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    GIUSTIZIA CLEMENTE

    by Gianluca Freda (19/06/2006 - 23:44)



    Dunque, l’esordio dell’Homo Ceppalonis come ministro della giustizia (a parte la grazia a Bompressi, che è stata una gradita sorpresa) è avvenuto con la richiesta di un’amnistia per tutti i reati, esclusi – bontà sua – “ i reati gravi, come quelli di mafia e pedofilia”.  E va bene. Si tratta, com’è ovvio, di una pura esposizione di nobili intenti, visto che per varare un’amnistia non basta una volonterosa dichiarazione del ministro competente, ma occorre (dal 6 maggio 1992) un più prosaico voto di maggioranza qualificata: due terzi degli eletti per ciascuna camera, cioè 440 deputati su 660 e 220 senatori su 330. Maggioranza qualificata che l’Unione è ben lungi dal possedere. Ma non fossilizziamoci su queste quisquilie. Perché porre limiti alla fantasia? Immaginiamo che l’Homo Ceppalonis sia in grado di varare l’agognata amnistia già da domani mattina. A questo punto sorgono spontanee alcune domande. Primo: a che serve varare un’amnistia se prima non si abrogano leggi come la Cirielli (che prevede l’inasprimento delle pene per i recidivi) e la Fini (che inasprisce le pene per il possesso di sostanze stupefacenti)? Senza l’abrogazione di tali leggi l’affollamento carcerario non calerebbe di una virgola e l’amnistia sarebbe inutile. Sempre che, ovviamente, scopo dell’amnistia sia quello di ridurre l’affollamento carcerario. Secondo: va benissimo escludere i reati di mafia dall’amnistia  - chissà i parlamentari dell’UDC, il cui voto in aula sarebbe determinante per l’approvazione del provvedimento, come sarebbero felici di contribuire… - ma che ci azzecca la pedofilia?
    Intendiamoci, non è che i reati di pedofilia mi sembrino di poca gravità. Ma qual è la loro reale incidenza sul totale dei reati di questo paese e, dunque, il loro contributo al peggioramento della qualità della vita di ciascuno di noi? Io credo che le mie figlie abbiano probabilità infinitesime di imbattersi in un pedofilo che rovini loro la vita, e comunque un pedofilo si può sempre provare a tenerlo a bada. Viceversa, le mie figlie hanno una probabilità altissima (anzi, direi la certezza matematica) di imbattersi in un concorso pubblico truccato, in funzionari pubblici corrotti o incapaci di fare il loro mestiere, in un barone universitario che ostacoli la loro carriera, in un vicino di casa evasore che aggravi il loro carico fiscale, in un capufficio prodigo di avances mai richieste (ma tollerate dalla cultura dominante), in un palazzinaro abusivo, in un poliziotto violento, in un datore di lavoro che non rispetti i diritti sindacali… e naturalmente in rappresentanti politici che rappresentino solo se stessi e i propri interessi. Sono queste categorie di persone, e non i pedofili, che rendono miserabile la vita quotidiana di tutti noi. Sono queste persone, ancor più dei pedofili, che vorrei vedere escluse da qualsiasi amnistia o sconto di pena. Perché ogni volta che si parla di farabutti per antonomasia il primo pensiero, chissà perché, corre proprio ai pedofili? Sarò anormale, ma a me i primi che vengono in mente sono Previti e Berlusconi.
    E un pochino anche Clemente Mastella.

    Vabbè, un po’ più di un pochino.
      
    Mastella è l’uomo che fece da testimone di nozze al mafioso Francesco Campanella, quello che fornì a Bernardo Provenzano i documenti falsi per andarsi a operare a Marsiglia. Mastella è da sempre culo e camicia con Luciano Moggi, lo specchio d’onestà e finezza dialettica che le cronache ci hanno insegnato a conoscere. Mastella ha inveito per anni contro quella parte di magistratura – minoritaria ma coraggiosa – che inquisiva i politici corrotti e collusi con la mafia della DC e del PSI. Mastella ha sputato addosso ai girotondini che osavano difendere quei magistrati, e siccome girotondino lo sono stato anch’io, una parte della sua saliva è arrivata anche sul mio muso. Mastella non becca un congiuntivo neanche a prendere la mira da vicino. Perché l’alfabetizzazione, in questo paese, è considerata incompatibile con la carica di Guardasigilli? Mastella è in rapporti strettissimi con due loschi imprenditori arrestati per mafia, Salvatore Siracusano e Santino Pagano. Mastella , per citare Marco Travaglio, è l’uomo che “il 15 dicembre 2004, presiedendo una seduta alla Camera, non mise ai voti una proposta del centrosinistra che avrebbe rinviato l'approvazione della salva-Previti, fra gli urli dell'opposizione”. Mastella ha dato rifugio nel suo partito a mammasantissima plurinquisiti del calibro di Nuccio Cusumano, Ermanno Pierri, Rocco Salini, Antonio Fantini, Vittorio Insigne, Leonardo Maffione, Ennio Morrone, Salvatore Di Giacomo… tutta gente che ha sulle spalle reati che spaziano dalla corruzione, all’associazione per delinquere, al concorso in camorra. Quando si tratta di salvare la ghirba a gentaglia del genere Mastella, chissà perché, è sempre disposto a spendersi in prima persona.

    Il suo ultimo pallino è la proposta di rivedere la legge sulle intercettazioni, con l'approvazione dell'intero centrosinistra e magari – chissà – con la collaborazione dell’opposizione berlusconiana, che a dargli una mano prenderebbe due piccioni con una fava: una possibilità in meno di veder rivelate le proprie malefatte e la chance di seminare zizzania nella maggioranza di governo.
    Il problema, per lui, non sono i direttori sportivi farabutti che vendono e comprano partite di calcio come melanzane al mercato, i banchieri che rapinano soldi dei correntisti per finanziare le proprie speculazioni, i nobili blasonati che commerciano in puttane, favori e macchinette truccate per il gioco d’azzardo. Macché. Il problema sono i magistrati che osano intercettare questi bei tomi mentre discutono delle proprie malefatte, e magari perfino arrestarli e inquisirli, quando le intercettazioni si rivelano fruttuose. Quando c’è un farabutto in pericolo, Supermastella arriva sempre in soccorso con l’opportuna proposta di amnistia-indulto-divieto d’intercettazione. Se Tangentopoli fosse una città, nella piazza principale svetterebbe un monumento a Mastella alto quanto la piramide di Cheope, con incisa in oro, alla base, una commossa dedica all’uomo che con più valore di ogni altro difese le mura civiche dall’assalto dei barbari. Il pretesto per chiedere limiti alle intercettazioni è sempre lo stesso: esse minano la segretezza delle conversazioni dei privati cittadini. Naturalmente conta poco che i “privati cittadini”, nello specifico, siano in realtà farabutti che organizzano reati, che le intercettazioni non siano disposte da un governo orwelliano ma regolarmente richieste dal pm e concesse dal gip, che i privati cittadini (quelli onesti) abbiano molto più da temere dagli intrallazzi dei Moggi, dei Fiorani, dei Savoia che non dall’improbabile intrusione di un magistrato in una loro telefonata alla morosa. Ogni volta che un amico degli amici rischia il sole a scacchi, Supermastella ha sempre pronto un supremo interesse civico da invocare per tirarlo fuori dai guai. In questo mi ricorda, con prossimità inquietante, un certo ex presidente del consiglio, al quale, non a caso, sembra lanciare in continuazione messaggi di disponibilità al virile sodalizio bipartisan.

    Io non so cos’abbia ricevuto Prodi in cambio della concessione della carica di Guardasigilli ad un portento simile, ma spero che sia di ottima qualità e facile da rollare.
              

     

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