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    Le elezioni del 2004 sono state rubate? (parte 1)

    di Gianluca Freda (07/06/2006 - 20:42)















    Il seguente articolo di Robert Kennedy Jr, apparso su Rolling Stone e già segnalato su questo blog, è stato tradotto dal sottoscritto. I refusi e le sviste di traduzione potrebbero essere molteplici, causate dalla fretta e dal sonno (tocca lavorare anche la notte per fottere i neocon, che siano maledetti). Non accanitevi, please. Più che di un articolo si tratta di un lunghissimo mini-saggio. Presto pubblicherò le puntate successive (non appena la Lavazza mi avrà consegnato i 16 quintali di caffè che ho ordinato). L'originale potete leggerlo qui.



    Le elezioni del 2004 sono state rubate?

    di Robert F. Kennedy Jr.

    I Repubblicani hanno impedito a più di 350.000 elettori dell’Ohio di votare o di vedere contato il proprio voto. Quanti ne sarebbero bastati per mandare John Kerry alla Casa Bianca.

    Come molti americani, passai la serata elettorale del 2004 guardando i risultati alla televisione e chiedendomi come avessero potuto gli exit polls, che prevedevano una schiacciante vittoria di John Kerry, compiere un simile errore. Intorno a mezzanotte, le proiezioni ufficiali mostravano un netto vantaggio per Bush, e il giorno dopo, in assenza di sufficienti prove legali per contestare i risultati, Kerry concesse la vittoria. I Repubblicani derisero tutti coloro che esprimevano dubbi sulla vittoria di Bush, chiamandoli poveri pazzi “con lo scolapasta in testa”, mentre i media nazionali, con poche eccezioni, non si posero troppe domande sulla validità delle elezioni.
    Il Washington Post bollò immediatamente le accuse di brogli come “teorie complottiste” (1), e il New York Times affermò che “non ci sono prove di un furto di voti o di errori su larga scala” (2).

    Ma nonostante il blackout dei media, continuavano ad emergere indizi che qualcosa di terribilmente sbagliato era avvenuto nel 2004. Quasi metà dei circa 6 milioni di elettori americani all’estero (3) non hanno mai ricevuto le loro schede - o le hanno ricevute troppo tardi per votare (4) – dopo che il Pentagono aveva fatto chiudere un sito web, molto ben fatto, che registrava le iscrizioni dall’estero (5).
    Uno studio di consulenza chiamato Sproul & Associates, stipendiato dal Comitato Nazionale Repubblicano per registrare gli elettori di 6 stati cruciali (6), è stato scoperto a “cestinare” le registrazioni dei Democratici (7). Nel New Mexico, che è stato deciso da 5988 voti (8), macchine malfunzionanti hanno misteriosamente sbagliato a registrare i voti presidenziali su più di 20.000 schede (9). In tutta la nazione, secondo la commissione federale incaricata di implementare le riforme elettorali, almeno 1 milione di schede sono state falsate da strumenti di voto malfunzionanti, quasi un voto su 100 (10).

    Particolarmente preoccupanti sono i rapporti provenienti dall’Ohio, lo stato che fu decisivo nell’assicurare la vittoria di Bush. Gli ufficiali dell’Ohio hanno cancellato decine di migliaia di potenziali elettori dalle liste, hanno trascurato di processare schede di registrazione generate da sistemi usati dai Democratici, hanno privilegiato i distretti a maggioranza Democratica nel distribuire le macchine per il voto elettronico e hanno illegalmente ostacolato un riconteggio che avrebbe potuto dare la presidenza a Kerry. Un distretto evangelico della contea di Miami ha registrato un’impossibile affluenza al voto del 98%, mentre un seggio di Cleveland città ha registrato un’affluenza, altrettanto impossibile, di solo il 7%. Nella Contea di Warren, gli ufficiali repubblicani preposti alle operazioni di voto si sono perfino inventati un’inesistente minaccia terroristica per impedire ai media di monitorare il conteggio dei voti (11).

    Ogni elezione, naturalmente, ha le sue anomalie. Il sistema elettorale americano è un pasticciato mosaico di sistemi di voto gestiti soprattutto dagli organi delle città e delle contee. “Nel 2004 non abbiamo avuto una sola elezione presidenziale”, dice Robert Pastor, che dirige il Centro per la Democrazia e la Gestione Elettorale dell’Università Americana. “E nemmeno cinquanta elezioni. In realtà abbiamo avuto 13.000 elezioni diverse, gestite da 13.000 contee e municipi con poteri quasi sovrani”. Ma ciò che risulta più anomalo nelle irregolarità del 2004 è la loro natura decisamente partigiana: senza quasi nessuna eccezione tali irregolarità hanno danneggiato John Kerry e favorito George Bush. Dopo aver attentamente esaminato le prove, io stesso mi sono convinto che il partito del presidente abbia organizzato una campagna coordinata e massiccia per sovvertire la volontà popolare nel 2004. In tutto il paese, funzionari elettorali repubblicani e sostenitori del partito hanno impiegato un’ampia gamma di tattiche illegali e immorali per truccare le elezioni. Un controllo dei dati disponibili rivela che nel 2004, nel solo Ohio, ad almeno 357.000 elettori, la stragrande maggioranza dei quali di fede democratica, è stato impedito di votare o i loro voti non sono stati conteggiati (12). Più che sufficienti per ribaltare i risultati di un’elezione che è stata decisa per 118.601 voti (13). (Vedi: I voti mancanti in Ohio ).
    La cosa più stupefacente di queste elezioni è che un cittadino dell’Ohio su quattro che si era iscritto per votare nel 2004 si è recato alle urne solo per scoprire di non essere stato registrato nelle liste, grazie allo sforzo compiuto dai Repubblicani per arginare il flusso, mai visto prima, di Democratici desiderosi di esprimere il proprio voto (14). E questo senza neppure contare i casi di broglio spudorato, nei quali è provato che almeno 80.000 voti di Kerry sono stati conteggiati a favore di Bush. Solo questo avrebbe spostato almeno 160.000 voti, abbastanza da portare John Kerry alla Casa Bianca (15).

    “E’ stato terribile”, dice il Sen. Christopher Dodd, che nel 2002 aveva contribuito a varare riforme che avrebbero dovuto prevenire simili abusi elettorali. “Gente che faceva la fila per votare per dodici ore, gente a cui non è stato permesso di votare perché si trovava nel distretto sbagliato… è stato indegno. In Ohio abbiamo avuto un segretario di stato determinato a garantire un risultato favorevole ai Repubblicani. Sono terribilmente sconfortato”.     

    In effetti la misura dei trucchi posti in essere dai Repubblicani per falsare il voto ha lasciato sbigottiti anche i più navigati osservatori delle elezioni americane. “Quella in Ohio è stata l’elezione più sporca che l’America abbia mai visto”, mi ha detto Lou Harris, padre dei moderni sistemi di rilevazione elettorale. “Basta guardare i risultati e i voti dei singoli distretti, confrontarli con le tendenze storiche di quelle zone specifiche, e si può facilmente vedere dove sono le discrepanze. Sono vistose come un pollice gonfio”.  

    1. Gli Exit-Poll

    Il primo indizio che qualcosa di terribilmente sbagliato era accaduto il 2 novembre del 2004 fu l’inesplicabile divergenza tra gli exit poll e i risultati del conteggio effettivo dei voti. In ben trenta stati i sondaggi non furono semplicemente inesatti: furono completamente sbagliati, a un livello tale che non può essere spiegato dal loro margine di errore. In tutti gli stati tranne quattro, la divergenza favorì il Presidente Bush (16). 

    Nei decenni passati, gli exit poll si sono evoluti in una scienza esatta. Infatti, fra i sondaggisti e gli esperti di statistica, questo tipo di rilevazioni è ritenuto molto affidabile. A differenza delle rilevazioni pre-elettorali, nelle quali all'elettore viene richiesto di predire il proprio comportamento in un dato momento del futuro, gli exit poll chiedono agli elettori che lasciano i seggi informazioni su un atto che hanno appena compiuto. I risultati sono estremamente accurati: gli exit poll in Germania, ad esempio, non hanno mai sbagliato di più dello 0,3% (17). “Gli exit poll non sbagliano quasi mai”, ha dichiarato dopo le elezioni del 2004 Dick Morris, consulente politico che ha lavorato tanto per i Repubblicani quanto per i Democratici. Queste rilevazioni sono “così affidabili”, ha aggiunto, “che sono utilizzate come indicatori della correttezza delle elezioni nei paesi del terzo mondo” (18). Nel 2003 brogli elettorali smascherati dagli exit poll nella Repubblica della Georgia costrinsero Eduard Shevardnadze alle dimissioni (19). E nel novembre 2004 gli exit poll in Ucraina – finanziati dall’amministrazione Bush – rivelarono una truffa elettorale che privò Viktor Yushchenko della presidenza (20).

    Ma quello stesso mese, quando gli exit poll rivelarono sconcertanti discrepanze nelle elezioni americane, i sei network televisivi che avevano commissionato le rilevazioni trattarono la loro esistenza come un fastidio. Invece di considerare tali divergenze come una storia meritevole di approfondimento, i networks cancellarono i risultati offensivi dai loro siti web e li sostituirono con cifre “corrette” che erano state elaborate, retroattivamente, per adeguarsi ai risultati dei conteggi ufficiali. Invece di insospettirsi per i risultati, i media preferirono considerare errati gli exit poll e ignorarli (21).

    “Le persone che hanno raccolto gli exit poll, e tutti noi che siamo loro clienti, hanno riconosciuto che essi erano profondamente sbagliati”, dice Tom Brokaw che è stato presentatore della NBC News nel corso delle elezioni 2004. “Erano veramente pasticciati. I vecchi modelli non funzionano più. Non li manderò mai più durante una diretta”.

    In realtà gli exit poll del 2004 erano studiati per essere la rilevazione elettorale più affidabile della storia. I sei network – che coprivano una gamma ideologica che andava dalla CBS alla Fox News – avevano incaricato la Edison Media Research e la Mitofsky International (22), il cui direttore, Warren Mitofsky, era stato un pioniere degli exit poll per la CBS nel 1967 (23) e gli è stato ampiamente riconosciuto il merito di aver garantito la credibilità delle elezioni in Messico nel 1994 (24). Per le loro rilevazioni nazionali Edison e Mitofsky avevano selezionato un campione casuale di 12.219 elettori (25) – circa sei volte più ampio di quelli normalmente utilizzati per le rilevazioni nazionali (26) – che avrebbe dovuto ridurre il margine d’errore a un punto percentuale in più o in meno (27).

    La sera del voto, i corrispondenti dei maggiori network vennero contattati dai sondaggisti alle ore 19.54. Kerry – li si informava – aveva un vantaggio insormontabile e avrebbe vinto senza sforzo: almeno 309 grandi elettori contro i 174 di Bush, con altri 55 ancora incerti (28). A Londra il Primo Ministro Tony Blair andò a dormire pensando ai rapporti che avrebbe instaurato con il nuovo Presidente Kerry (29).

    Alla chiusura dell’ultima postazione di rilevamento sulla Costa Ovest, gli exit poll davano Kerry in vantaggio in dieci stati cruciali su undici – compresi Florida e Ohio – e vincente con un milione e mezzo di voti di scarto su scala nazionale. Secondo gli exit poll, Kerry aveva il fiato sul collo di Bush perfino nelle roccaforti repubblicane di Virginia e North Carolina (30). Con queste cifre, la probabilità statistica di una vittoria di Bush era meno di una su 450.000 (31). “O gli exit poll sono completamente sbagliati”, dichiarò un analista della Fox News, “o George Bush ha perso” (32).

    Ma col procedere della serata, i conteggi ufficiali iniziarono a mostrare discrepanze inverosimili – fino al 9,5 per cento – con gli exit poll. In dieci degli undici stati cruciali, i margini dei conteggi ufficiali divergevano dalle predizioni degli exit poll. In tutti i casi, lo spostamento favoriva Bush. Basandosi sugli exit poll, la CNN aveva previsto una vittoria di Kerry su Bush in Ohio con un margine di 4,2 punti percentuali. Invece, i risultati elettorali videro Bush conquistare lo stato con un vantaggio del 2,5 %. Bush ottenne anche il 6,5% in più di quanto previsto dagli exit poll in Pennsylvania e il 4,5% in più in Florida (33).

    Secondo Steven F. Freeman, professore dell’Università della Pennsylvania specializzato in Metodologie di Ricerca, le probabilità che tutti e tre questi ribaltamenti avvenissero contemporaneamente erano di una su 660.000. “Per quanto nella scienza applicata si possa dire che una cosa è impossibile”, afferma, “è impossibile che le divergenze tra i risultati previsti e quelli reali in questi tre stati critici siano state dovute al caso o a un errore generico” (vedi Il racconto degli Exit Poll ).

    Stupito dalle divergenze, Freeman esaminò con attenzione i dati delle rilevazioni rilasciati da Edison e Mitofsky nel gennaio 2005. “Non è un’opinione politica. Io detesto i Democratici”, afferma. “Sono un esperto di rilevazioni. Ho svolto quest’indagine perché ero disorientato dal fatto che gli exit poll si fossero sbagliati in modo così clamoroso”. Nel suo libro di prossima uscita Le elezioni del 2004 sono state rubate? Exit Poll, brogli elettorali e conteggio ufficiale, Freeman porta avanti un’analisi statistica degli exit poll che è profondamente inquietante.

    Nel rapporto ufficiale rilasciato due mesi dopo le elezioni, Edison e Mitofsky non furono in grado di identificare una falla nella propria metodologia. Così i sondaggisti, in sostanza, ne inventarono una per l’elettorato. Secondo Mitofsky, i sostenitori di Bush il 2 novembre semplicemente non avevano voglia di parlare con i sondaggisti (34) rivelando così un’avversione sconosciuta e non documentata fino a quel momento che sbilanciò gli exit poll in favore di Kerry con un margine di 6,5 punti percentuali su scala nazionale (35).

    Gli esperti del settore non la bevvero. John Zogby, uno dei massimi sondaggisti nazionali, mi disse che l’ipotesi di Mitofsky sull’“interpellato riluttante” era “assurda” ( 36). Perfino Mitofsky, nella sua relazione ufficiale, sottolineava l’improbabilità della sua teoria: “E’ difficile identificare con esattezza le ragioni per cui, in linea generale, gli elettori di Kerry sono stati più disponibili a partecipare agli exit poll di quelli di Bush” (37).

    Ora, grazie alle accurate ricerche svolte sui dati di Mitofsky da Freeman e da un gruppo di otto ricercatori, possiamo dire senza ombra di dubbio che questa teoria è del tutto sbagliata. In realtà sono stati i Democratici, non i Repubblicani, i meno inclini a rispondere alle domande dei sondaggisti nel giorno delle elezioni. Nelle roccaforti di Bush, Freeman e gli altri ricercatori hanno scoperto che il 56% degli elettori ha completato il questionario demoscopico, contro solo il 53% nelle roccaforti di Kerry (38). “I dati presentati a sostegno delle affermazioni non solo non riescono a confermarle”, osseerva Freeman, “ma le contraddicono”.
     
    Oltre tutto, ha scoperto Freeman, le divergenze maggiori tra gli exit poll e il conteggio ufficiale dei voti si sono verificate proprio nelle roccaforti repubblicane. In circoscrizioni in cui Bush ha ricevuto almeno l’80% dei voti, gli exit poll erano sbagliati mediamente del dieci per cento. Viceversa, nelle circoscrizioni in cui era Kerry in vantaggio dell’80% o più gli exit poll erano accurati, con uno scarto contenuto entro lo 0,3 %. Una circostanza che fa pensare che i funzionari elettorali repubblicani abbiano aggiunto schede nelle urne nei paesi dove Bush era più forte (39).

    “Se si guardano le cifre, esiste un’impressionante quantità di dati che fanno pensare ad una frode elettorale”, conclude Freeman. “Le divergenze sono più alte negli stati in bilico, più alte dove c’erano governatori repubblicani, più alte negli stati con la maggiore presenza di popolazione afro-americana e più alte negli stati in cui c’è stato il maggior numero di denunce sulla correttezza delle elezioni. Tutti questi elementi sono probabili indicatori di una frode elettorale. Eppure tale ipotesi è stata testardamente ignorata dalla stampa e, stranamente, dallo stesso Partito Democratico.

    Le prove sono particolarmente visibili in Ohio. A gennaio un gruppo di matematici dell’Archivio Nazionale dei Dati Elettorali (un gruppo di osservazione apartitico) ha confrontato, in ciascuno dei 49 distretti in cui Edison e Mitofsky avevano raccolto le dichiarazioni di voto, i risultati degli exit poll con i voti certificati. In 22 di questi distretti – quasi metà di quelli analizzati dai sondaggisti – si sono scoperti risultati che differivano ampiamente dai conteggi ufficiali. Ancora una volta – e contro ogni probabilità – le diffuse discrepanze favorivano Bush in modo massiccio. Solo in due delle 22 circoscrizioni sospette la divergenza tra exit poll e conteggi andava a vantaggio di Kerry. La differenza più strana è stata rilevata nella circoscrizione che Mitofsky aveva indicato con il numero “27” allo scopo di tutelare l’anonimato degli intervistati. Secondo gli exit poll, Kerry in questo distretto avrebbe dovuto ottenere il 67% dei voti. Invece i conteggi certificati gli hanno attribuito solo il 38%. Le probabilità statistiche che si verifichi una simile variazione sono circa una su 3 miliardi (40). 

    Risultati simili, secondo l’Archivio, costituiscono una “prova virtualmente irrefutabile di un errore nel conteggio dei voti”. Le discrepanze, aggiungono gli esperti, “avvalorano l’ipotesi che Kerry avrebbe conquistato i grandi elettori dell’Ohio se solo il conteggio dei voti avesse rispecchiato in maniera accurata la volontà degli elettori” (41). Secondo Ron Baiman, vice presidente dell’Archivio e analista di politica interna presso la Loyola University di Chicago, “nessuna rigorosa spiegazione statistica” può spiegare le disparità “assolutamente non casuali” che hanno avvantaggiato Bush in modo pressoché uniforme. I risultati finali, aggiunge, “sono del tutto compatibili con la truffa elettorale, in particolar modo con un “trasferimento” di voti da un candidato all’altro”.

    (Fine parte 1 – Continua)


    Note:

    1) Manual Roig-Franzia and Dan Keating, ''Latest Conspiracy Theory -- Kerry Won -- Hits the Ether,'' The Washington Post, November 11, 2004.

    2) The New York Times Editorial Desk, ''About Those Election Results,'' The New York Times, November 14, 2004.

    3) United States Department of Defense, August 6, 2004.

    4) Overseas Vote Foundation, ''2004 Post Election Survey Results,'' June 2005, page 11.

    5) Jennifer Joan Lee, ''Pentagon Blocks Site for Voters Outside U.S.,'' International Herald Tribune, September 20, 2004.

    6) Meg Landers, ''Librarian Bares Possible Voter Registration Dodge,'' Mail Tribune (Jackson County, OR), September 21, 2004.

    7) Mark Brunswick and Pat Doyle, ''Voter Registration; 3 former workers: Firm paid pro-Bush bonuses; One said he was told his job was to bring back cards for GOP voters,'' Star Tribune (Minneapolis, MN), October 27, 2004.

    8) Federal Election Commission, Federal Elections 2004: Election Results for the U.S. President.

    9) Ellen Theisen and Warren Stewart, Summary Report on New Mexico State Election Data, January 4, 2005, pg. 2

    James W. Bronsan, ''In 2004, New Mexico Worst at Counting Votes,'' Scripps Howard News Service, December 22, 2004. 10) ''A Summary of the 2004 Election Day Survey; How We Voted: People, Ballots & Polling Places; A Report to the American People by the United States Election Assistance Commission'', September 2005, pg. 10.

    11) I fatti citati in questo paragrafo vengono ripresi in seguito nel corso dell’articolo..

    12) Vedi ''Ohio's Missing Votes''

    13) Federal Election Commission, Federal Elections 2004: Election Results for the U.S. President.

    14) Democratic National Committee, Voting Rights Institute, ''Democracy at Risk: The 2004 Election in Ohio'', June 22, 2005. Page 5

    15) Vedi ''VIII. Rural Counties.''

    16) “Evaluation of Edison/Mitofsky Election System 2004'' preparato dalla Edison Media Research e dalla Mitofksy International per il NEP (National Election Pool) , January 19, 2005, Page 3

    17) Ci si riferisce ai dati delle elezioni nazionali tedesche del 1994, 1998 e 2002, citate in precedenza da Steven F. Freeman.

    18) Dick Morris, ''Those Faulty Exit Polls Were Sabotage,'' The Hill, November 4, 2004.

    19) Martin Plissner, ''Exit Polls to Protect the Vote,'' The New York Times, October 17, 2004.

    20) Matt Kelley, ''U.S. Money has Helped Opposition in Ukraine,'' Associated Press, December 11, 2004.

    Daniel Williams, ''Court Rejects Ukraine Vote; Justices Cite Massive Fraud in Runoff, Set New Election,'' The Washington Post, December 4, 2004.

    21) Steve Freeman and Joel Bleifuss, ''Was the 2004 Presidential Election Stolen? Exit Polls, Election Fraud, and the Official Count,'' Seven Stories Press, July 2006, Page 102.

    22) “Evaluation of Edison/Mitofsky Election System 2004'' preparato dalla Edison Media Research e dalla Mitofksy International per il NEP (National Election Pool) , January 19, 2005, Page 3

    23) Mitofsky International

    24) Tim Golden, ''Election Near, Mexicans Question the Questioners,'' The New York Times, August 10, 1994.

    25) Evaluation of Edison/Mitofsky Election System 2004; prepared by Edison Media Research and Mitofsky International for the National Election Pool (NEP), January 19, 2005, Page 59.

    26) Jonathan D. Simon, J.D., and Ron P. Baiman, Ph.D., ''The 2004 Presidential Election: Who Won the Popular Vote? An Examination of the Comparative Validity of Exit Poll and Vote Count Data.'' FreePress.org, December 29, 2004, P. 9

    27) Analysis by Steven F. Freeman.

    28) Freeman and Bleifuss, pg. 134

    29) Jim Rutenberg, ''Report Says Problems Led to Skewing Survey Data,'' The New York Times, November 5, 2004.

    30) Freeman and Bleifuss, pg. 134

    31) Analysis of the 2004 Presidential Election Exit Poll Discrepancies. U.S. Count Votes. Baiman R, et al. March 31, 2005. Page 3.

    32) Notes From Campaign Trail, Fox News Network, Live Event, 8:00 p.m. EST, November 2, 2004.

    33) Freeman and Bleifuss, pg. 101-102

    34) “Evaluation of Edison/Mitofsky Election System 2004'' preparato dalla Edison Media Research e dalla Mitofksy International per il NEP (National Election Pool) , January 19, 2005, Page 4

    35) Freeman and Bleifuss, pg. 120.

    36) Interview with John Zogby

    37) “Evaluation of Edison/Mitofsky Election System 2004'' preparato dalla Edison Media Research e dalla Mitofksy International per il NEP (National Election Pool) , January 19, 2005, Page 4

    38) Freeman and Bleifuss, pg. 128.

    39) Freeman and Bleifuss, pg. 130.

    40) ''The Gun is Smoking: 2004 Ohio Precinct-level Exit Poll Data Show Virtually Irrefutable Evidence of Vote Miscount,'' U.S. Count Votes, National Election Data Archive, January 23, 2006.

    41) ''The Gun is Smoking,'' pg. 16. 

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    IL FASCINO DEL FüHRER

    di Gianluca Freda (07/06/2006 - 18:58)

    Salta fuori che l’Italia - in buona compagnia di molti altri paesi europei - non ha soltanto coadiuvato con mezzi e uomini l’Olocausto perpetrato dalle bestie americane contro il Medio Oriente. Ha anche agevolato le deportazioni – con relative torture e uccisioni – che gli Stati Uniti hanno compiuto contro persone residenti sul suo territorio o addirittura contro suoi cittadini. La Cia (cioè la Gestapo degli USA) ha scorrazzato in lungo e in largo sul nostro territorio nazionale, eseguendo rapimenti e crimini di ogni tipo, coperta dall'omertà assassina e non di rado dall'attiva complicità del governo di Berlusconi. Probabilmente anche diversi esponenti del centrosinistra sapevano e hanno taciuto, a partire dall’ex Ministro dell’Interno Enzo Bianco, quello che sapeva delle attività compiute dal Sismi in Iraq, in collaborazione con i servizi americani, per agevolare l’invasione americana del 2003, ma non ha detto nulla all’opinione pubblica. Non c’è niente da fare. Ogni volta che salta fuori un führer con il suo bel progetto di sterminio di massa, il nostro paese (e i suoi politici di destra in particolare) non sanno resistere: devono appoggiarlo con tutti i mezzi a disposizione, e chissà perché ne fanno una questione di prestigio internazionale.
    Sarà un bel giorno quello in cui ci decideremo a fare qualcosa per toglierci dai piedi questi assassini.     

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