamare mio fratello quando i tre mi hanno bloccato e colpito con qualche tipo di stun-gun [una pistola che spara scariche elettriche, a dispetto dei molti morti le forze dell'ordine statunitensi la definiscono "arma non letale", ndt]. I tre uomini sono venuti sopra di me e mi hanno spinto la faccia per terra, mi hanno ammanettato e fatto salire in macchina.

    Tenete a mente che avevo chiamato il 911 per segnalare una macchina sospetta nel mio quartiere, una zona che conosco dal 1957, quando i miei genitori parteciparono alla fondazione di questa città.

    Ho due bambini piccoli, dopo tutto, e questa macchina mi sembrava molto minacciosa. Lo considero un normale obbligo che dovrebbe avere ogni residente, ma ho poi scoperto che ci stavano davvero spiando. Dopo ci hanno anche scherzato su alla stazione: "Noi ti vediamo", mi hanno detto.

    Si dovrebbe notare che nel mio quartiere non ci sono bande o crimini di alcun tipo che giustificherebbero il pattugliamento continuo nei dintorni della mia casa di una squadra in borghese. E' per questo che è così sospetto. E perché stanno pattugliando davanti casa mia ?

    Mentre mi prendevano a pugni, mia moglie stava implorando loro di fermarsi e mia figlia stava piangendo. Desideravo molto che mio fratello, i miei vicini, e mio figlio venissero ad aiutarmi ma nel giro di un minuto sono comparsi dozzine di poliziotti e pompieri davanti al mio giardino.

    Da dove sono venuti tutti cosi velocemente? Com'è possibile che c'erano contemporaneamente così tanti poliziotti nel mio quartiere? Questo è assolutamente strano, dato che Hoffman Estates si estende a Nord Est fino a Cook County, ma c'erano almeno 5 pattuglie e 10 ufficiali nel mio giardino non oltre un minuto dopo che sono stato picchiato sul prato.

    Gli insulti personali sono cominciati quando ero seduto in macchina ammanettato. L'ufficiale Fitzgerald si è permesso di insultare me, la mia defunta madre, una fondatrice del villaggio, ed infine ha minacciato di picchiarmi.

    Quando si è avvicinato un altro ufficiale alla macchina, mi ha detto che questo tipo stava venendo a picchiarmi. Quando ho ripetuto quello che aveva detto parola per parola, ha replicato: "Non ho detto quello".

    Ha poi iniziato a portarmi alla stazione, che è a circa 3 miglia dal centro storico del paese in cui vivo. Bombardato con continui insulti verbali, quando dicevo qualcosa dal sedile di dietro [Fitzgerald] fermava la macchina di colpo per farmi sbattere la testa contro la finestra di separazione in plexiglass. Tipico trattamento di tortura della polizia di Chicago; il tipo è stato rude fino all'arrivo alla stazione. Questo è esattamente il genere di cose contro cui mi battei quando concori per essere Sindaco di questa città nel 2001.

    Ho deciso di appoggiarmi sul sedile e non parlare più. Quando siamo arrivati alla stazione, c'era un manipolo di poliziotti coi guanti bianchi che mi aspettavano nel garage della polizia. Non appena l'ufficiale Fitzgerald è entrato nel garage, ha detto ai 10-12 poliziotti in attesa: "Dice che i poliziotti sono un manico di....... potete prendervi cura di lui adesso".

    Quando mi hanno fatto uscire, ho detto loro che sono un giornalista e che avrei scritto del loro trattamento. Gli insulti verbali hanno cominciato a partire da tutte le parti. Mi hanno detto che sarei dovuto andarmene dalla città, e cose del genere. Ho detto che i miei genitori erano stati tra i fondatori di Hoffman Estates, ma a loro non interessava.

    Mentre ero nella stazione mi hanno tolto di forza la cintura e strappato la camicia lasciandomi solamente in boxer e canottiera. Ho chiesto il motivo per cui mi trovavo in prigione e mi hanno risposto che mi ero opposto all'arresto ed avevo minacciato la polizia mostrando i pugni, due bugie colossali.

    Non sono mai stato oggetto di alcun arresto. Avevo chiamato la polizia per segnalare un veicolo sospetto che passava fuori di casa mia !

    Mi hanno sbattuto in una cella senza acqua. Quando ho chiesto qualcosa da bere mi hanno risposto "bevi dal cesso."

    Perché stavo venendo trattato cosi, mi meravigliai ?

    A mezzanotte, un ufficiale è venuto nella mia cella e mi ha chiesto se potevo pagare 100 dollari per uscire. Di cosa ero accusato, ho chiesto? Avevo chiamato la polizia e mi hanno picchiato davanti al giardino di casa, protestai.

    Cosa ho fatto per meritarlo ?

    Mio fratello ha versato la cauzione e poco dopo mezzanotte mi hanno sbattuto in strada con due miglia abbondanti da fare a piedi fino a casa.

    Sono sconvolto di come sono stato trattato, perché anche se il mio lavoro di giornalista mi arreca spesso problemi con la polizia, non sono mai stato trattato cosi brutalmente in tutta la mia vita. Credo sinceramente che questo trattamento brutale sia collegato alla mia ricerca sull'11-9.

    Intendo cercare asilo in Norvegia o in Svizzera. Ho brutti presagi.

    I giornalisti investigativi non sono al sicuro in Iraq – o negli Stati Uniti.

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    NAZISTI/ 2

    di Gianluca Freda (27/08/2006 - 22:32)



    In questo video, girato l'11 agosto durante una manifestazione a Bilin in Cisgiordania, si possono vedere i soldati israeliani sparare ad altezza d'uomo contro un gruppo di manifestanti pacifisti disarmati. Uno dei manifestanti verrà colpito e gravemente ferito dai militari, che lo lasceranno a terra nell'indifferenza più totale. (Il video completo, con il ferimento del manifestante, si può scaricare qui).
    Questo video è dedicato a tutti gli imbecilli secondo i quali Israele sarebbe "l'unica democrazia del Medio Oriente" nella speranza che gli si secchi quella lingua di m...a.
    E' dedicato anche ai combattenti libanesi e palestinesi di Hezbollah e Hamas.
    Continuate così.

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    COSA ARRIVA INSIEME ALL'AUTUNNO?

    di Gianluca Freda (27/08/2006 - 21:39)


    Si avvicinano le elezioni del Congresso americano, le cosiddette elezioni di “mid term”, dalle quali, ancora una volta, dipende il destino del mondo, più ancora che da quelle presidenziali. Così come una vittoria democratica alle elezioni di medio termine del 2002, secondo quanto dicevano gli osservatori di allora, avebbe legato le mani ai neocon e reso impossibile l’invasione dell’Iraq, allo stesso modo una secca sconfitta alle elezioni di novembre impedirebbe a Bush e al suo entourage di portare a termine l’aggressione militare a Iran e Siria e l’attuale strategia di destabilizzazione del Medio Oriente. I repubblicani si giocano, in queste elezioni, la loro stessa sopravvivenza politica e c’è da scommettere che non risparmieranno colpi bassi e truffe di ogni tipo pur di garantirsi la vittoria. Una sconfitta sarebbe drammatica (per loro) e salvifica (per il resto dell’umanità). Tra le altre cose, se i repubblicani perdessero la maggioranza alla camera, in base alle regole di anzianità la titolarità della commissione giustizia andrebbe al democratico nero John Conyers, autore del celebre rapporto “What Went Wrong in Ohio”, in cui venivano denunciati i brogli perpetrati dall’amministrazione Bush in occasione delle elezioni presidenziali del 2004.

    Il presidente della commissione giustizia della Camera ha il potere di emettere mandati di comparizione e di costringere gli interrogati a testimoniare sotto giuramento. Se Conyers ottenesse la presidenza della commissione giustizia potrebbe riaprire le inchieste sui brogli del 2000 e 2004, indagare sulle accuse di corruzione dell’amministrazione Bush e sulle menzogne che servirono da pretesto per l’attacco all’Iraq. Di fronte a Bush potrebbe perfino aprirsi la prospettiva dell’impeachment. Non è un caso che i repubblicani si stiano dando da fare per distruggere le prove. Dal 2 settembre dovrebbe iniziare la distruzione delle schede cartacee del voto in Ohio del 2004, quelle che ancora recano traccia del broglio ai danni di Kerry.  
         
    Come sempre accade prima che i brogli ribaltino la situazione, i sondaggi dipingono una situazione repubblicana piuttosto disperata. Bush è sceso ad un livello di popolarità tra i più bassi mai toccati da un presidente americano. Per quanto riguarda il Senato, la maggioranza è di 51 seggi. Secondo i sondaggi pubblicati dal New York Times (potete vederli qui) 39 seggi dei democratici e 47 dei repubblicani dovrebbero essere confermati senza grosse sorprese. La partita si gioca su 14 circoscrizioni incerte, tra le quali, di norma, sette sono di orientamento democratico, quattro di orientamento repubblicano e tre sono incerte. Ai repubblicani, per vincere le elezioni, basterebbe conservare i seggi certi e conquistare le circoscrizioni di tendenza repubblicana. Tuttavia, secondo i recenti sondaggi, sia i tre collegi incerti (Montana, Missouri e Rhode Island) che tre dei quattro collegi di orientamento repubblicano (Ohio, Tennessee e Virginia) vedono in vantaggio i candidati democratici. Si profilerebbe, pertanto, una vittoria democratica per 52 seggi a 48.

    I repubblicani useranno ogni mezzo per scongiurare questa prospettiva per loro disastrosa. Hanno già iniziato. Il sistema più usato è l’utilizzo delle ormai celebri macchinette per il voto elettronico della Diebold e della Elections Systems & Software, due aziende vicine ai repubblicani e finanziate con il loro denaro che sono già riuscite a falsificare tutte le tornate elettorali degli ultimi sei anni. Le denunce sui malfunzionamenti di questi apparecchi e sulle manipolazioni che esse consentono non si contano più. Per averne un’idea si può dare un’occhiata a siti come questo. L’ultima performance di queste macchinette è stata quella di ribaltare i risultati elettorali delle elezioni di San Diego del 6 giugno scorso, dove la democratica Francine Busby, data in vantaggio di sette punti per l’elezione al congresso, si è vista superare dal candidato repubblicano Brian Bilbray, già condannato per corruzione. Gli elettori hanno chiesto un riconteggio a mano ma poiché Bilbray ha già giurato al congresso la questione diventerebbe ormai di competenza della commissione elettorale della Camera, che è, ahimè, a maggioranza repubblicana.

    Un altro sistema è quello del “redistricting”, cioè la ridefinizione dei distretti elettorali con criteri che risultino vantaggiosi per i repubblicani e dannosi per i democratici. Ma il sistema più ignobile e più usato è quello del “disenfranchisement”, cioè l’eliminazione dal diritto di voto, con pretesti vari resi possibili da leggi e provvedimenti ad hoc, di fasce di elettori che si presumono di orientamento democratico. Questi provvedimenti sono stati varati soprattutto in stati chiave, come Ohio, Virginia e Pennsylvania. Il più usato è quello di chiedere all’elettore di esibire un documento di nuova emissione o la patente per poter votare. Il pretesto è quello di ridurre il pericolo di brogli e il “voto dei criminali”, ma in realtà questo sistema toglie di mezzo un'ampia percentuale di elettori democratici, a partire dagli afro-americani. In Wisconsin, ad esempio, il numero di neri che hanno la patente è pari alla metà di quello dei bianchi e solo il 22% dei giovani neri ne possiede una. Molte tribù indiane – storicamente di orientamento democratico – non possiedono documenti con foto, per motivi religiosi. In molti stati, poi, viene proibito il voto a chi ha precedenti penali (il cosiddetto “felony disenfranchisement”, praticato massicciamente in Florida, dove è governatore Jeb Bush, fratello del presidente americano). Questo toglie la possibilità di votare all’8% dei maschi dello stato, e il 25% di questo 8% è composto di afro-americani.

    Infine i repubblicani stanno impedendo, con vari mezzi, le nuove registrazioni al voto di elettori di orientamento democratico. Negli USA, per votare, è necessario esibire un certificato elettorale che si riceve per posta solo se ci si è preventivamente registrati come elettori. In Ohio è passata una legge che rende più difficile la registrazione nei quartieri poveri – di orientamento democratico – con il pretesto di impedire le false registrazioni. Oppure si ricorre a false associazioni di registrazione al voto, che si fingono neutrali, ma che in realtà conservano solo le registrazioni degli elettori repubblicani e distruggono quelle degli elettori democratici. Una di queste associazioni, nota come Liberty Consultants, diretta da un integralista cristiano, Nathan Sproul, operava nelle catene di supermercati Wal-Mart ed è stata recentemente scoperta e scacciata dai punti vendita.

    Insomma, pur di non perdere le elezioni del Congresso, i repubblicani sembrano davvero disposti a tutto, ma proprio a tutto. Perfino organizzazioni agguerrite come la MoveOn.org forse non sono del tutto consapevoli della minaccia che l’America e il mondo hanno di fronte. C’è perfino chi pensa alla possibilità che l’amministrazione Bush stia preparando un nuovo attacco all’America, stile 11 settembre, per poter giustificare un’assunzione di poteri assoluti, la sospensione dei diritti democratici e l’agognato attacco all’Iran. Chi ha imparato a conoscerli sa che non si tratta affatto di una prospettiva fantapolitica. A pensarlo non è un “complottista” qualsiasi ma un giornalista di tutto rispetto come Michel Chossudovsky il cui articolo potete leggere qui.

    Da qui a novembre l’America potrebbe giocarsi ai dadi il destino dell’umanità e l’Unione Europea è così malridotta e impotente che può solo restare a guardare.

    (nella foto: John Conyers, autore del rapporto What Went Wrong in Ohio sui brogli elettorali el 2004)



     

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    Razzi Hezbollah contro Israele: per un attimo, la verità

    di Gianluca Freda (25/08/2006 - 23:29)


    di Maurizio Blondet
    (dal sito www.effedieffe.com)

    «Israele ha lasciato apposta sacche di razzi Hezbollah in Libano, in quanto finchè sono colpiti da razzi, possono continuare a godere di una sorta di equivalenza morale nelle loro operazioni in Libano».
    Questa frase non è stata pronunciata da Al-Jazeera, né da un qualche oscuro complottista.
    L'ha pronunciata un noto giornalista del Washington Post, Thomas Ricks, che copre il Pentagono per il suo quotidiano.
    La frase è stata pronunciata il 6 agosto - mentre infuriavano le «operazioni in Libano», ossia la sua totale devastazione - alla CNN, in un'importante rubrica chiamata «Reliable Sources» (Fonti affidabili).
    Thomas Ricks, parlando con Howard Kurtz, l'anchorman in studio, ha spiegato che «le perdite civili sono parte dell'azione sul campo di battaglia per entrambe le parti»; nel senso che anch'esse entrano nel gioco della «guerra di percezione»;  ed a mo' di esempio ha raccontato appunto questo: Israele non ha distrutto tutte le installazioni missilistiche Hezbollah, pur potendolo.