USA-ITALIA: SISTEMI DI TRUFFA ELETTORALE A CONFRONTO

(Clinton Eugene Curtis, dalla testimonianza resa di fronte alla Commissione Parlamentare di Columbus, Ohio, sulle irregolarità delle elezioni presidenziali americane del 2004)
Clinton Eugene Curtis è l’uomo che ha elaborato il programma software grazie al quale George W. Bush è riuscito, con un abile imbroglio informatico, a farsi eleggere presidente degli Stati Uniti per ben due volte di seguito, rubando voti ai suoi avversari (a Gore, in Florida, nel 2000 e a Kerry, in Ohio, nel 2004). L’elaborazione del software fu commissionata alla Yang Enterprises Inc. di Oviedo, Florida, azienda presso la quale Curtis lavorava come programmatore. A commissionare l’elaborazione del programma fu, nel 2000, Tom Feeney, deputato repubblicano, amicone del governatore della Florida e fratello dell’attuale presidente USA Jeb Bush, consulente e referente politico della Yang Enterprises. Curtis aveva elaborato il programma in buona fede, non pensando che servisse ai repubblicani per truccare le elezioni, ma solo come strumento per tutelarsi contro eventuali brogli della parte avversaria. A questo link (che prima delle elezioni del 9 aprile ho postato infinite volte su infiniti siti, sperando che potesse servire a scongiurare una truffa simile in Italia) potete trovare la sua dichiarazione giurata di fronte a un tribunale in cui rivela l’imbroglio al pubblico americano. L’imbroglio era già stato denunciato da Curtis a Raymond Lemme, Ispettore Generale presso il Dipartimento dei Trasporti della Florida, dove Curtis aveva iniziato a lavorare dopo aver abbandonato la Yang Enterprises.
Lemme svolse delle indagini e rivelò a Curtis di aver scoperto un sistema di corruzione che “arrivava fino alla cima”, coinvolgendo la Yang e il Dipartimento dei Trasporti della Florida in una serie di attività illecite, tra cui il falso in bilancio e la truffa ai danni dello stato.
Poco dopo aver parlato con Lemme, Curtis fu licenziato dal Dipartimento dei Trasporti.
Raymond Lemme fu trovato morto il 1 luglio 2003 in un motel di Valdosta, in Georgia. Il suo caso fu frettolosamente e incredibilmente archiviato come suicidio. Si disse che Lemme si era tolto la vita tagliandosi le vene con una lametta da barba. La polizia di Valdosta, per molti mesi, dichiarò alla stampa che non esisteva alcuna foto del cadavere, poiché le fotografie scattate sul luogo del ritrovamento del corpo erano andate perdute a causa del malfunzionamento della memory card della macchina digitale utilizzata. Finchè qualcuno non pubblicò quelle foto – che evidentemente erano andate perdute meno di quanto i poliziotti locali avrebbero voluto – sul web, e si vide che il cadavere presentava segni di forti percosse piuttosto visibili e che la lametta da barba e il suicidio avevano tutta l’aria di essere una grossolana messa in scena.
Qui di seguito pubblico la traduzione di un estratto dell’affidavit giurato (potete scaricarlo qui in versione integrale, formato PDF) che Clinton Curtis consegnò al Brad Blog nel 2004, temendo che ciò che era accaduto a Lemme potesse capitare anche a lui (finora, se dio vuole, Curtis è vivo, in salute e pure candidato in Florida contro Feeney). Si tratta della parte in cui Curtis descrive il funzionamento del software da lui elaborato per la manipolazione dei voti. Ho evidenziato le parti che possono avere una similitudine con la truffa elettorale perpetrata in Italia il 9 aprile. Ricordo che le nostre elezioni del 9 aprile e quelle americane del 2000 e 2004 hanno almeno 4 punti di contatto:
1) L’incredibile andamento degli scrutini, con il flop dei sondaggi e il clamoroso ribaltamento degli exit-poll.
2) La presenza nefasta di Karl Rove, che è stato consigliere elettorale tanto di George W. Bush quanto di Silvio Berlusconi.
3) La presenza di sistemi informatici per l’elaborazione del flusso dati di cui sono in pochi a conoscere il funzionamento.
4) L’affidamento dell’appalto per lo scrutinio elettronico ad una azienda (la Accenture) che è la stessa principale indiziata per la truffa elettorale in Florida del 2000, oltre ad avere come partner Gianmario Pisanu, figlio del nostro inappuntabile ministro dell’Interno.
Se vogliamo capire in che modo il centrodestra è riuscito a perpetrare la truffa a cui abbiamo assistito il 9 aprile, credo che negli strumenti utilizzati per alterare il voto negli USA potremmo trovare la chiave del mistero. A proposito: subito dopo le elezioni, Berlusconi ha iniziato a strillare come una gallina che voleva un riconteggio totale delle schede eseguito sul cartaceo. Della serie: se voglio evitare che i dati fasulli affluiti al Viminale vengano confrontati con le schede reali, meglio far finta di desiderarlo ardentemente. Così, oltretutto, si poteva riuscire a dilazionare l’insediamento del nuovo governo e a ricattare il paese tenendolo sotto scacco. Ora che c’è tempo e il governo sta per insediarsi, sapete, una verifica approfondita del cartaceo comincia a non sembrarmi poi una così cattiva idea.
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Dall'affidavit di Clinton Eugene Curtis (traduzione mia)
"Poco tempo dopo, come da incarico, elaborai un prototipo del programma per la truffa elettorale. Prima di tutto creai un programma in cui ogni candidato viene rappresentato come elemento di una lista di simboli. Il nome di ogni candidato viene inserito in un database, e il numero che gli è attribuito corrisponde alla posizione che si vuole fargli occupare in quella lista. All’avvio, il programma legge il database, rileva il numero assegnato al candidato e riempie lo spazio corrispondente con i dati associati a quel numero. Ciò permette al programma di lavorare in modo dinamico. Non importa chi sia il candidato, poiché ognuno di essi è associato a un numero a cui corrisponde il suo profilo. In una situazione normale l’elettore seleziona il candidato, clicca sul tasto di conferma, e il totale dei voti precedentemente assegnati al candidato scelto verrà aumentato di un’unità.
Invece, nel prototipo per i brogli elettorali che avevo elaborato, le cose non andavano come poteva sembrare. Nascosti sullo schermo vi erano dei pulsanti invisibili. Una persona che conoscesse la posizione di questi pulsanti poteva utilizzarli per modificare i voti di qualsiasi candidato della lista. Cliccando questi pulsanti nascosti nella giusta sequenza, il candidato selezionato dall’utente viene messo a confronto con altri candidati della stessa competizione elettorale. Se il candidato selezionato è in testa, non accade nulla. Se invece è in vantaggio un altro candidato, il totale dei voti viene modificato in modo tale che il candidato selezionato torni in testa con il 51% dei voti. Gli altri candidati si suddividono automaticamente il restante 49% nella stessa identica proporzione che esisteva tra loro in precedenza. Nel prototipo che avevo fornito a Feeney, il totale dei voti appariva sullo schermo. Nella versione reale, l’elettore non avrebbe traccia visibile dell’imbroglio che sta avendo luogo. Poiché il voto viene applicato per competizione, si può alterare una singola competizione elettorale o più competizioni allo stesso tempo. Né gli scrutatori né gli elettori potrebbero mai accorgersi della truffa, poiché di essa non appare alcun segno visibile. Inoltre, la procedura può essere ripetuta quante volte volte si vuole, fino a ottenere i risultati desiderati. Nessun test e nessuna simulazione potrebbe mai far scoprire l’imbroglio, perché la sua attivazione e la sua procedura sono invisibili a chiunque tranne che agli organizzatori della truffa.
Questa stessa procedura potrebbe essere automatizzata, in modo tale da attivarsi, senza che sia necessario l’intervento di un operatore, ogni volta che l’apparecchiatura rileva un certo schema dell’andamento del voto. L’algoritmo potrebbe anche essere alterato da chiavi nascoste o da “triggers” che permettano all’utilizzatore in malafede di manipolare tanto i margini quanto le percentuali di una competizione elettorale. In molte elezioni nazionali, non è necessario vincere in tutte le zone del paese.”
FAUSTO EVENTO

Intervistatore: Signor Pansa, cosa pensa dell’elezione di Bertinotti a Presidente della Camera?
Pansa: AARGGHHH!!… lo uccideròòòhh…. Ughrrrr…
I.: Come dice, scusi?
P.: Dico che considero tale elezione un pericolo per la Patria e le Istituzioni. I comunisti si stanno infiltrando dappertutto. Non li vede?
I.: Onestamente no. Magari. Lei li vede?
P.: Guardi, ce n’è uno dietro di lei! (estrae una rivoltella dal polmone d’acciaio e fa fuoco, abbattendo il dottor Mario Nidasi, primario di ortopedia).
I.: Perdoni, maestro, ma lei ha appena ucciso un uomo.
P.: E allora? I comunisti ne hanno uccisi centinaia! Migliaia! Miliardi di miliardi! Lei non c’era all’epoca delle vendette partigiane…
I.: Beh, no. Però mi sembra che il suo libro “Il sangue dei vinti” mescoli un po’ troppo disinvoltamente realtà storica e romanzo, pretendendo di essere solo la prima cosa. E poi attinge a fonti molto di parte…
P.: Lei è il solito comunista. Filosofeggia e parla di letteratura mentre la gente muore.
I.: Dove muore?
P.: Lì, ad esempio (punta la rivoltella verso l’infermiera Nadia Pellacciari, arrivata a distribuire i pasti).
Infermiera (estraendo fulminea un winchester dal carrello delle vivande): Non ci provare, figlio di puttana! Ho fatto la rappresentante sindacale nella Filtea-Cgil all’epoca della crisi del tessile! So come trattare con gli stronzi come te!
P. (riponendo cautamente l’arma): Ecco, lo vede? Vogliono abbattere la componente moderata del centrosinistra con le armi dell’estremismo, dell’insulto, del ricatto. Il paese non può permettersi una deriva radicale.
I.: Scusi, ma che ci sarebbe di radicale nel pretendere stipendi un po’ più alti per gli operai, un po’ più bassi per i manager, un orario che conceda un po’ più di tempo libero, aziende la cui funzione sia produrre benessere diffuso e non profitto per pochi?
P.: Lei è pazzo! I cinesi sono alle porte, con i loro fottuti polli alle mandorle! Gli operai italiani devono lavorare 60 ore a settimana con uno stipendio dimezzato se vogliamo continuare a essere competitivi. Per il bene della nostra industria. Per la vita della Patria!
I.: Ma non potremmo competere con la Cina neanche così. E poi chi se ne frega del bene dell’industria se il suo prezzo è la reintroduzione dello schiavismo?
P.: Le faccio un esempio: Oggi, costruire una fabbrica in Cina, compresi i macchinari, costa 30 euro al metro quadrato a dispetto dei 5-600 necessari in Italia. Un operaio cinese lavora 2.370 ore all'anno, senza contare gli straordinari, contro le 1.670 di un operaio italiano. Il costo del lavoro all'ora è pari a 0,45 euro contro i 13 dell'Italia.
I.: E allora? Dovremmo ridurre gli operai italiani in queste condizioni?
P.: No, ma voglio dire: se la Cina costa così poco, perché non ce la compriamo? Facciamo una colletta, un po’ per uno e ci portiamo a casa tutti i cinesi, tutte le fabbriche e pure la Grande Muraglia, e li facciamo lavorare per noi. E’ così semplice. Perché nessuno ci pensa? Perché Bertinotti nasconde al popolo questa elementare verità?
I.: Beh, è un’idea. Ora però devo scappare. Grazie infinite, maestro, per l’intervista.
P.: E pensi ai campi da golf! La Cina ha una superficie di 9 milioni e 600 mila kmq, pari a un quinto del totale mondiale e a quella totale dell'Europa! Pensi a quanti campi da golf ci verrebbero fuori. E pensi a quanti wanton fritti potremmo mangiare e a tutti quegli splendidi lampioncini di carta colorati… (in lontananza si odono le sirene dei Vigili del Fuoco).
RI-DEDICATO A GIULIO

Cioè.
Ho dovuto consumare ben tre diti medi soltanto per togliermi Andreotti dai piedi.
E ne avevo solo due.
Se intendete andare avanti così per tutta la legislatura avvertitemi, che faccio scorta.
Qualcuno ha il numero di telefono di un buon trafficante d'organi? Sulle pagine gialle della mia città non riesco a trovare nulla...
BROGLI DEL 9 APRILE: LA PAROLA ALL'ESPERTO

Le statistiche non sono un'opinione
Questo è un articolo altamente tecnico, ma l'ipotesi che supporta è qualcosa che ci riguarda tutti molto da vicino. É possibile che ci sia stato qualcuno, al di sopra ovviamente dei burattini di destra e di sinistra, Berlusconi e Prodi, che ha voluto che le elezioni finissero con il margine risicato con cui sono finite? Mentre la destra ormai "non poteva" più vincere - pena una vera e propria ribellione popolare - la debolezza sostanziale di un governo di centro sinistra, che fino a un mese fa avrebbe dovuto vincere con comodità le elezioni, a chi può giovare?
Desidero sottolineare che le motivazioni che mi spingono a formulare queste domande partono dall’esigenza di difendere il ruolo e la dignità della disciplina che professo, la statistica.
È ben raro che applicazioni dell’inferenza statistica, ossia di previsioni che hanno una attendibilità intrinsecamente aleatoria, possano essere verificate ex-post, se non dopo tempi lunghi. In genere si prende una decisione in situazione di incertezza e solo dopo molto tempo, e talvolta mai, si può verificare se tali previsioni si potevano considerare accurate nel senso che ci hanno fatto prendere decisioni corrette.
Fa eccezione il caso delle intenzioni di voto e degli exit-poll che trovano conferma in giornata, ossia alla fine degli scrutini. Tali strumenti generalmente hanno dato sempre buona prova della propria accuratezza, infondendo sempre più nel pubblico la fiducia nei metodi statistici.
Le più grosse divergenze tra previsioni e dati ufficiali, che hanno portato addirittura ad un ribaltamento di risultati di tipo maggioritario, a mia memoria sono le elezioni a sindaco di Agrigento del 1993, che vide soccombere il candidato Arnone del centro-sinistra, e le elezioni in Ohio del 2004 , che consentirono a Bush jr di conseguire il suo secondo mandato. Nel primo caso la polemica non partì neanche; ne fecero le spese i poveri abitanti della città siciliana, in particolare quelli di centro-destra, che vennero trattati sui mezzi di informazione nazionali di entrambi gli schieramenti, ma soprattutto da quelli appartenenti al proprio, come dei dementi dispettosi che si divertono a fare scherzi infantili o che hanno timori da trogloditi. Nel secondo invece si sono manifestati tanti di quei sospetti sulla correttezza del voto elettronico adottato in quella tornata, sostenuti anche da testimonianze giurate deposte in un tribunale statunitense, che si aggiungono a quelle ben più note relative alle elezioni del 2000.
In tutti gli altri casi risultati così discordanti in elezioni di tipo maggioritario (per questo escludo il risultato delle elezioni primarie francesi che esclusero Jospin) in paesi avanzati non si sono mai verificati.
In occasione delle elezioni politiche italiane del 2006 si è riscontrata una difformità talmente abnorme tra quanto previsto uniformemente da numerose società di previsioni statistiche e i dati ufficiali diffusi dal Viminale, da portare al dileggio di tutte le società di indagini statistiche coinvolte e quindi alla disciplina che esse usano.
Non posso negare che una forte spinta a fare queste riflessioni mi è stata data anche dalla profonda disistima che nutrivo, e nutro ancor più oggi, dei responsabili politici della parte politica che ha detenuto in questa tornata la responsabilità amministrativa delle elezioni, ma credo che i miei pregiudizi che mi hanno portato a formulare le domande qui contenute non ne sminuiscono l’urgenza.
Non vi sono domande faziose, vi sono solo risposte reticenti.
1. Indizi
1.1 Intenzioni di voto
Le intenzioni di voto espresse al 22 marzo davano
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CAMERA |
SENATO |
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CENTROSINISTRA |
53,0% |
53,1% |
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CENTRODESTRA |
46,7% |
46,5% |
È del tutto evidente che tali intenzioni sono affette da errore e certamente gli ultimissimi giorni della campagna elettorale possono avere spostato qualcosa, ma in ogni caso, osservando il rapporto tra Camera e Senato, era previsto un vantaggio per il centrosinistra maggiore al Senato e non minore come poi appare nei dati ufficiali (vedi oltre).
1.2 Gli exit-poll
Gli exit-poll di tre e non una società di indagine davano unanimemente un vantaggio incolmabile per il Centro-sinistra. Riportiamo ad esempio quelle della SWG
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CAMERA |
SENATO |
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CENTROSINISTRA |
52,5 – 53,5 |
52,0 – 53,0 |
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CENTRODESTRA |
46,5 – 47.5 |
46,5 – 47,5 |
SWG, Exit-poll
Si vede ora un leggero spostamento relativo tra Camera e Senato, per cui nelle intenzioni di voto avevamo un vantaggio maggiore al Senato di uno 0,1%, negli exit-poll un vantaggio maggiore alla Camera di uno 0,5%.
Abbiamo qui anche un intervallo entro cui la società prevede si possono avere spostamenti ammissibili per motivi casuali. Riportiamo il seguente grafico che esprime meglio le posizioni relative dei punti centrali delle previsioni rispetto alla loro variabilità ammissibile per fattori di tipo casuale. I grafici sono stati costruiti ammettendo che gli intervalli di confidenza fossero stati formulati con un grado di fiducia del 90%, (v. Appendice) abbastanza basso per gli standard usati in questi casi; se gli intervalli fossero stati formulati con maggiore grado di attendibilità, le curve sarebbero ancora più strette e quindi ancora più incredibile un loro riavvicinamento fino alla sovrapposizione.

1.3 I dati ufficiali
Nei dati ufficiali riguardanti i votanti in Italia escludendo i votanti all’estero, osserviamo che alla Camera il Centro-sinistra ha attribuiti 25224 voti in più rispetto al Centro-destra, mentre al Senato 217819 voti in meno, con uno sbilancio pari a 243043. Poiché la differenza tra il corpo elettorale tra Senato e Camera è di 3.342.370, pari solo al 8,76% del totale, per giustificare questo sbilancio, si conclude che nella fascia dei giovani, che votano alla Camera e non al Senato, il Centro-sinistra ha conseguito il 53,4% contro il 46,1% del Centro-destra. I dati sono ottenuti con limitati aggiustamenti dovuti al fatto che con un corpo elettorale maggiore (Camera) gli Altri hanno conseguito meno voti (rispetto al Senato) e ammettendo una coerenza dell’elettore nel suo voto alla Camera ed al Senato, a meno di eccezioni che dovrebbero tendere a compensarsi.
Un tale sbilancio nel voto fra i giovani pari ad oltre il 7% (53.409 - 46.137) non è mai stato previsto da nessuna società di indagini (http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/).
3. Evidenze
Fin qui solo indizi.
Sufficienti, per chi è abituato a usare la statistica, a far sospettare del risultato ufficiale, fino a ritenerlo destituito di ogni attendibilità (infatti nei paesi in cui si hanno sospetti di brogli elettorali una misura infallibile è la concordanza dei dati ufficiali con le previsioni, ovviamente se eseguite da società di indagini demoscopiche indipendenti).
Forse non altrettanto sufficienti per tutti.
L’argomento che però dovrebbe sbaragliare ogni residua remora nel destituire di ogni credibilità i dati ufficiali risiede non nel contenuto dei voti presentati, ma nella modalità di arrivo di tali dati.
Seguendo l’afflusso dei dati alla Camera, al momento in cui erano arrivati circa la metà delle sezioni (19 milioni di voti su 38 milioni), al Centro-sinistra veniva attribuito un 52% circa e al Centro-destra un 47,5%.
Se i dati fossero affluiti casualmente tale percentuale non poteva spostarsi che per due o massimo tre centesimi di centesimi, cioè dal 52% al 51,99%, al 51,98%, al 51,97%, ma non oltre.
La spiegazione tecnica sta nel fatto che la distribuzione di probabilità da usare in questo caso è quella nota come Ipergeometrica, che ha uno scarto tipo pari a
= 0,000081
avendo posto p e q pari circa al 50%, n pari a 19 milioni e N pari a 38 milioni.
In queste condizioni la distribuzione Ipergeometrica può essere ragionevolmente approssimata alla distribuzione Normale che prevede spostamenti pari a non oltre tre volte il valore sopra calcolato.
In effetti tutta la nottata ha visto l’arrivo di blocchi di sezioni che avevano una media pari al 47% circa per il centro-sinistra, cosa del tutto inammissibile se i voti fossero affluiti in modo casuale.
Tuttavia le prime proiezioni davano alla Camera addirittura un vantaggio per il centro-destra. Ricordiamo però che le sezioni prescelte dalla società demoscopica per formulare il proprio campione erano certamente note e quindi, chi avesse avuto la possibilità di manomettere i voti di quelle sezioni, avrebbe potuto condizionare le conclusioni delle proiezioni.
Quindi è del tutto escluso che i dati siano stati diffusi in modo casuale e quindi delle due l’una: o i dati sono stati trattenuti dal Viminale e diffusi in modo ragionato (e per quale motivo?) oppure non sono affluiti al Viminale in modo casuale.


Fonte http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1046017.php
Quest’ultima è in genere la spiegazione più accreditata. Vediamo meglio.
La prima e più ovvia giustificazione è che le regioni più efficienti e più vicine sono anche quelle tradizionalmente amministrate dal Centro-sinistra, quali Toscana e Emilia-Romagna, che infatti arrivano per prime. Ma come mai in ritardo era mezza Lombardia, la Puglia, la Sicilia, …?
La seconda giustificazione potrebbe risiedere nell’accanimento degli scrutatori del centro-sinistra ove si prefigurava una maggioranza di centro-destra. Ma ciò è del tutto smentito dal numero delle schede contestate, che risultano pari ad alcune centinaia, tra l’altro equamente distribuite tra centro-sinistra e centro-destra e comunque non giustificano il ritardo di 30 mila sezioni su 65 mila.
Invocare che ciò si è sempre verificato in tutte le precedenti tornate elettorali, non fa che gettare un orrendo sospetto su tutti i 60 anni di storia di questa Repubblica.
Inoltre le operazioni di scrutinio in questa tornata elettorale erano rapidissime, in quanto mancavano i voti di preferenza.
È come se assistessimo ad una partita a poker scoperto e, dopo avere ricevuto tre Kappa contro due Assi, ed avere fatto una puntata, vedessimo arrivare al nostro avversario (che è il cartaio) un terzo Asso. Tutto possibile, tutto nella ammissibile casualità. Ma se le carte che sono uscite sono prima tutte le rosse e poi tutte le nere, è legittimo porre la domanda: "Ma le hai mescolate le carte?"
Nella manomissione della verità si lasciano sempre delle tracce, soprattutto quelle di cui non si conosce l’esistenza o se ne sottovaluta l’importanza.
A ciò si aggiunga che la legge elettorale ha modificato il meccanismo di selezione dei Presidenti e scrutatori di seggio, da estrazione casuale da elenchi, a nomina diretta dei partiti.
Inoltre, che credibilità generale ha un’elezione in cui si ritrovano interi pacchi di schede votate che nessuno stava cercando? Che tipo di riscontri vengono fatti?
Non sono scandalizzato perché si fanno errori, ma perché non c’è nessun controllo incrociato che li possa smascherare.
Se un cassiere di banca non bilancia al centesimo la cassa la sera non si chiude, non perché il centesimo sia importante, ma perché lo sbilancio è sintomo di un errore che può essere anche molto grave. Come mai, non solo si sono perse delle schede, ma non c’era nessuno che le stava cercando. Che tipo di controlli e di verifiche sono predisposti? Oppure c’erano già interi pacchi di schede prevotate che sono state sostituite a quelle reali, che sono state poi "smaltite" in tutta fretta?
4. Gli alibi precostruiti
Chi deve commettere un delitto cerca di precostituirsi un alibi. Ma spesso, ci insegnano i giallisti, sono proprio i tentativi maldestri di costruzione di alibi che mettono sull’avviso gli investigatori.
Da molto tempo prima delle elezioni si vociferava sul fatto che gli elettori di centro-destra sono reticenti nel rispondere e ciò inficerebbe sistematicamente ogni campione. Ricordo che l’errore sistematico è quello più temuto dagli statistici perché non è controllabile con metodi probabilistici.
A parte il fatto che ciò:
- 1 - E' immotivatamente offensivo per gli elettori di centro-destra (son scemi o si vergognano?)
- 2 - Non è mai stato accertato in altre occasioni elettorali (vedi eccezioni in Premessa), neanche quando il centro-destra era all’opposizione, figuriamoci quando è al governo
- 3 - E' smentito fattivamente dall’analisi del confronto Camera-Senato (come mai si risponde più correttamente per i voti alla Camera e non per quelli al Senato?)
c’è da pensare che queste voci siano stati propalate proprio per "delegittimare" i risultati di tutte le indagini di tipo demoscopico.
Inoltre a una settimana dal voto ancora si minaccia da parte del centro-destra di richiedere una cosa che si sa bene è del tutto impossibile: la verifica di tutte le schede. Che anche questo non sia un bluff per coprire proprio una realtà opposta a quella che si va sbandierando?
5. L’arma del delitto
Nelle mie argomentazioni manca la "smoking gun", l’arma fumante in mano all’assassino. Non ho idea come, quando e dove, si possano modificare i voti espressi dagli italiani.
Per rimanere all’esempio della partita a poker, non sono in grado di dire che il cartaio ha barato, perché tutti abbiamo visto il mazzo ben mescolato e da esso son venute le carte che ci hanno dato, anche se è realisticamente impossibile che non ci sia stato un meccanismo che ne ha alterato la casualità di arrivo. Ma che esistano prestigiatori molto bravi è un fatto del tutto scontato, anche se non ne conosciamo le tecniche.
Quindi al momento è doveroso sottolineare che con questo documento si formulano domande e non accuse e che sarei ben felice di poter ricevere risposte soddisfacenti che dissolvano i dubbi contenuti in queste pagine.
6. Alcune controdeduzioni
Le controdeduzioni pongono domande di carattere eminentemente politico e quindi richiedono delle risposte di natura politica.
- "Ma se volevano imbrogliare, come mai si sono fermati a metà?"
- "Ma perché queste cose non le dicono i partiti e i giornali di centro-sinistra?"
Ovviamente – ammesso di accettare che i voti ufficiali sono stati alterati e che quelli vicini alla realtà sono quelli emersi dagli exit-poll – la risposta può essere molto complessa.
La più banale è "ci hanno provato", ma qualcuno più attento li ha fatti desistere all’ultimo momento e i responsabili dell’Unione non vogliono portare il Paese sull’orlo della crisi istituzionale.
La più complessa è quella che questo risultato politicamente mette in difficoltà più la sinistra dell’Unione che l’Ulivo.
Vediamo infatti qual è il risultato politico:
- - Berlusconi resta a galla come indiscusso capo dell’opposizione e i conti dentro il centro-destra si allontanano
- - La sinistra dell’Unione è messa sotto scacco: ogni insistenza perché si realizzi il programma sottoscritto con Prodi, aprirebbe la strada alla Grande Coalizione con conseguente espulsione dal governo di chi non ci sta agli "inciuci"
- - Prodi è molto indebolito e dovrà sottostare ai ricatti di tutti o mollare come la prima volta e quindi sarà sacrificato sull’altare di chi è seriamente preoccupato dalla possibilità che si attui ciò che è stato promesso in campagna elettorale (tasse, mercato del lavoro, lavori pubblici condivisi e non imposti col manganello, ...)
Il Financial Times dice che questo risultato è il più disastroso per il futuro dell’Italia.
Appendice terminologica
Per comodità del lettore riportiamo le seguenti definizioni
Intenzioni di voto. Indagini effettuate a campione prima del voto
Exit-poll. Indagini effettuate a campione durante il voto: si chiede, garantendo l’anonimato, di ripetere il voto già espresso
Proiezioni. Indagini effettuate a campione sui voti già espressi in sezioni che si considerano rappresentative
Scarto tipo o deviazione standard. Entità media dell’errore ammissibile per effetto del caso
Intervallo di confidenza. Escursione ammissibile con una certa plausibilità (grado di fiducia) del valore che può assumere una grandezza non nota di una popolazione, per esempio una proporzione o percentuale
Grado di fiducia. Più è ampio più è difficile ammettere che il vero valore si trovi fuori dal relativo intervallo di confidenza, ciò però al costo di aumentare la lunghezza dell’intervallo stesso e quindi la sua precisione.
Alberto Lombardo
INCERTEZZA AL SENATO

Nella foto: la tensione dipinta sul mio volto in seguito all'annullamento dell'elezione di Marini al Senato.
DEDICATO A GIULIO

Quando si dice avere un’idea comune dei fini della politica.
La cosca, nei suoi tre componenti maggiori (AN, Lega e FI) aveva iniziato la sua ascesa nel ’94 maledicendo la Democrazia Cristiana e proponendosi come portatrice di pulizia e di aria nuova nel mondo politico italiano. Si è ridotta a candidare al Senato, per la disperazione, il vessillo mummifico della Prima Repubblica, e gli è pure andata buca. Una fine atroce, ma meritata, che mi mette allegria. Comunque, la legislatura è cominciata bene, e domani si elegge il Subcomandante alla Camera. Non erano solo sciocche superstizioni: i gobbi portano fortuna, basta tenerli a distanza ed evitare di portarceli in casa.
DIARIO DI UN BROGLIO ANNUNCIATO

APRILE ELEZIONI PRIVATE
In quattro regioni delicate si sperimenta il voto elettronico. Sarà gestito da Telecom, Eds e Accenture, l’indiziata numero uno per lo scandalo delle elezioni in Florida. Partner di Accenture è Gianmario Pisanu, il figlio del ministro dell’Interno. E un esercito di interinali avrà in mano la chiave dei risultati.
"I brogli rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra. Qualcuno di loro si vantò, nel 1996, di aver sottratto a Forza Italia un milione e 705 mila voti...". Così Silvio Berlusconi ha iniziato l’intervista a Lucia Annunziata del 12 marzo, quella poi finita con la fuga dallo studio televisivo. I brogli elettorali sono la sua ossessione.
Li teme, li evoca, li denuncia da quando si è buttato in politica. Da quando ha cominciato a perdere, poi, l’ossessione è diventata incontenibile. "Loro", quelli della sinistra, "hanno un esercito di professionisti, a danno dei nostri dilettanti, che vengono puntualmente fatti fessi", aveva gridato nel giugno 2004 dal palco di una manifestazione elettorale per le regionali nella rossa Sesto San Giovanni.
Ora, per arginare i "professionisti" della sinistra, Berlusconi lancia alla carica i suoi "dilettanti": si chiamano "Legionari azzurri", si definiscono "difensori del voto" e sono coordinati nientemeno che da Cesare Previti. "Sì, noi pensiamo di mandare persone per bene che cerchino di far sì che la sinistra non possa cancellare la volontà degli elettori", ha spiegato Berlusconi ad Annunziata. I "Legionari" sono una schiera di attivisti di Forza Italia che in tutto il Paese si stanno apprestando a presidiare i seggi, come rappresentanti di lista, per vigilare sulle operazioni elettorali. Arriveranno al 9 aprile istruiti politicamente e preparati tecnicamente, per evitare che "i rossi continuino con i brogli". È già pronto un libretto di otto pagine, tascabile per poterlo portare sempre con sé, intitolato proprio I difensori del voto: sarà il manuale per i 121 mila militanti di Forza Italia chiamati a controllare i seggi. Sveglia all’alba già il sabato 8 aprile, arrivo nelle sezioni elettorali prima di tutti, contare e ricontare le schede, non perdere di vista le urne, uscire per ultimi, la sera, e non abbandonare mai, ma proprio mai, il proprio posto: questi i consigli "per non farsi fregare". E in molte regioni sono già partiti i corsi di formazione per i "Legionari". "In Lazio, per esempio", spiega a Diario la coordinatrice regionale di Forza Italia Beatrice Lorenzin, "abbiamo già iniziato la preparazione dei 5.136 rappresentanti di lista che difenderanno il voto in questa regione".
I Legionari di Previti. Ma Forza Italia non ha pensato solo ai rappresentanti di lista, da sempre arruolati dai diversi partiti tra i loro militanti. Nelle pieghe della nuova legge elettorale c’è infatti anche una novità, passata finora inosservata, che riguarda gli scrutatori e i presidenti di seggio, cioè coloro che, regolarmente remunerati, devono gestire i seggi, sovrintendere alle operazioni di voto e infine scrutinare le schede: non saranno più estratti a sorte, ma saranno scelti e nominati dalle commissioni elettorali dei Comuni, che dovranno attingere da elenchi di volontari chiusi il 30 novembre 2005. A quella data la nuova legge elettorale era stata approvata soltanto dalla Camera e doveva ancora essere votata al Senato, dove sarebbe passata il 21 dicembre; ma Forza Italia si era già portata avanti e aveva mandato i suoi militanti a iscriversi in massa nelle liste dei Comuni.
Così ad aprile una valanga di "Legionari azzurri" s’installerà nei seggi non solo con il ruolo, volontario e di controllo, di rappresentanti di lista, ma con quello, operativo, ufficiale e remunerato, di scrutatori. La coordinatrice emiliano-romagnola Isabella Bertolini, per esempio, già il 18 novembre aveva diffuso un appello ai militanti: "Chiedete ai soci, ai simpatizzanti, agli amici e ai conoscenti di Forza Italia di presentare la domanda di iscrizione all’albo degli scrutatori del loro Comune di residenza... Non lasciamo che anche questa volta i seggi elettorali restino in mano alle sinistre... Con le modifiche introdotte dalla nuova legge elettorale ora possiamo davvero cambiare le cose".
Il campo avverso non è stato invece così pronto ad annusare il cambiamento legislativo prima che diventasse realtà. "Ma non siamo preoccupati", spiega Nora Radice, responsabile organizzativa provinciale dei Ds milanesi. "Secondo le nostre informazioni, non ci sono state corse all’iscrizione negli albi. E i nostri rappresentanti di lista vigileranno in ogni seggio". La dirigente svela un altro retroscena della spericolata legge approvata dal centrodestra. "La commissione elettorale del Comune di Milano ha estratto a sorte gli scrutatori, come prevedeva la vecchia normativa, e poi li ha nominati in blocco, come stabilisce la nuova". Ve l’immaginate la povera commissione, se avesse dovuto votare uno a uno, nome per nome, gli scrutatori di un migliaio di seggi? E ve li immaginate cinque giudici in tutto chiamati a dirimere le controversie che possono sorgere in un parco di circa 5 milioni di schede lombarde? È un’altra novità della legge, che per il Senato ha soppresso gli uffici circoscrizionali presenti in ogni capoluogo di provincia e ha accollato l’ultima fase di controllo del voto a un ufficio regionale unico. Non per niente il presidente della commissione elettorale lombarda, Domenico Urbano, ha reclamato altri 60 giudici da aggiungere ai suoi quattro commissari.
"Berlusconi continua a parlare di brogli. Chi parla troppo di una cosa, la pensa e la evoca", commenta Beatrice Magnolfi, parlamentare dei Ds. Che possa scattare un meccanismo simile a quello che in psicoanalisi si chiama proiezione, quando si attribuisce agli altri un proprio desiderio? Proprio Magnolfi, che in passato è stata assessore all’Innovazione a Prato, in questa legislatura ha scelto di essere, come si definisce, "il cane da guardia del ministro dell’Innovazione Lucio Stanca" e il 10 febbraio, per chiudere in bellezza, gli ha presentato un’interrogazione sullo scrutinio elettronico che sarà sperimentato al prossimo appuntamento elettorale. Sì, perché il 9 e 10 aprile non proveremo soltanto una nuova legge bislaccamente proporzionale, definita "una porcata" da uno dei suoi inventori, con incerti premi di maggioranza, con candidati tutti imposti dai vertici dei partiti e con una scheda grande come un manifesto. Ci sarà anche un’altra grossa novità: nelle 12.680 sezioni di quattro regioni, oltre 11 milioni di persone (più di un quinto degli elettori italiani) saranno chiamati a votare con la tradizionale matita sulla tradizionale (benché ben più ampia) scheda, ma poi i loro voti saranno scrutinati al computer: grande modernizzazione, inevitabile aggiornamento tecnologico, prezioso risparmio di tempo. Ma anche complessa storia di rischi e commistioni che vale la pena di raccontare.
Votare Stanca. Tutto comincia il 3 gennaio 2006, quando il governo vara il primo decreto legge dell’anno, con il numero 1. Come capita spesso al gabinetto Berlusconi, nel provvedimento c’è dentro un po’ di tutto: disposizioni urgenti per il voto da casa di elettori che non possono spostarsi; ammissione ai seggi di osservatori dell’Osce (l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa); ma soprattutto disposizioni per lo scrutinio elettronico. Sperimentazioni erano già state compiute alle europee del 2004 e alle regionali del 2005, questa volta però è una bella fetta di elettori a essere interessata alla sperimentazione: il 20 per cento delle sezioni. E per la prima volta allo scrutinio informatizzato è stato assegnato valore giuridico. Le schede di carta resteranno in archivio, ma saranno estratte dagli scatoloni soltanto in caso di contestazioni.
Le regioni coinvolte sono state scelte, secondo il ministro Stanca, "con il criterio del bilanciamento territoriale": una al Nord, la Liguria; una al Centro, il Lazio; una al Sud, la Puglia; un’isola, la Sardegna. Guarda caso, però, sono tutte regioni in cui gli esiti elettorali sono incerti e che peseranno in maniera determinante per l’assegnazione dei premi di maggioranza (regionali, appunto) per il Senato. In ognuna delle 12.680 sezioni coinvolte ci sarà un computer, due schermi video e un operatore informatico. Mentre gli scrutatori procederanno allo scrutinio tradizionale, contando i voti e impilando le schede, l’operatore digiterà i voti sulla tastiera e li controllerà su uno degli schermi, mentre il secondo sarà a disposizione degli scrutatori. Finita la conta, i dati di ogni sezione saranno inseriti in una "chiavetta" Usb. Le diverse "chiavette" Usb di tutte le sezioni presenti in un unico plesso (edificio) saranno portate a mano e inserite nel computer di plesso. Da qui una linea dedicata trasmetterà i dati direttamente e rapidissimamente al Viminale.
Bello? Sì. Ma anche sicuro? Al riparo da brogli informatici? Chi ricorda le feroci polemiche seguite al voto del 2000 per le presidenziali americane in Florida non può non porsi almeno il problema. Ma al ministero dell’Innovazione il portavoce di Stanca, Dario de Marchi, risponde che non c’è alcun rischio: "Le memorie Usb assegnate alle sezioni saranno inizializzate, dunque non potranno essere sostituite con altre. E la trasmissione dati a Roma sarà effettuata con una rete dedicata, assolutamente sicura". I tecnici del ministero possono intrattenere a lungo gli interlocutori su chiavi di sicurezza, codici identificativi, doppie password, trasmissioni Dmz...
Dopo le prime sperimentazioni di questo sistema, alle europee del 2004, il ministero ha costituito una commissione sul voto elettronico. Con quali risultati? "Avevamo segnalato diversi punti critici", ricorda Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria Ds, che ne ha fatto parte. "Il punto fondamentale riguarda la formazione di presidenti e scrutatori dei seggi, ma soprattutto degli operatori tecnici: chi li sceglie? come? che formazione ricevono? Visto che si tratta di personale di aziende private, chi li controlla e chi garantisce per loro? E dato che i risultati delle regioni coinvolte nella sperimentazione saranno definitivi prima degli altri, chi garantirà una corretta comunicazione al pubblico? Non so se tutti questi punti critici siano stati presi in considerazione per il 9 e 10 aprile".
Lunedì 10 aprile, dopo le ore 15, 11 mila chiavette Usb con il voto dei cittadini italiani cominceranno a girare per l’Italia in tasca a soggetti privati. C’è da stare tranquilli? "Lo scrutinio elettronico è un vantaggio perché è veloce, ma per stare tranquilli ci vorrebbe il controllo finale di una commissione presso il ministero dell’Interno, composta anche da rappresentanti dei diversi schieramenti politici", conclude Migliavacca. "E vorrei che i dati arrivassero anche ai singoli Comuni, come già avviene per lo spoglio cartaceo".
Trattativa privata. Per niente tranquilla Beatrice Magnolfi, la deputata "cane da guardia del ministro dell’Innovazione": "Il 10 febbraio 2006 ho presentato un’interrogazione a Stanca, ponendo una serie di domande. Come saranno garantite l’attendibilità e la correttezza delle procedure di rilevazione informatizzata dello scrutinio? Come possiamo essere davvero sicuri che le memorie Usb non possano essere manomesse? Perché non è prevista alcuna protezione per il trasporto di queste chiavette dalle sezioni al computer di plesso? Che tipo di linea sarà quella utilizzata per la trasmissione dei dati al Viminale?".
Ma non basta. C’è un altro ordine di problemi: come mai un’operazione che verrà a costare oltre 34 milioni di euro è stata affidata a trattativa privata? E chi sceglierà gli operatori informatici (saranno circa 18 mila) che faranno lo scrutinio informatico? E con quali criteri saranno scelti? Sono tre le aziende coinvolte nell’operazione: Telecom Italia, Eds e Accenture. Telecom gestisce la fetta maggiore del budget, fa da capocommessa e fornisce le linee per la trasmissione, ma anche tutto l’hardware. Eds, multinazionale Usa, ha sviluppato il software e coordina gli operatori. Accenture, la più grande azienda di consulenza al mondo, ha ottenuto un subappalto e in questo gioco fa il suo mestiere, cioè la consulenza. Le tre aziende sono state riconfermate nel gennaio di quest’anno, dopo aver svolto insieme le sperimentazioni precedenti, alle europee del 2004 e alle regionali del 2005. Ma i 18 mila operatori informatici saranno forniti da un’altra azienda, la Ajilon, che fa parte della multinazionale del lavoro interinale Adecco.
br> "L’appalto è stato assegnato a trattativa privata per ragioni d’urgenza, perché non c’erano i tempi per fare la gara", spiega Dario de Marchi. Il ministro Stanca lo ha ribadito nella sua risposta del 23 febbraio all’interrogazione di Beatrice Magnolfi: "Il decreto legge numero 1 del 2006 ha espressamente previsto che tale affidamento avvenga in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato, stante il brevissimo lasso di tempo disponibile prima della consultazione elettorale; lo svolgimento delle procedure ordinarie sarebbe stato impossibile in tempi tanto ristretti".
Elezioni: imprevedibili? Così un appalto delicatissimo e di valore consistente, per l’avvenimento più prevedibile e programmabile che esista in democrazia, cioè le elezioni, è stato assegnato a trattativa privata al maggiore operatore telefonico italiano e a due multinazionali di origine statunitense. Eds è il colosso di gestione dati fondato da Ross Perot, il miliardario americano che in passato tentò di conquistare la Casa Bianca come candidato indipendente. Accenture è il nuovo nome assunto dalla Andersen Consulting, dopo essere stata coinvolta nello scandalo Enron. Fattura 14 miliardi di dollari con le commesse del governo americano di George W. Bush. Ha sede fiscale nelle isole Bermuda ed è notoriamente legata al Partito repubblicano, di cui è grande finanziatrice.
I democratici americani e numerose inchieste della stampa l’accusano di aver fornito un database per le liste elettorali delle ultime presidenziali in Florida da cui erano stati espunti, in base alla loro fedina penale, neri e ispanici (solitamente orientati verso i democratici). Lo scorso anno ha ricevuto dal governo una nuova commessa da 10 miliardi di dollari per un sistema di controllo per gli stranieri che entrano ed escono dagli Usa. Negli Stati Uniti Accenture è oggi subcontractor di una società che si chiama Election.com per il trattamento generale dei dati elettorali. Una parte di questa società è stata acquistata da uomini d’affari sauditi che vogliono rimanere anonimi.
In Italia Accenture entra di forza nelle commesse governative a partire dal 2001, quando l’ingegner Mario Pelosi, uno dei grandi manager mondiali di Accenture, diventa prima consigliere tecnico del ministro Stanca e poi capo dipartimento del ministero dell’Innovazione. Il progetto di scrutinio elettronico oggi è seguito da due manager Accenture, Carlo Loglio e Angelo Italiano, ma il nome più noto nell’azienda è un altro: Gianmario Pisanu, partner di Accenture e figlio del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Già nel 2002, l’Accenture Italia del sardo Gianmario Pisanu era stata coinvolta nel megaprogetto (poi bloccato) di digitalizzazione della Sardegna: una torta da 48 milioni di euro da dividere con altri compagni di cordata. Ma nel Paese dei conflitti d’interesse, oggi nessuno sembra essersi scandalizzato per il fatto che l’appalto per lo scrutinio elettronico di un quinto degli elettori italiani sia stato concesso a trattativa privata all’azienda di cui è partner il figlio di un ministro: sarà l’azienda di Gianmario Pisanu a inviare i dati elettorali al Viminale, dove li accoglierà, paterno, Giuseppe Pisanu (candidato di Forza Italia in Puglia).
L’altro ministro coinvolto nella partita, Lucio Stanca, è ministro "tecnico" dell’Innovazione e della tecnologia: dovrebbe essere dunque una garanzia d’imparzialità. Peccato che sia candidato di Forza Italia in Calabria, Umbria e Piemonte. Più in generale, quello che sconcerta è che – in sordina, senza adeguata informazione e senza alcun dibattito nel Paese – sia stata di fatto privatizzata una parte dello Stato, un pezzo di ministero dell’Interno, e proprio nel cuore del gioco democratico: saltate le Prefetture e il Viminale, la correttezza delle elezioni è affidata in quattro regioni italiane ai computer, alle "chiavette" Usb, alla trasmissione dati e al personale tecnico di Telecom, Eds, Accenture, Adecco. Questo proprio nel momento in cui il Paese è scosso dallo scandalo degli spioni di Francesco Storace che tentavano di falsare il voto in Lazio. In cui Telecom compra pagine di quotidiani per spiegare che l’azienda non è coinvolta nelle intercettazioni abusive. E in quattro regioni considerate "in bilico", cruciali per la vittoria di uno dei due schieramenti in gara.
Pisanu Dinasty. Il ministro, i suoi figli. E un’indagine in Sardegna
Giuseppe Pisanu è un democristiano di lungo corso e per anni è stato deputato dc. Sardo di Sassari, è amico di Armando Corona, che poi diventerà Gran Maestro della massoneria, e di Flavio Carboni, faccendiere sardo dai mille affari, che gli presenta un giovane imprenditore lombardo di nome Silvio Berlusconi e un silenzioso banchiere di nome Roberto Calvi. Pisanu, mentre è sottosegretario al Tesoro, si interessa attivamente alla vicenda Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono la scoperta della bancarotta dell’Ambrosiano, incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. Poi, il 6 giugno 1982, risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della banca di Calvi, quando già circolano voci sul crac alle porte. Pisanu sostiene però che la situazione è normale e non accenna minimamente alla gravissima situazione debitoria del Banco Andino, controllato dall’Ambrosiano. Alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, Angelo Rizzoli dichiara: "A proposito dell’Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell’onorevole Pisanu in Parlamento l’aveva fat






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