Archivio Luglio 2006
INTERVISTA COL VAMPIRO
by Gianluca Freda (01/07/2006 - 18:18)
Tra una schiera di giornalisti che si comportavano da leccapiedi, Piero Ricca ha provato a fare il giornalista, facendo al sen. Giulio Andreotti quelle domande che nel nostro paese nessun giornalista osa più fare e chiedendogli conto della sua collusione con la mafia, certificata da una sentenza della Cassazione. I risultati sono stati quelli che potete leggere qui sotto (l'articolo è tratto dal blog di Beppe Grillo). Per fortuna Ricca è riuscito - miracolosamente - a non farsi sequestrare la sua videointervista a Nosferatu e a metterla online. Potete vederla qui.
"Nel primo pomeriggio di ieri [il 20 giugno, NdR], nell’aula magna dell’Università Bicocca, a Milano, ho rivolto qualche domanda al senatore a vita Giulio Andreotti, sul tema di quella sua strana assoluzione per prescrizione del reato di associazione a delinquere, ritenuto dai giudici “concretamente ravvisabile” almeno fino al 1980. Per aver osato tanto, sono stato identificato e minacciato da agenti di polizia, e trattenuto in commissariato per quasi due ore. E m’è andata ancora bene.
Nell’aula magna della Bicocca alcuni cronisti stavano intervistando il nostro dipendente a vita su altri temi: il calcio, Moggi, la Nazionale, “la caduta della moralità pubblica come si evince dalle recenti intercettazioni”, il rapporto fra aspiranti attrici e uomini di potere e via leccando. Andreotti era comodamente seduto, rilassato. Ogni tanto faceva una battuta e i cronisti ridevano di gusto. I docenti della Bicocca, intorno, componevano una festosa corona.
A un certo punto mi sono inserito, ho consegnato ad Andreotti un foglio con l’estratto della sentenza della corte d’appello di Palermo, poi confermata dalla Cassazione e con il tono più pacato possibile gli ho chiesto di commentarlo. Ne è nato un dialogo, che ho videoripreso a meno di un metro di distanza, di tre o quattro minuti. L’ho interpellato sulle responsabilità a lui addebitate dalla giustizia italiana, gli ho chiesto se ritenesse una cosa normale la presenza in Parlamento in qualità di senatore a vita di un personaggio così descritto da una sentenza definitiva, gli ho fatto presente che nei giudizi di molte testate internazionali il “caso Andreotti” era considerato uno scandalo, e così via intervistando. Lui ha risposto invitandomi a leggere per intero la sentenza, visto che “dagli estratti si capisce poco”, ha affermato che la prescrizione nasce solo dal dubbio della corte su un singolo incontro (per lui mai avvenuto) con il mafioso Bontade (”un certo Bontade”), ha aggiunto che all’estero incontra solo rispetto e solidarietà. E così via, minimizzando e svicolando, con quei tipici occhi a fessura.
Già mentre gli rivolgevo le domande alcuni agenti in borghese della sua guardia personale mi premevano e tiravano da dietro. Al che mi sono ribellato subito ad alta voce. Ho chiesto ad Andreotti se fosse ancora possibile in questo Paese fare domande ai politici e lui mi ha risposto che nessuno me lo stava impedendo, che fare domande era un diritto “e anche dare le risposte”, poi ha aggiunto: “Ma se lei è qui per fare un numero, allora…”. Le sue guardie intanto mi piantonavano e tenevano da dietro. Ma il principale non s’è accorto di nulla.
A intervista finita i gendarmi, agenti della polizia di Stato, hanno cercato di portarmi via tirandomi con forza. Ho protestato a voce alta in mezzo alla sala, mentre iniziava la conferenza. I gendarmi sono spariti. Nessuno dei presenti ha fiatato.
Sono rimasto altri venti minuti in aula magna, seduto tranquillamente, continuando a videoriprendere. Poi sono uscito per andarmene via, da solo, e sono stato trattato come un delinquente.
Una guardia privata della Bicocca ha cominciato a inveire in modo minaccioso, urlandomi addosso come un pazzo e cacciandomi a forza da una porta laterale, le guardie personali di Andreotti mi hanno trattenuto, strattonandomi e minacciandomi di sequestrami la videocamera e ordinandomi di mostrare i documenti. Il tono era concitato, nevrotico, da pessimo telefilm americano. Era evidente il tentativo di intimidire. Mentre il guardiano privato continuava a inveire e a minacciarmi, mi sono divincolato e me ne sono andato via. I poliziotti e la guardia privata mi hanno inseguito, mi hanno immobilizzato in un luogo dove non passava nessuno e a nulla sono valse le mie buone ragioni, del tipo: “Io non ho fatto nulla di male, ho semplicemente rivolto delle domande a un politico, riprendere eventi e personaggi pubblici è consentito, se commettete abusi vi denuncerò”.
Gli agenti continuavano a ripetermi: “Tu non puoi comportarti così con il senatore, le tue domande non c’entravano nulla, tu non puoi riprendere senza permesso e hai ripreso anche noi, e poi ti conosciamo già, eri tu a Roma davanti al Senato, tu ora ci dai tutto il materiale e poi ti portiamo in commissariato”. Mentre dicevano questo, uno mi teneva fermo contro un muro e l’altro mi tratteneva lo zaino con la videocamera e un registratore audio.
Ho obiettato: “Lasciamo decidere a un giudice chi ha ragione, voi state commettendo un abuso e comunque esigo di conoscere i vostri nomi”.
Un agente ha risposto: “La legge sono io ora, il giudice sono io”. Poi, rivolto al collega ha aggiunto: “Ora gli prendiamo le impronte digitali, così l’amico inizia ad abbassare la cresta”. I danni dei telefilm americani sono incalcolabili.
Poi sono stato portato in auto da altri agenti di polizia al commissariato di Greco, dove sono stato trattenuto per oltre un’ora e mezza. Lo zaino lo hanno preso in consegna loro. Per puro caso, gravissimo reato, non avevo con me la carta d’identità (mentre ho mostrato un tesserino identificativo di tipo elettorale che, sempre per caso, avevo con me) e abbiamo dovuto attendere che fosse trasmesso un fax da Parma con la fotocopia del mio documento. La qual cosa ha evitato la ventilata pratica della fotosegnalazione con impronte digitali in Questura: che certo sarebbe stata un’esperienza divertente per uno dei cittadini più identificati di Milano.
Per tutto il tempo mi è stato impedito di telefonare al mio legale e di effettuare o ricevere qualsiasi altra chiamata, come chiedevo di poter fare. “Il cellulare lo deve tenere spento”.
Ho notato che gli agenti di Greco si consultavano con altre persone al telefono, compresi gli agenti di guardia ad Andreotti, per decidere se sequestrami il materiale o meno. A margine delle complesse trattative ho fatto presente di essere ben noto negli ambienti della Questura e altrove per le mie attività di cittadino impegnato in politica, citando nomi e fatti, compresi esposti e interrogazioni parlamentari contro la polizia di Milano.
Alla fine sono stato rilasciato, con videocamera e tutto il resto. Gli agenti hanno redatto un verbale “per uso interno”, che non mi hanno fatto leggere.
Ecco tutto. Sono stato trattato in questo modo perché, nel silenzio della gran parte degli operatori dell’informazione, ho rivolto due o tre domande a un senatore a vita giudicato dalla giustizia del mio Paese un colluso con la mafia, salvatosi da una condanna per intervenuta prescrizione del reato. Io, che non ho mai preso una multa in vita mia.
Coerentemente, al tg3 regionale della sera, le mie domande - di pura supplenza giornalistica - sono state definite come l’intervento di un “contestatore”. E il Corriere della Sera odierno, in un riquadrino, riporta la notizia del mio trasferimento coatto in commissariato, “a seguito di una discussione con Andreotti”. Nell’occhiello la “discussione” diventa 'lite' ".
BERLUSCONI HA CERCATO DI RUBARE LE ELEZIONI
by Gianluca Freda (01/07/2006 - 14:28)
Riporto qui alcuni brani del romanzo Il broglio, edito da Aliberti e già segnalato su questo blog. Il romanzo è firmato, come sapete, da un fantomatico “Agente Italiano”, pseudonimo collettivo dietro al quale si cela un gruppo di anonimi giornalisti che hanno indagato sull’incredibile andamento delle elezioni del 10 aprile e hanno deciso di pubblicare in forma di “pseudo-romanzo” le loro scoperte e le loro ipotesi. Come nel “romanzo” viene più volte ribadito, per il momento esistono solo supposizioni e prove indiziarie (pur numerose) a far sospettare di brogli perpetrati da Forza Italia a danno del centrosinistra e della volontà popolare. E’ per questo che i giornalisti che hanno scritto il libro hanno preferito non esporsi, fino a quando, almeno, non avranno elementi probanti più solidi a sostegno della loro tesi. Tuttavia, già gli elementi che il libro presenta sono sconcertanti e meritevoli di inchieste ben più approfondite, e non certo solo giornalistiche.
Tra coloro che hanno letto e apprezzato il libro c’è Luigi Crespi, ex direttore di Datamedia, consulente per la comunicazione nella campagna pubblicitaria di Berlusconi per le elezioni 2001, inventore del “contratto con gli italiani” e dello slogan “Meno tasse per tutti”. Crespi ha trovato il libro convincente e rivelatore e ne spiega il perché in una lunga intervista a Radio Radicale che potete ascoltare in audio cliccando qui sotto.
Alcuni brani del libro:
In questo brano il giornalista Gigi Corso - pseudonimo dietro il quale si nasconde uno dei giornalisti che hanno scritto il libro – parla con il sondaggista Bergamelli (Nando Pagnoncelli) in una trattoria romana. Il partito “Movimento e libertà” è naturalmente Forza Italia. “Il Tycoon” è Silvio Berlusconi.
“Le schede bianche. Il dato anomalo è quello delle schede bianche. Più ancora del numero di elettori che è andato alle urne e che non è tanto superiore rispetto all’ultima volta. Diciamo che da noi in media le schede bianche si attestano quasi sempre sui tre milioni, che sono un livello che possiamo considerare normale. Fisiologico. L’otto per cento, suppergiù. Con una struttura che si conferma e si rafforza da una quindicina d’anni. In queste elezioni sono assolutamente crollate. E sai quante sono diventate? All’incirca un milione. Il che vuol dire che ne mancano due. E hai idea di che cosa significa questo? Sempre nel campo delle ipotesi. Hai idea?”
“No”, non ce l’aveva.
“Due milioni sono il cinque per cento. Il cinque per cento che ha fatto saltare le elezioni, il cinque per cento del nostro errore, e il cinque per cento in più a Movimento e libertà, che è poi in fondo l’unico dato che io ho sbagliato davvero”.
“Ho capito”, disse Gigi. “Hanno taroccato le schede bianche, trasformandole in voti. Ma come avrebbero fatto?”
“Io non sto dicendo questo”, fece Bergamelli. “Intanto però ti posso dire che noi negli exit poll le schede bianche le avevamo. Intorno al 7 per cento. Dato ragionevole”. […]
“Vuoi un altro caso?” diceva Bergamelli. Quel capoluogo dell’isola, dove poco fa era stato eletto sindaco il medico del Tycoon, come si chiamava. Be’, non importava. Era solo per fare un esempio. Lì la percentuale delle schede bianche era sempre stata fra le più alte del Paese. Dieci per cento. A queste elezioni era precipitata: 2,5, più o meno. E un trionfo per Movimento e libertà. Però, lui gli stava dando dei dati che elencati così non volevano dire niente. Davano adito a un sospetto, solo quello. […]
Bergamelli che si stropicciava le labbra.
“L’unica ipotesi è che l’abbiano fatto di notte, nei seggi”, disse. Gigi stava con il bicchiere in mano, ad ascoltarlo. “Nella notte tra domenica e lunedì. Non vedo altro, lo ripeto. E le schede bianche rimaste sarebbero quelle del secondo giorno. Ma ci stiamo arrampicando sugli specchi, te ne rendi conto? Come avrebbero potuto? E chi l’avrebbe fatto? E anche se avessimo intuito qualcosa, ormai sarebbe impossibile da provare”.
Ora a parlare sono “Il Sindaco” e Freddy, altri pseudonimi di altri giornalisti. Vengono descritte alcune caratteristiche poco note della legge elettorale voluta dal centrodestra, la famosa “legge porcata”, secondo la definizione di uno dei suoi stessi autori, Roberto Calderoli. Legenda: il giornale “Diorama” è l’Osservatore Romano. Il “Partito democratico” sono, ovviamente, i DS. “Il Baffo” è Massimo D’Alema.
Prima, la vecchia legge prevedeva sei membri di commissione, che dovevano sovrintendere al voto e allo spoglio elettorale, che venivano nominati dal Consiglio comunale in rappresentanza di maggioranza e minoranza. Dopo il 1992, gli scrutatori erano scelti sulla base di un sorteggio. In una città di un milione di abitanti, per esempio, dovevano essercene all’incirca tremilaseicento. Adesso, con la nuova legge, i sei erano ridotti a quattro. E questi quattro potevano scegliere tutti gli scrutatori fra quelli iscritti all’albo di ciascun comune. Lo sapeva?
“Sì. Continua”.
Qui cominciavano gli inghippi. Questa volta l’obbligo di rappresentanza della minoranza non era più previsto dalla legge.
Scherzava?
Neanche per sogno. I quattro venivano eletti dalla maggioranza del consiglio comunale. E se la maggioranza voleva imporre i suoi, lo faceva e basta. Era nel suo diritto. “Facciamo due esempi”, disse il Sindaco, scarabocchiando su un foglio. “In una città del Nord, di ottocentomila abitanti, governata dal centrosinistra, hanno scelto tre membri di commissione in loro rappresentanza, e uno per l’opposizione. In una del Sud, nell’isola, con il sindaco di centrodestra, hanno fatto cappotto. Quattro tutti loro. E nessuno può dirgli niente. Il fatto grave è che questo è successo, e nessuno s’è preso la briga di controllarlo e di andarlo a raccontare”.
“Cristo”.
“Andiamo avanti”. Prima, come gli aveva detto, gli scrutatori erano sorteggiati. Adesso non più. Li sceglievano direttamente i membri della commissione. E lui capiva bene che se questi membri erano solo di una parte politica potevano fare il bello e il cattivo tempo come gli pareva. L’unico obbligo a cui dovevano attenersi era che dovevano scegliere gli scrutatori fra quelli iscritti all’albo di ciascun comune.
E in questi elenchi c’erano ovviamente elettori di Destra e di Sinistra.
Ovviamente. Solo che qui era avvenuto il primo giallo. In molti comuni il centrosinistra non li aveva iscritti.
“Pazzesco”. Freddy chiuse le pagine di “Diorama” davanti a sé. Tirò fuori un taccuino, cominciò a prendere appunti.
“Certo, incredibile”. Doveva essere successo questo. C’era un termine per le iscrizioni. “Facciamo finta che fosse a novembre, adesso non ricordo bene”, disse il Sindaco. “Ebbene. Si scopre che a fine ottobre quelli del Partito democratico si sono dimenticati di iscrivere i loro. Quando lo vengono a sapere cadono dal pero. I loro deputati dicono che ‘non c’era stato un intervento in aula su questi temi’”.
Era tutto così assurdo. Freddy con le mani nei capelli. […]
“Già, perché le cose strane non finiscono qui”. Il Sindaco si mise a ridere. “Altra nota a latere. I rappresentanti di lista possono andare nel seggio. Ma questa volta, con la nuova legge, non fanno lo spoglio. Se c’è la truffa, quindi, non se ne accorgono. Uno mi dovrebbe spiegare perché un capo del Governo terrorizzato dai brogli, prepara e fa votare una legge elettorale come questa”.
Non male.
Poi c’erano le quattro regioni informatiche. Le regioni laboratorio, in cui il Governo aveva deciso di provare il nuovo voto elettronico. Una di queste era proprio quella del Baffo, cioè quella in un certo senso più sospetta, dov’era avvenuto il ribaltone rispetto ai sondaggi, con la Destra che aveva sorpassato in corsa la Sinistra. In questo caso, a voler essere maliziosi, il broglio era ancora più facile. Perché non c’erano più le schede per controllare. Bastava cambiare il voto sul computer. Era chiaro?
No. Questa gli sembrava un’assurdità.
Il Sindaco che allungava i piedi sul tavolo. “Facciamo sempre il solito esempio. Continuiamo a pensare male. In un comune, gli scrutatori sono stati scelti tutti di uno stesso partito. Uno trucca il risultato sul computer, e chi contesta? Dopo, non si può più neanche controllare. Secondo me, qui è più facile ancora. Posso persino ipotizzare che si riesca addirittura a trasmettere un risultato completamente inventato”.
Infine in questo brano Gigi inizia a raffrontare le quantità di schede bianche presenti nelle regioni governate dal centrodestra con quelle presenti nelle regioni governate dal centrosinistra. QUESTI DATI SONO REALI, anche se i nomi delle località a cui si riferiscono sono camuffati (ma riconoscibili) per evitare contenziosi con le amministrazioni locali.
Aveva cominciato a fare i raffronti su una regione, quella del Baffo, che era tra le più indicative per due motivi. Primo, perché era una di quelle considerate in bilico e assegnata dalla maggior parte dei sondaggisti. E secondo, perché era una delle cosiddette regioni laboratorio, dov’era stato provato il voto elettronico, e dove, come gli aveva suggerito Bergamelli, si sarebbero potuti trovare dei numeri significativi.
Cominciò a raffrontare i totali delle schede bianche:
Elezioni 2001: Camera dei deputati: 165.829.
Elezioni 2006: Camera dei deputati: 73.234.
Chiamiamolo un tracollo. Era aumentata la percentuale degli elettori e invece le schede bianche erano precipitate.
Andò a cercare i dati singolarmente per vedere se riusciva a intuire una spiegazione. Il raffronto lo fece sulle regionali dell’anno precedente, perché Michele, un suo amico che lavorava in una televisione privata, era riuscito a trovargli tutti quegli elenchi. Cominciò dal capoluogo di Regione. 2005: 1373 schede bianche. 2006: 1292. Più o meno erano uguali. Lì vicino, essendo tutti incolonnati in ordine alfabetico, c’era il comune di Bassamura, che doveva essere una piazza politica piuttosto importante, a giudicare dalle cifre. Guardò. 2005: 1950. E poi 2006: 541. Cazzo, sparite. La bellezza di circa 1500 schede bianche volatilizzate.
Sfogliò le pagine. Cercava un luogo che conosceva bene, ancora più a Sud, un altro capoluogo, la città del barocco. 2005: erano 1419. E nel 2006 erano diventate 584. Anche qui un bello schianto. Poi gli balzò agli occhi San Nicola del G. Controllò bene per vedere se si sbagliava.
Schede bianche: zero.
[Gigi telefona a Michele, chiedendo informazioni]
“Sono distanti fra loro le due città?”, chiese Gigi.
“No. Abbastanza vicine. Una cinquantina di chilometri”.
“Nel capoluogo che giunta c’era?”
“Di sinistra”.
“E a Bassamura?”
Non lo sapeva. Ma se gli lasciava qualche minuto s’informava, per non dirgli delle sciocchezze.
Riprese a scorrere i numeri. A un certo punto saltò quasi sulla sedia. Capoluogo del Sud, grande porto industriale, Atlanta. Le schede bianche nel 2005 erano state 8807. Questa volta erano diventate 1163. Un crollo superiore all’ottanta per cento. Mentre in un altro comune, San Marco di Monopoli, erano passate da 464 a 406. Quindi erano rimaste più o meno costanti. Era questo che gli riusciva difficile da capire. Perché questa variazione del voto non era avvenuta in maniera diffusa su tutto il territorio?
Squillò il telefono.
“Pronto?”
“Hai fatto bene a controllare”.
La voce di Michele.
“Perchè?”
“Io ero convinto che Bassamura fosse governata dalla Sinistra. E invece è passata a una giunta di centrodestra”.
“E Atlanta?”
“Questo te lo so dire subito. E’ una roccaforte della Destra. Qui anche quando cambia il vento, loro votano compatti sempre dalla stessa parte”.
“San Marco di Monopoli?”
“Centrosinistra”.
[…]
“San Nicola del G.?”
“Aspetta”. Silenzio. Poi: “Centrodestra”.
“Baronia?”
Altra pausa. “Centrosinistra”.
“Sant’Antonio dei Longobardi?”
“Centrodestra”.
“Lo capisci? E’ una costante. Dove c’è l’amministrazione di centrodestra, la scheda bianca tende a diminuire in maniera vistosissima. Se no, cala un po’, ma non troppo. E la città del barocco?”
“Be’, quella è di sicuro con una giunta di centrodestra. Anche lì sono diminuite?”
“Anche qui. Da 1400 circa a 500. Ad Atlanta sono scese da quasi novemila a poco più di mille. A San Nicola dimezzate. Tutte amministrazioni di centrodestra”.
Tra coloro che hanno letto e apprezzato il libro c’è Luigi Crespi, ex direttore di Datamedia, consulente per la comunicazione nella campagna pubblicitaria di Berlusconi per le elezioni 2001, inventore del “contratto con gli italiani” e dello slogan “Meno tasse per tutti”. Crespi ha trovato il libro convincente e rivelatore e ne spiega il perché in una lunga intervista a Radio Radicale che potete ascoltare in audio cliccando qui sotto.
Alcuni brani del libro:
In questo brano il giornalista Gigi Corso - pseudonimo dietro il quale si nasconde uno dei giornalisti che hanno scritto il libro – parla con il sondaggista Bergamelli (Nando Pagnoncelli) in una trattoria romana. Il partito “Movimento e libertà” è naturalmente Forza Italia. “Il Tycoon” è Silvio Berlusconi.
“Le schede bianche. Il dato anomalo è quello delle schede bianche. Più ancora del numero di elettori che è andato alle urne e che non è tanto superiore rispetto all’ultima volta. Diciamo che da noi in media le schede bianche si attestano quasi sempre sui tre milioni, che sono un livello che possiamo considerare normale. Fisiologico. L’otto per cento, suppergiù. Con una struttura che si conferma e si rafforza da una quindicina d’anni. In queste elezioni sono assolutamente crollate. E sai quante sono diventate? All’incirca un milione. Il che vuol dire che ne mancano due. E hai idea di che cosa significa questo? Sempre nel campo delle ipotesi. Hai idea?”
“No”, non ce l’aveva.
“Due milioni sono il cinque per cento. Il cinque per cento che ha fatto saltare le elezioni, il cinque per cento del nostro errore, e il cinque per cento in più a Movimento e libertà, che è poi in fondo l’unico dato che io ho sbagliato davvero”.
“Ho capito”, disse Gigi. “Hanno taroccato le schede bianche, trasformandole in voti. Ma come avrebbero fatto?”
“Io non sto dicendo questo”, fece Bergamelli. “Intanto però ti posso dire che noi negli exit poll le schede bianche le avevamo. Intorno al 7 per cento. Dato ragionevole”. […]
“Vuoi un altro caso?” diceva Bergamelli. Quel capoluogo dell’isola, dove poco fa era stato eletto sindaco il medico del Tycoon, come si chiamava. Be’, non importava. Era solo per fare un esempio. Lì la percentuale delle schede bianche era sempre stata fra le più alte del Paese. Dieci per cento. A queste elezioni era precipitata: 2,5, più o meno. E un trionfo per Movimento e libertà. Però, lui gli stava dando dei dati che elencati così non volevano dire niente. Davano adito a un sospetto, solo quello. […]
Bergamelli che si stropicciava le labbra.
“L’unica ipotesi è che l’abbiano fatto di notte, nei seggi”, disse. Gigi stava con il bicchiere in mano, ad ascoltarlo. “Nella notte tra domenica e lunedì. Non vedo altro, lo ripeto. E le schede bianche rimaste sarebbero quelle del secondo giorno. Ma ci stiamo arrampicando sugli specchi, te ne rendi conto? Come avrebbero potuto? E chi l’avrebbe fatto? E anche se avessimo intuito qualcosa, ormai sarebbe impossibile da provare”.
Ora a parlare sono “Il Sindaco” e Freddy, altri pseudonimi di altri giornalisti. Vengono descritte alcune caratteristiche poco note della legge elettorale voluta dal centrodestra, la famosa “legge porcata”, secondo la definizione di uno dei suoi stessi autori, Roberto Calderoli. Legenda: il giornale “Diorama” è l’Osservatore Romano. Il “Partito democratico” sono, ovviamente, i DS. “Il Baffo” è Massimo D’Alema.
Prima, la vecchia legge prevedeva sei membri di commissione, che dovevano sovrintendere al voto e allo spoglio elettorale, che venivano nominati dal Consiglio comunale in rappresentanza di maggioranza e minoranza. Dopo il 1992, gli scrutatori erano scelti sulla base di un sorteggio. In una città di un milione di abitanti, per esempio, dovevano essercene all’incirca tremilaseicento. Adesso, con la nuova legge, i sei erano ridotti a quattro. E questi quattro potevano scegliere tutti gli scrutatori fra quelli iscritti all’albo di ciascun comune. Lo sapeva?
“Sì. Continua”.
Qui cominciavano gli inghippi. Questa volta l’obbligo di rappresentanza della minoranza non era più previsto dalla legge.
Scherzava?
Neanche per sogno. I quattro venivano eletti dalla maggioranza del consiglio comunale. E se la maggioranza voleva imporre i suoi, lo faceva e basta. Era nel suo diritto. “Facciamo due esempi”, disse il Sindaco, scarabocchiando su un foglio. “In una città del Nord, di ottocentomila abitanti, governata dal centrosinistra, hanno scelto tre membri di commissione in loro rappresentanza, e uno per l’opposizione. In una del Sud, nell’isola, con il sindaco di centrodestra, hanno fatto cappotto. Quattro tutti loro. E nessuno può dirgli niente. Il fatto grave è che questo è successo, e nessuno s’è preso la briga di controllarlo e di andarlo a raccontare”.
“Cristo”.
“Andiamo avanti”. Prima, come gli aveva detto, gli scrutatori erano sorteggiati. Adesso non più. Li sceglievano direttamente i membri della commissione. E lui capiva bene che se questi membri erano solo di una parte politica potevano fare il bello e il cattivo tempo come gli pareva. L’unico obbligo a cui dovevano attenersi era che dovevano scegliere gli scrutatori fra quelli iscritti all’albo di ciascun comune.
E in questi elenchi c’erano ovviamente elettori di Destra e di Sinistra.
Ovviamente. Solo che qui era avvenuto il primo giallo. In molti comuni il centrosinistra non li aveva iscritti.
“Pazzesco”. Freddy chiuse le pagine di “Diorama” davanti a sé. Tirò fuori un taccuino, cominciò a prendere appunti.
“Certo, incredibile”. Doveva essere successo questo. C’era un termine per le iscrizioni. “Facciamo finta che fosse a novembre, adesso non ricordo bene”, disse il Sindaco. “Ebbene. Si scopre che a fine ottobre quelli del Partito democratico si sono dimenticati di iscrivere i loro. Quando lo vengono a sapere cadono dal pero. I loro deputati dicono che ‘non c’era stato un intervento in aula su questi temi’”.
Era tutto così assurdo. Freddy con le mani nei capelli. […]
“Già, perché le cose strane non finiscono qui”. Il Sindaco si mise a ridere. “Altra nota a latere. I rappresentanti di lista possono andare nel seggio. Ma questa volta, con la nuova legge, non fanno lo spoglio. Se c’è la truffa, quindi, non se ne accorgono. Uno mi dovrebbe spiegare perché un capo del Governo terrorizzato dai brogli, prepara e fa votare una legge elettorale come questa”.
Non male.
Poi c’erano le quattro regioni informatiche. Le regioni laboratorio, in cui il Governo aveva deciso di provare il nuovo voto elettronico. Una di queste era proprio quella del Baffo, cioè quella in un certo senso più sospetta, dov’era avvenuto il ribaltone rispetto ai sondaggi, con la Destra che aveva sorpassato in corsa la Sinistra. In questo caso, a voler essere maliziosi, il broglio era ancora più facile. Perché non c’erano più le schede per controllare. Bastava cambiare il voto sul computer. Era chiaro?
No. Questa gli sembrava un’assurdità.
Il Sindaco che allungava i piedi sul tavolo. “Facciamo sempre il solito esempio. Continuiamo a pensare male. In un comune, gli scrutatori sono stati scelti tutti di uno stesso partito. Uno trucca il risultato sul computer, e chi contesta? Dopo, non si può più neanche controllare. Secondo me, qui è più facile ancora. Posso persino ipotizzare che si riesca addirittura a trasmettere un risultato completamente inventato”.
Infine in questo brano Gigi inizia a raffrontare le quantità di schede bianche presenti nelle regioni governate dal centrodestra con quelle presenti nelle regioni governate dal centrosinistra. QUESTI DATI SONO REALI, anche se i nomi delle località a cui si riferiscono sono camuffati (ma riconoscibili) per evitare contenziosi con le amministrazioni locali.
Aveva cominciato a fare i raffronti su una regione, quella del Baffo, che era tra le più indicative per due motivi. Primo, perché era una di quelle considerate in bilico e assegnata dalla maggior parte dei sondaggisti. E secondo, perché era una delle cosiddette regioni laboratorio, dov’era stato provato il voto elettronico, e dove, come gli aveva suggerito Bergamelli, si sarebbero potuti trovare dei numeri significativi.
Cominciò a raffrontare i totali delle schede bianche:
Elezioni 2001: Camera dei deputati: 165.829.
Elezioni 2006: Camera dei deputati: 73.234.
Chiamiamolo un tracollo. Era aumentata la percentuale degli elettori e invece le schede bianche erano precipitate.
Andò a cercare i dati singolarmente per vedere se riusciva a intuire una spiegazione. Il raffronto lo fece sulle regionali dell’anno precedente, perché Michele, un suo amico che lavorava in una televisione privata, era riuscito a trovargli tutti quegli elenchi. Cominciò dal capoluogo di Regione. 2005: 1373 schede bianche. 2006: 1292. Più o meno erano uguali. Lì vicino, essendo tutti incolonnati in ordine alfabetico, c’era il comune di Bassamura, che doveva essere una piazza politica piuttosto importante, a giudicare dalle cifre. Guardò. 2005: 1950. E poi 2006: 541. Cazzo, sparite. La bellezza di circa 1500 schede bianche volatilizzate.
Sfogliò le pagine. Cercava un luogo che conosceva bene, ancora più a Sud, un altro capoluogo, la città del barocco. 2005: erano 1419. E nel 2006 erano diventate 584. Anche qui un bello schianto. Poi gli balzò agli occhi San Nicola del G. Controllò bene per vedere se si sbagliava.
Schede bianche: zero.
[Gigi telefona a Michele, chiedendo informazioni]
“Sono distanti fra loro le due città?”, chiese Gigi.
“No. Abbastanza vicine. Una cinquantina di chilometri”.
“Nel capoluogo che giunta c’era?”
“Di sinistra”.
“E a Bassamura?”
Non lo sapeva. Ma se gli lasciava qualche minuto s’informava, per non dirgli delle sciocchezze.
Riprese a scorrere i numeri. A un certo punto saltò quasi sulla sedia. Capoluogo del Sud, grande porto industriale, Atlanta. Le schede bianche nel 2005 erano state 8807. Questa volta erano diventate 1163. Un crollo superiore all’ottanta per cento. Mentre in un altro comune, San Marco di Monopoli, erano passate da 464 a 406. Quindi erano rimaste più o meno costanti. Era questo che gli riusciva difficile da capire. Perché questa variazione del voto non era avvenuta in maniera diffusa su tutto il territorio?
Squillò il telefono.
“Pronto?”
“Hai fatto bene a controllare”.
La voce di Michele.
“Perchè?”
“Io ero convinto che Bassamura fosse governata dalla Sinistra. E invece è passata a una giunta di centrodestra”.
“E Atlanta?”
“Questo te lo so dire subito. E’ una roccaforte della Destra. Qui anche quando cambia il vento, loro votano compatti sempre dalla stessa parte”.
“San Marco di Monopoli?”
“Centrosinistra”.
[…]
“San Nicola del G.?”
“Aspetta”. Silenzio. Poi: “Centrodestra”.
“Baronia?”
Altra pausa. “Centrosinistra”.
“Sant’Antonio dei Longobardi?”
“Centrodestra”.
“Lo capisci? E’ una costante. Dove c’è l’amministrazione di centrodestra, la scheda bianca tende a diminuire in maniera vistosissima. Se no, cala un po’, ma non troppo. E la città del barocco?”
“Be’, quella è di sicuro con una giunta di centrodestra. Anche lì sono diminuite?”
“Anche qui. Da 1400 circa a 500. Ad Atlanta sono scese da quasi novemila a poco più di mille. A San Nicola dimezzate. Tutte amministrazioni di centrodestra”.





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