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    Archivio Giugno 2006

    REGALE LIGNAGGIO

    di Gianluca Freda (18/06/2006 - 17:27)














    Che la realtà sappia superare quasi sempre la fantasia è ormai un fatto noto e acquisito. A quanto pare, però, la mia fantasia è così sterminata che riesce a dare alla realtà un bel po’ di filo da torcere.
    Uno si scervella a inventare interviste improbabili a personaggi celebri del gossip, e poi, di fronte a intercettazioni telefoniche come quella che segue (autentica e pubblicata da Il Manifesto di oggi), gli viene da pensare che neppure la penna satirica più feroce e irriverente avrebbe saputo concepire un colloquio simile. Nel mio caso, invece, ciò che più mi fa orrore è che il “principe” (di ‘sta fava) Vittorio Emanuele parla esattamente come mi sono sempre immaginato che parlasse: come un ricco, violento e ignorantissimo bifolco, uno che a livello di cultura generale potrebbe prendere lezioni dall’ultimo dei diplomati di terza media.
    Il "principe" insulta una giornalista con termini da ultrà di borgata, augurandole lo stupro, la morte violenta e lo smembramento del cadavere. E’ convinto che Nicola Calipari sia “il capo dei servizi segreti”. La sua fonte d’informazione privilegiata è Emilio Fede e del “Manifesto” non si ricorda nemmeno il nome. Non ha la più pallida idea di cosa sia una consecutio temporum (“è meglio che ci andasse”). L’ho già detto e lo ripeto: solo un presidente del consiglio di pari analfabetismo poteva concedere un lasciapassare per l’Italia a uno schifo d’uomo così (non è un caso che dalle intercettazioni stia emergendo la promessa del “principe” di far avere a Forza Italia i voti monarchici in cambio della possibilità di tornare in Italia). Posso solo augurarmi che la permanenza di sua altezza nelle patrie galere non sia breve e che sia quanto prima allietata dalla visita di qualcuno dei politici che gli hanno permesso, sciaguratamente, di uscire dal ripostiglio della storia dove per sessant’anni eravamo riusciti a tenerlo rinchiuso.    



    7 marzo 2005, si parla di Giuliana Sgrena

    Ecco il testo della telefonata tra il principe Vittorio Emanuele di Savoia e il suo collaboratore Gian Nicolino Narducci. E’ il 7 marzo 2005, sono passati appena tre giorni dal rilascio di Giuliana Sgrena e dall’uccisione di Nicola Calipari. […] I due prima parlano di donne, poi finiscono a commentare il sequestro della nostra giornalista, che in quei giorni era sulle prime pagine di tutti i giornali.

    Il testo integrale dell’intercettazione.

    Vittorio Emanuele: Senta, che casino che è venuto fuori, eh!
    Narducci: Ma di che., di cosa?
    Vittorio Emanuele: Adesso guardi che quella lì.
    Narducci: uhm.
    Vittorio Emanuele: è meglio che non si faccia vedere in giro, eh! Quella che…
    Narducci: chi è?
    Vittorio Emanuele: quella merda lì che è stata, ehm, che ha fatto morire il nostro capo dei servizi segreti.
    Narducci: ah sì! Quella lì è una merda! Comunista di merda quella lì!
    Vittorio Emanuele: Le televisioni l’hanno distrutta! Le televisioni di Berlusconi e il Tg2.
    Narducci: sì, sì, sì.
    Vittorio Emanuele: l’hanno distrutta!
    Narducci: ah sì?
    Vittorio Emanuele: sì.
    Narducci: ah sì, ah sì, mi fa, mi fa ridere, mi fa ridere Emilio Fede che ha detto che lei guardava dal finestrino e contava le pallottole che sparavano gli americani! (ride)
    Vittorio Emanuele: e poi è meglio che non si vada ad abbracciar la vedova: no no. Glielo sconsiglio! (ride)
    Narducci: (ride) comunque è una. Eh, ma guarda è una, sono merde quella gente lì! E’ gente che! Comunque non ci va più in Iraq, ha detto che non ci va più, eh!
    Vittorio Emanuele: ma è meglio che ci andasse, così la fan fuori!
    Narducci: così la tolgono dai piedi, eh! Comunque!
    Vittorio Emanuele: no, ma com si chiama quel giornale lì?
    Narducci: il manifesto, il manifesto.
    Vittorio Emanuele: hanno detto che era un agguato fatto dagli americani! Ma figuriamoci! Quel pezzo di merda di quella vecchia troia!
    Narducci: (ride) Bisognerebbe, bisognerebbe portarla in una caserma di alpini e poi darla agli alpini che se la sollazzino!
    Vittorio Emanuele: no, ma poi dopo la buttano giù! La buttan giù dalla montagna, morta a pezzetti! 




    (Nella foto in alto: il glorioso stemma del Casato dei Savoia. Nella foto a lato: il principe Vittorio Emanuele di Savoia, penultimo rampollo d’una stirpe gloriosa).

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