USA-ITALIA: SISTEMI DI TRUFFA ELETTORALE A CONFRONTO

(Clinton Eugene Curtis, dalla testimonianza resa di fronte alla Commissione Parlamentare di Columbus, Ohio, sulle irregolarità delle elezioni presidenziali americane del 2004)
Clinton Eugene Curtis è l’uomo che ha elaborato il programma software grazie al quale George W. Bush è riuscito, con un abile imbroglio informatico, a farsi eleggere presidente degli Stati Uniti per ben due volte di seguito, rubando voti ai suoi avversari (a Gore, in Florida, nel 2000 e a Kerry, in Ohio, nel 2004). L’elaborazione del software fu commissionata alla Yang Enterprises Inc. di Oviedo, Florida, azienda presso la quale Curtis lavorava come programmatore. A commissionare l’elaborazione del programma fu, nel 2000, Tom Feeney, deputato repubblicano, amicone del governatore della Florida e fratello dell’attuale presidente USA Jeb Bush, consulente e referente politico della Yang Enterprises. Curtis aveva elaborato il programma in buona fede, non pensando che servisse ai repubblicani per truccare le elezioni, ma solo come strumento per tutelarsi contro eventuali brogli della parte avversaria. A questo link (che prima delle elezioni del 9 aprile ho postato infinite volte su infiniti siti, sperando che potesse servire a scongiurare una truffa simile in Italia) potete trovare la sua dichiarazione giurata di fronte a un tribunale in cui rivela l’imbroglio al pubblico americano. L’imbroglio era già stato denunciato da Curtis a Raymond Lemme, Ispettore Generale presso il Dipartimento dei Trasporti della Florida, dove Curtis aveva iniziato a lavorare dopo aver abbandonato la Yang Enterprises.
Lemme svolse delle indagini e rivelò a Curtis di aver scoperto un sistema di corruzione che “arrivava fino alla cima”, coinvolgendo la Yang e il Dipartimento dei Trasporti della Florida in una serie di attività illecite, tra cui il falso in bilancio e la truffa ai danni dello stato.
Poco dopo aver parlato con Lemme, Curtis fu licenziato dal Dipartimento dei Trasporti.
Raymond Lemme fu trovato morto il 1 luglio 2003 in un motel di Valdosta, in Georgia. Il suo caso fu frettolosamente e incredibilmente archiviato come suicidio. Si disse che Lemme si era tolto la vita tagliandosi le vene con una lametta da barba. La polizia di Valdosta, per molti mesi, dichiarò alla stampa che non esisteva alcuna foto del cadavere, poiché le fotografie scattate sul luogo del ritrovamento del corpo erano andate perdute a causa del malfunzionamento della memory card della macchina digitale utilizzata. Finchè qualcuno non pubblicò quelle foto – che evidentemente erano andate perdute meno di quanto i poliziotti locali avrebbero voluto – sul web, e si vide che il cadavere presentava segni di forti percosse piuttosto visibili e che la lametta da barba e il suicidio avevano tutta l’aria di essere una grossolana messa in scena.
Qui di seguito pubblico la traduzione di un estratto dell’affidavit giurato (potete scaricarlo qui in versione integrale, formato PDF) che Clinton Curtis consegnò al Brad Blog nel 2004, temendo che ciò che era accaduto a Lemme potesse capitare anche a lui (finora, se dio vuole, Curtis è vivo, in salute e pure candidato in Florida contro Feeney). Si tratta della parte in cui Curtis descrive il funzionamento del software da lui elaborato per la manipolazione dei voti. Ho evidenziato le parti che possono avere una similitudine con la truffa elettorale perpetrata in Italia il 9 aprile. Ricordo che le nostre elezioni del 9 aprile e quelle americane del 2000 e 2004 hanno almeno 4 punti di contatto:
1) L’incredibile andamento degli scrutini, con il flop dei sondaggi e il clamoroso ribaltamento degli exit-poll.
2) La presenza nefasta di Karl Rove, che è stato consigliere elettorale tanto di George W. Bush quanto di Silvio Berlusconi.
3) La presenza di sistemi informatici per l’elaborazione del flusso dati di cui sono in pochi a conoscere il funzionamento.
4) L’affidamento dell’appalto per lo scrutinio elettronico ad una azienda (la Accenture) che è la stessa principale indiziata per la truffa elettorale in Florida del 2000, oltre ad avere come partner Gianmario Pisanu, figlio del nostro inappuntabile ministro dell’Interno.
Se vogliamo capire in che modo il centrodestra è riuscito a perpetrare la truffa a cui abbiamo assistito il 9 aprile, credo che negli strumenti utilizzati per alterare il voto negli USA potremmo trovare la chiave del mistero. A proposito: subito dopo le elezioni, Berlusconi ha iniziato a strillare come una gallina che voleva un riconteggio totale delle schede eseguito sul cartaceo. Della serie: se voglio evitare che i dati fasulli affluiti al Viminale vengano confrontati con le schede reali, meglio far finta di desiderarlo ardentemente. Così, oltretutto, si poteva riuscire a dilazionare l’insediamento del nuovo governo e a ricattare il paese tenendolo sotto scacco. Ora che c’è tempo e il governo sta per insediarsi, sapete, una verifica approfondita del cartaceo comincia a non sembrarmi poi una così cattiva idea.
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Dall'affidavit di Clinton Eugene Curtis (traduzione mia)
"Poco tempo dopo, come da incarico, elaborai un prototipo del programma per la truffa elettorale. Prima di tutto creai un programma in cui ogni candidato viene rappresentato come elemento di una lista di simboli. Il nome di ogni candidato viene inserito in un database, e il numero che gli è attribuito corrisponde alla posizione che si vuole fargli occupare in quella lista. All’avvio, il programma legge il database, rileva il numero assegnato al candidato e riempie lo spazio corrispondente con i dati associati a quel numero. Ciò permette al programma di lavorare in modo dinamico. Non importa chi sia il candidato, poiché ognuno di essi è associato a un numero a cui corrisponde il suo profilo. In una situazione normale l’elettore seleziona il candidato, clicca sul tasto di conferma, e il totale dei voti precedentemente assegnati al candidato scelto verrà aumentato di un’unità.
Invece, nel prototipo per i brogli elettorali che avevo elaborato, le cose non andavano come poteva sembrare. Nascosti sullo schermo vi erano dei pulsanti invisibili. Una persona che conoscesse la posizione di questi pulsanti poteva utilizzarli per modificare i voti di qualsiasi candidato della lista. Cliccando questi pulsanti nascosti nella giusta sequenza, il candidato selezionato dall’utente viene messo a confronto con altri candidati della stessa competizione elettorale. Se il candidato selezionato è in testa, non accade nulla. Se invece è in vantaggio un altro candidato, il totale dei voti viene modificato in modo tale che il candidato selezionato torni in testa con il 51% dei voti. Gli altri candidati si suddividono automaticamente il restante 49% nella stessa identica proporzione che esisteva tra loro in precedenza. Nel prototipo che avevo fornito a Feeney, il totale dei voti appariva sullo schermo. Nella versione reale, l’elettore non avrebbe traccia visibile dell’imbroglio che sta avendo luogo. Poiché il voto viene applicato per competizione, si può alterare una singola competizione elettorale o più competizioni allo stesso tempo. Né gli scrutatori né gli elettori potrebbero mai accorgersi della truffa, poiché di essa non appare alcun segno visibile. Inoltre, la procedura può essere ripetuta quante volte volte si vuole, fino a ottenere i risultati desiderati. Nessun test e nessuna simulazione potrebbe mai far scoprire l’imbroglio, perché la sua attivazione e la sua procedura sono invisibili a chiunque tranne che agli organizzatori della truffa.
Questa stessa procedura potrebbe essere automatizzata, in modo tale da attivarsi, senza che sia necessario l’intervento di un operatore, ogni volta che l’apparecchiatura rileva un certo schema dell’andamento del voto. L’algoritmo potrebbe anche essere alterato da chiavi nascoste o da “triggers” che permettano all’utilizzatore in malafede di manipolare tanto i margini quanto le percentuali di una competizione elettorale. In molte elezioni nazionali, non è necessario vincere in tutte le zone del paese.”
FAUSTO EVENTO

Intervistatore: Signor Pansa, cosa pensa dell’elezione di Bertinotti a Presidente della Camera?
Pansa: AARGGHHH!!… lo uccideròòòhh…. Ughrrrr…
I.: Come dice, scusi?
P.: Dico che considero tale elezione un pericolo per la Patria e le Istituzioni. I comunisti si stanno infiltrando dappertutto. Non li vede?
I.: Onestamente no. Magari. Lei li vede?
P.: Guardi, ce n’è uno dietro di lei! (estrae una rivoltella dal polmone d’acciaio e fa fuoco, abbattendo il dottor Mario Nidasi, primario di ortopedia).
I.: Perdoni, maestro, ma lei ha appena ucciso un uomo.
P.: E allora? I comunisti ne hanno uccisi centinaia! Migliaia! Miliardi di miliardi! Lei non c’era all’epoca delle vendette partigiane…
I.: Beh, no. Però mi sembra che il suo libro “Il sangue dei vinti” mescoli un po’ troppo disinvoltamente realtà storica e romanzo, pretendendo di essere solo la prima cosa. E poi attinge a fonti molto di parte…
P.: Lei è il solito comunista. Filosofeggia e parla di letteratura mentre la gente muore.
I.: Dove muore?
P.: Lì, ad esempio (punta la rivoltella verso l’infermiera Nadia Pellacciari, arrivata a distribuire i pasti).
Infermiera (estraendo fulminea un winchester dal carrello delle vivande): Non ci provare, figlio di puttana! Ho fatto la rappresentante sindacale nella Filtea-Cgil all’epoca della crisi del tessile! So come trattare con gli stronzi come te!
P. (riponendo cautamente l’arma): Ecco, lo vede? Vogliono abbattere la componente moderata del centrosinistra con le armi dell’estremismo, dell’insulto, del ricatto. Il paese non può permettersi una deriva radicale.
I.: Scusi, ma che ci sarebbe di radicale nel pretendere stipendi un po’ più alti per gli operai, un po’ più bassi per i manager, un orario che conceda un po’ più di tempo libero, aziende la cui funzione sia produrre benessere diffuso e non profitto per pochi?
P.: Lei è pazzo! I cinesi sono alle porte, con i loro fottuti polli alle mandorle! Gli operai italiani devono lavorare 60 ore a settimana con uno stipendio dimezzato se vogliamo continuare a essere competitivi. Per il bene della nostra industria. Per la vita della Patria!
I.: Ma non potremmo competere con la Cina neanche così. E poi chi se ne frega del bene dell’industria se il suo prezzo è la reintroduzione dello schiavismo?
P.: Le faccio un esempio: Oggi, costruire una fabbrica in Cina, compresi i macchinari, costa 30 euro al metro quadrato a dispetto dei 5-600 necessari in Italia. Un operaio cinese lavora 2.370 ore all'anno, senza contare gli straordinari, contro le 1.670 di un operaio italiano. Il costo del lavoro all'ora è pari a 0,45 euro contro i 13 dell'Italia.
I.: E allora? Dovremmo ridurre gli operai italiani in queste condizioni?
P.: No, ma voglio dire: se la Cina costa così poco, perché non ce la compriamo? Facciamo una colletta, un po’ per uno e ci portiamo a casa tutti i cinesi, tutte le fabbriche e pure la Grande Muraglia, e li facciamo lavorare per noi. E’ così semplice. Perché nessuno ci pensa? Perché Bertinotti nasconde al popolo questa elementare verità?
I.: Beh, è un’idea. Ora però devo scappare. Grazie infinite, maestro, per l’intervista.
P.: E pensi ai campi da golf! La Cina ha una superficie di 9 milioni e 600 mila kmq, pari a un quinto del totale mondiale e a quella totale dell'Europa! Pensi a quanti campi da golf ci verrebbero fuori. E pensi a quanti wanton fritti potremmo mangiare e a tutti quegli splendidi lampioncini di carta colorati… (in lontananza si odono le sirene dei Vigili del Fuoco).
RI-DEDICATO A GIULIO

Cioè.
Ho dovuto consumare ben tre diti medi soltanto per togliermi Andreotti dai piedi.
E ne avevo solo due.
Se intendete andare avanti così per tutta la legislatura avvertitemi, che faccio scorta.
Qualcuno ha il numero di telefono di un buon trafficante d'organi? Sulle pagine gialle della mia città non riesco a trovare nulla...
BROGLI DEL 9 APRILE: LA PAROLA ALL'ESPERTO

Le statistiche non sono un'opinione
Questo è un articolo altamente tecnico, ma l'ipotesi che supporta è qualcosa che ci riguarda tutti molto da vicino. É possibile che ci sia stato qualcuno, al di sopra ovviamente dei burattini di destra e di sinistra, Berlusconi e Prodi, che ha voluto che le elezioni finissero con il margine risicato con cui sono finite? Mentre la destra ormai "non poteva" più vincere - pena una vera e propria ribellione popolare - la debolezza sostanziale di un governo di centro sinistra, che fino a un mese fa avrebbe dovuto vincere con comodità le elezioni, a chi può giovare?
Desidero sottolineare che le motivazioni che mi spingono a formulare queste domande partono dall’esigenza di difendere il ruolo e la dignità della disciplina che professo, la statistica.
È ben raro che applicazioni dell’inferenza statistica, ossia di previsioni che hanno una attendibilità intrinsecamente aleatoria, possano essere verificate ex-post, se non dopo tempi lunghi. In genere si prende una decisione in situazione di incertezza e solo dopo molto tempo, e talvolta mai, si può verificare se tali previsioni si potevano considerare accurate nel senso che ci hanno fatto prendere decisioni corrette.
Fa eccezione il caso delle intenzioni di voto e degli exit-poll che trovano conferma in giornata, ossia alla fine degli scrutini. Tali strumenti generalmente hanno dato sempre buona prova della propria accuratezza, infondendo sempre più nel pubblico la fiducia nei metodi statistici.
Le più grosse divergenze tra previsioni e dati ufficiali, che hanno portato addirittura ad un ribaltamento di risultati di tipo maggioritario, a mia memoria sono le elezioni a sindaco di Agrigento del 1993, che vide soccombere il candidato Arnone del centro-sinistra, e le elezioni in Ohio del 2004 , che consentirono a Bush jr di conseguire il suo secondo mandato. Nel primo caso la polemica non partì neanche; ne fecero le spese i poveri abitanti della città siciliana, in particolare quelli di centro-destra, che vennero trattati sui mezzi di informazione nazionali di entrambi gli schieramenti, ma soprattutto da quelli appartenenti al proprio, come dei dementi dispettosi che si divertono a fare scherzi infantili o che hanno timori da trogloditi. Nel secondo invece si sono manifestati tanti di quei sospetti sulla correttezza del voto elettronico adottato in quella tornata, sostenuti anche da testimonianze giurate deposte in un tribunale statunitense, che si aggiungono a quelle ben più note relative alle elezioni del 2000.
In tutti gli altri casi risultati così discordanti in elezioni di tipo maggioritario (per questo escludo il risultato delle elezioni primarie francesi che esclusero Jospin) in paesi avanzati non si sono mai verificati.
In occasione delle elezioni politiche italiane del 2006 si è riscontrata una difformità talmente abnorme tra quanto previsto uniformemente da numerose società di previsioni statistiche e i dati ufficiali diffusi dal Viminale, da portare al dileggio di tutte le società di indagini statistiche coinvolte e quindi alla disciplina che esse usano.
Non posso negare che una forte spinta a fare queste riflessioni mi è stata data anche dalla profonda disistima che nutrivo, e nutro ancor più oggi, dei responsabili politici della parte politica che ha detenuto in questa tornata la responsabilità amministrativa delle elezioni, ma credo che i miei pregiudizi che mi hanno portato a formulare le domande qui contenute non ne sminuiscono l’urgenza.
Non vi sono domande faziose, vi sono solo risposte reticenti.
1. Indizi
1.1 Intenzioni di voto
Le intenzioni di voto espresse al 22 marzo davano
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CAMERA |
SENATO |
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CENTROSINISTRA |
53,0% |
53,1% |
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CENTRODESTRA |
46,7% |
46,5% |
È del tutto evidente che tali intenzioni sono affette da errore e certamente gli ultimissimi giorni della campagna elettorale possono avere spostato qualcosa, ma in ogni caso, osservando il rapporto tra Camera e Senato, era previsto un vantaggio per il centrosinistra maggiore al Senato e non minore come poi appare nei dati ufficiali (vedi oltre).
1.2 Gli exit-poll
Gli exit-poll di tre e non una società di indagine davano unanimemente un vantaggio incolmabile per il Centro-sinistra. Riportiamo ad esempio quelle della SWG
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CAMERA |
SENATO |
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CENTROSINISTRA |
52,5 – 53,5 |
52,0 – 53,0 |
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CENTRODESTRA |
46,5 – 47.5 |
46,5 – 47,5 |
SWG, Exit-poll
Si vede ora un leggero spostamento relativo tra Camera e Senato, per cui nelle intenzioni di voto avevamo un vantaggio maggiore al Senato di uno 0,1%, negli exit-poll un vantaggio maggiore alla Camera di uno 0,5%.
Abbiamo qui anche un intervallo entro cui la società prevede si possono avere spostamenti ammissibili per motivi casuali. Riportiamo il seguente grafico che esprime meglio le posizioni relative dei punti centrali delle previsioni rispetto alla loro variabilità ammissibile per fattori di tipo casuale. I grafici sono stati costruiti ammettendo che gli intervalli di confidenza fossero stati formulati con un grado di fiducia del 90%, (v. Appendice) abbastanza basso per gli standard usati in questi casi; se gli intervalli fossero stati formulati con maggiore grado di attendibilità, le curve sarebbero ancora più strette e quindi ancora più incredibile un loro riavvicinamento fino alla sovrapposizione.

1.3 I dati ufficiali
Nei dati ufficiali riguardanti i votanti in Italia escludendo i votanti all’estero, osserviamo che alla Camera il Centro-sinistra ha attribuiti 25224 voti in più rispetto al Centro-destra, mentre al Senato 217819 voti in meno, con uno sbilancio pari a 243043. Poiché la differenza tra il corpo elettorale tra Senato e Camera è di 3.342.370, pari solo al 8,76% del totale, per giustificare questo sbilancio, si conclude che nella fascia dei giovani, che votano alla Camera e non al Senato, il Centro-sinistra ha conseguito il 53,4% contro il 46,1% del Centro-destra. I dati sono ottenuti con limitati aggiustamenti dovuti al fatto che con un corpo elettorale maggiore (Camera) gli Altri hanno conseguito meno voti (rispetto al Senato) e ammettendo una coerenza dell’elettore nel suo voto alla Camera ed al Senato, a meno di eccezioni che dovrebbero tendere a compensarsi.
Un tale sbilancio nel voto fra i giovani pari ad oltre il 7% (53.409 - 46.137) non è mai stato previsto da nessuna società di indagini (http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/).
3. Evidenze
Fin qui solo indizi.
Sufficienti, per chi è abituato a usare la statistica, a far sospettare del risultato ufficiale, fino a ritenerlo destituito di ogni attendibilità (infatti nei paesi in cui si hanno sospetti di brogli elettorali una misura infallibile è la concordanza dei dati ufficiali con le previsioni, ovviamente se eseguite da società di indagini demoscopiche indipendenti).
Forse non altrettanto sufficienti per tutti.
L’argomento che però dovrebbe sbaragliare ogni residua remora nel destituire di ogni credibilità i dati ufficiali risiede non nel contenuto dei voti presentati, ma nella modalità di arrivo di tali dati.
Seguendo l’afflusso dei dati alla Camera, al momento in cui erano arrivati circa la metà delle sezioni (19 milioni di voti su 38 milioni), al Centro-sinistra veniva attribuito un 52% circa e al Centro-destra un 47,5%.
Se i dati fossero affluiti casualmente tale percentuale non poteva spostarsi che per due o massimo tre centesimi di centesimi, cioè dal 52% al 51,99%, al 51,98%, al 51,97%, ma non oltre.
La spiegazione tecnica sta nel fatto che la distribuzione di probabilità da usare in questo caso è quella nota come Ipergeometrica, che ha uno scarto tipo pari a
= 0,000081
avendo posto p e q pari circa al 50%, n pari a 19 milioni e N pari a 38 milioni.
In queste condizioni la distribuzione Ipergeometrica può essere ragionevolmente approssimata alla distribuzione Normale che prevede spostamenti pari a non oltre tre volte il valore sopra calcolato.
In effetti tutta la nottata ha visto l’arrivo di blocchi di sezioni che avevano una media pari al 47% circa per il centro-sinistra, cosa del tutto inammissibile se i voti fossero affluiti in modo casuale.
Tuttavia le prime proiezioni davano alla Camera addirittura un vantaggio per il centro-destra. Ricordiamo però che le sezioni prescelte dalla società demoscopica per formulare il proprio campione erano certamente note e quindi, chi avesse avuto la possibilità di manomettere i voti di quelle sezioni, avrebbe potuto condizionare le conclusioni delle proiezioni.
Quindi è del tutto escluso che i dati siano stati diffusi in modo casuale e quindi delle due l’una: o i dati sono stati trattenuti dal Viminale e diffusi in modo ragionato (e per quale motivo?) oppure non sono affluiti al Viminale in modo casuale.


Fonte http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1046017.php
Quest’ultima è in genere la spiegazione più accreditata. Vediamo meglio.
La prima e più ovvia giustificazione è che le regioni più efficienti e più vicine sono anche quelle tradizionalmente amministrate dal Centro-sinistra, quali Toscana e Emilia-Romagna, che infatti arrivano per prime. Ma come mai in ritardo era mezza Lombardia, la Puglia, la Sicilia, …?
La seconda giustificazione potrebbe risiedere nell’accanimento degli scrutatori del centro-sinistra ove si prefigurava una maggioranza di centro-destra. Ma ciò è del tutto smentito dal numero delle schede contestate, che risultano pari ad alcune centinaia, tra l’altro equamente distribuite tra centro-sinistra e centro-destra e comunque non giustificano il ritardo di 30 mila sezioni su 65 mila.
Invocare che ciò si è sempre verificato in tutte le precedenti tornate elettorali, non fa che gettare un orrendo sospetto su tutti i 60 anni di storia di questa Repubblica.
Inoltre le operazioni di scrutinio in questa tornata elettorale erano rapidissime, in quanto mancavano i voti di preferenza.
È come se assistessimo ad una partita a poker scoperto e, dopo avere ricevuto tre Kappa contro due Assi, ed avere fatto una puntata, vedessimo arrivare al nostro avversario (che è il cartaio) un terzo Asso. Tutto possibile, tutto nella ammissibile casualità. Ma se le carte che sono uscite sono prima tutte le rosse e poi tutte le nere, è legittimo porre la domanda: "Ma le hai mescolate le carte?"
Nella manomissione della verità si lasciano sempre delle tracce, soprattutto quelle di cui non si conosce l’esistenza o se ne sottovaluta l’importanza.
A ciò si aggiunga che la legge elettorale ha modificato il meccanismo di selezione dei Presidenti e scrutatori di seggio, da estrazione casuale da elenchi, a nomina diretta dei partiti.
Inoltre, che credibilità generale ha un’elezione in cui si ritrovano interi pacchi di schede votate che nessuno stava cercando? Che tipo di riscontri vengono fatti?
Non sono scandalizzato perché si fanno errori, ma perché non c’è nessun controllo incrociato che li possa smascherare.
Se un cassiere di banca non bilancia al centesimo la cassa la sera non si chiude, non perché il centesimo sia importante, ma perché lo sbilancio è sintomo di un errore che può essere anche molto grave. Come mai, non solo si sono perse delle schede, ma non c’era nessuno che le stava cercando. Che tipo di controlli e di verifiche sono predisposti? Oppure c’erano già interi pacchi di schede prevotate che sono state sostituite a quelle reali, che sono state poi "smaltite" in tutta fretta?
4. Gli alibi precostruiti
Chi deve commettere un delitto cerca di precostituirsi un alibi. Ma spesso, ci insegnano i giallisti, sono proprio i tentativi maldestri di costruzione di alibi che mettono sull’avviso gli investigatori.
Da molto tempo prima delle elezioni si vociferava sul fatto che gli elettori di centro-destra sono reticenti nel rispondere e ciò inficerebbe sistematicamente ogni campione. Ricordo che l’errore sistematico è quello più temuto dagli statistici perché non è controllabile con metodi probabilistici.
A parte il fatto che ciò:
- 1 - E' immotivatamente offensivo per gli elettori di centro-destra (son scemi o si vergognano?)
- 2 - Non è mai stato accertato in altre occasioni elettorali (vedi eccezioni in Premessa), neanche quando il centro-destra era all’opposizione, figuriamoci quando è al governo
- 3 - E' smentito fattivamente dall’analisi del confronto Camera-Senato (come mai si risponde più correttamente per i voti alla Camera e non per quelli al Senato?)
c’è da pensare che queste voci siano stati propalate proprio per "delegittimare" i risultati di tutte le indagini di tipo demoscopico.
Inoltre a una settimana dal voto ancora si minaccia da parte del centro-destra di richiedere una cosa che si sa bene è del tutto impossibile: la verifica di tutte le schede. Che anche questo non sia un bluff per coprire proprio una realtà opposta a quella che si va sbandierando?
5. L’arma del delitto
Nelle mie argomentazioni manca la "smoking gun", l’arma fumante in mano all’assassino. Non ho idea come, quando e dove, si possano modificare i voti espressi dagli italiani.
Per rimanere all’esempio della partita a poker, non sono in grado di dire che il cartaio ha barato, perché tutti abbiamo visto il mazzo ben mescolato e da esso son venute le carte che ci hanno dato, anche se è realisticamente impossibile che non ci sia stato un meccanismo che ne ha alterato la casualità di arrivo. Ma che esistano prestigiatori molto bravi è un fatto del tutto scontato, anche se non ne conosciamo le tecniche.
Quindi al momento è doveroso sottolineare che con questo documento si formulano domande e non accuse e che sarei ben felice di poter ricevere risposte soddisfacenti che dissolvano i dubbi contenuti in queste pagine.
6. Alcune controdeduzioni
Le controdeduzioni pongono domande di carattere eminentemente politico e quindi richiedono delle risposte di natura politica.
- "Ma se volevano imbrogliare, come mai si sono fermati a metà?"
- "Ma perché queste cose non le dicono i partiti e i giornali di centro-sinistra?"
Ovviamente – ammesso di accettare che i voti ufficiali sono stati alterati e che quelli vicini alla realtà sono quelli emersi dagli exit-poll – la risposta può essere molto complessa.
La più banale è "ci hanno provato", ma qualcuno più attento li ha fatti desistere all’ultimo momento e i responsabili dell’Unione non vogliono portare il Paese sull’orlo della crisi istituzionale.
La più complessa è quella che questo risultato politicamente mette in difficoltà più la sinistra dell’Unione che l’Ulivo.
Vediamo infatti qual è il risultato politico:
- - Berlusconi resta a galla come indiscusso capo dell’opposizione e i conti dentro il centro-destra si allontanano
- - La sinistra dell’Unione è messa sotto scacco: ogni insistenza perché si realizzi il programma sottoscritto con Prodi, aprirebbe la strada alla Grande Coalizione con conseguente espulsione dal governo di chi non ci sta agli "inciuci"
- - Prodi è molto indebolito e dovrà sottostare ai ricatti di tutti o mollare come la prima volta e quindi sarà sacrificato sull’altare di chi è seriamente preoccupato dalla possibilità che si attui ciò che è stato promesso in campagna elettorale (tasse, mercato del lavoro, lavori pubblici condivisi e non imposti col manganello, ...)
Il Financial Times dice che questo risultato è il più disastroso per il futuro dell’Italia.
Appendice terminologica
Per comodità del lettore riportiamo le seguenti definizioni
Intenzioni di voto. Indagini effettuate a campione prima del voto
Exit-poll. Indagini effettuate a campione durante il voto: si chiede, garantendo l’anonimato, di ripetere il voto già espresso
Proiezioni. Indagini effettuate a campione sui voti già espressi in sezioni che si considerano rappresentative
Scarto tipo o deviazione standard. Entità media dell’errore ammissibile per effetto del caso
Intervallo di confidenza. Escursione ammissibile con una certa plausibilità (grado di fiducia) del valore che può assumere una grandezza non nota di una popolazione, per esempio una proporzione o percentuale
Grado di fiducia. Più è ampio più è difficile ammettere che il vero valore si trovi fuori dal relativo intervallo di confidenza, ciò però al costo di aumentare la lunghezza dell’intervallo stesso e quindi la sua precisione.
Alberto Lombardo
INCERTEZZA AL SENATO

Nella foto: la tensione dipinta sul mio volto in seguito all'annullamento dell'elezione di Marini al Senato.
DEDICATO A GIULIO

Quando si dice avere un’idea comune dei fini della politica.
La cosca, nei suoi tre componenti maggiori (AN, Lega e FI) aveva iniziato la sua ascesa nel ’94 maledicendo la Democrazia Cristiana e proponendosi come portatrice di pulizia e di aria nuova nel mondo politico italiano. Si è ridotta a candidare al Senato, per la disperazione, il vessillo mummifico della Prima Repubblica, e gli è pure andata buca. Una fine atroce, ma meritata, che mi mette allegria. Comunque, la legislatura è cominciata bene, e domani si elegge il Subcomandante alla Camera. Non erano solo sciocche superstizioni: i gobbi portano fortuna, basta tenerli a distanza ed evitare di portarceli in casa.
DIARIO DI UN BROGLIO ANNUNCIATO

APRILE ELEZIONI PRIVATE
In quattro regioni delicate si sperimenta il voto elettronico. Sarà gestito da Telecom, Eds e Accenture, l’indiziata numero uno per lo scandalo delle elezioni in Florida. Partner di Accenture è Gianmario Pisanu, il figlio del ministro dell’Interno. E un esercito di interinali avrà in mano la chiave dei risultati.
"I brogli rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra. Qualcuno di loro si vantò, nel 1996, di aver sottratto a Forza Italia un milione e 705 mila voti...". Così Silvio Berlusconi ha iniziato l’intervista a Lucia Annunziata del 12 marzo, quella poi finita con la fuga dallo studio televisivo. I brogli elettorali sono la sua ossessione.
Li teme, li evoca, li denuncia da quando si è buttato in politica. Da quando ha cominciato a perdere, poi, l’ossessione è diventata incontenibile. "Loro", quelli della sinistra, "hanno un esercito di professionisti, a danno dei nostri dilettanti, che vengono puntualmente fatti fessi", aveva gridato nel giugno 2004 dal palco di una manifestazione elettorale per le regionali nella rossa Sesto San Giovanni.
Ora, per arginare i "professionisti" della sinistra, Berlusconi lancia alla carica i suoi "dilettanti": si chiamano "Legionari azzurri", si definiscono "difensori del voto" e sono coordinati nientemeno che da Cesare Previti. "Sì, noi pensiamo di mandare persone per bene che cerchino di far sì che la sinistra non possa cancellare la volontà degli elettori", ha spiegato Berlusconi ad Annunziata. I "Legionari" sono una schiera di attivisti di Forza Italia che in tutto il Paese si stanno apprestando a presidiare i seggi, come rappresentanti di lista, per vigilare sulle operazioni elettorali. Arriveranno al 9 aprile istruiti politicamente e preparati tecnicamente, per evitare che "i rossi continuino con i brogli". È già pronto un libretto di otto pagine, tascabile per poterlo portare sempre con sé, intitolato proprio I difensori del voto: sarà il manuale per i 121 mila militanti di Forza Italia chiamati a controllare i seggi. Sveglia all’alba già il sabato 8 aprile, arrivo nelle sezioni elettorali prima di tutti, contare e ricontare le schede, non perdere di vista le urne, uscire per ultimi, la sera, e non abbandonare mai, ma proprio mai, il proprio posto: questi i consigli "per non farsi fregare". E in molte regioni sono già partiti i corsi di formazione per i "Legionari". "In Lazio, per esempio", spiega a Diario la coordinatrice regionale di Forza Italia Beatrice Lorenzin, "abbiamo già iniziato la preparazione dei 5.136 rappresentanti di lista che difenderanno il voto in questa regione".
I Legionari di Previti. Ma Forza Italia non ha pensato solo ai rappresentanti di lista, da sempre arruolati dai diversi partiti tra i loro militanti. Nelle pieghe della nuova legge elettorale c’è infatti anche una novità, passata finora inosservata, che riguarda gli scrutatori e i presidenti di seggio, cioè coloro che, regolarmente remunerati, devono gestire i seggi, sovrintendere alle operazioni di voto e infine scrutinare le schede: non saranno più estratti a sorte, ma saranno scelti e nominati dalle commissioni elettorali dei Comuni, che dovranno attingere da elenchi di volontari chiusi il 30 novembre 2005. A quella data la nuova legge elettorale era stata approvata soltanto dalla Camera e doveva ancora essere votata al Senato, dove sarebbe passata il 21 dicembre; ma Forza Italia si era già portata avanti e aveva mandato i suoi militanti a iscriversi in massa nelle liste dei Comuni.
Così ad aprile una valanga di "Legionari azzurri" s’installerà nei seggi non solo con il ruolo, volontario e di controllo, di rappresentanti di lista, ma con quello, operativo, ufficiale e remunerato, di scrutatori. La coordinatrice emiliano-romagnola Isabella Bertolini, per esempio, già il 18 novembre aveva diffuso un appello ai militanti: "Chiedete ai soci, ai simpatizzanti, agli amici e ai conoscenti di Forza Italia di presentare la domanda di iscrizione all’albo degli scrutatori del loro Comune di residenza... Non lasciamo che anche questa volta i seggi elettorali restino in mano alle sinistre... Con le modifiche introdotte dalla nuova legge elettorale ora possiamo davvero cambiare le cose".
Il campo avverso non è stato invece così pronto ad annusare il cambiamento legislativo prima che diventasse realtà. "Ma non siamo preoccupati", spiega Nora Radice, responsabile organizzativa provinciale dei Ds milanesi. "Secondo le nostre informazioni, non ci sono state corse all’iscrizione negli albi. E i nostri rappresentanti di lista vigileranno in ogni seggio". La dirigente svela un altro retroscena della spericolata legge approvata dal centrodestra. "La commissione elettorale del Comune di Milano ha estratto a sorte gli scrutatori, come prevedeva la vecchia normativa, e poi li ha nominati in blocco, come stabilisce la nuova". Ve l’immaginate la povera commissione, se avesse dovuto votare uno a uno, nome per nome, gli scrutatori di un migliaio di seggi? E ve li immaginate cinque giudici in tutto chiamati a dirimere le controversie che possono sorgere in un parco di circa 5 milioni di schede lombarde? È un’altra novità della legge, che per il Senato ha soppresso gli uffici circoscrizionali presenti in ogni capoluogo di provincia e ha accollato l’ultima fase di controllo del voto a un ufficio regionale unico. Non per niente il presidente della commissione elettorale lombarda, Domenico Urbano, ha reclamato altri 60 giudici da aggiungere ai suoi quattro commissari.
"Berlusconi continua a parlare di brogli. Chi parla troppo di una cosa, la pensa e la evoca", commenta Beatrice Magnolfi, parlamentare dei Ds. Che possa scattare un meccanismo simile a quello che in psicoanalisi si chiama proiezione, quando si attribuisce agli altri un proprio desiderio? Proprio Magnolfi, che in passato è stata assessore all’Innovazione a Prato, in questa legislatura ha scelto di essere, come si definisce, "il cane da guardia del ministro dell’Innovazione Lucio Stanca" e il 10 febbraio, per chiudere in bellezza, gli ha presentato un’interrogazione sullo scrutinio elettronico che sarà sperimentato al prossimo appuntamento elettorale. Sì, perché il 9 e 10 aprile non proveremo soltanto una nuova legge bislaccamente proporzionale, definita "una porcata" da uno dei suoi inventori, con incerti premi di maggioranza, con candidati tutti imposti dai vertici dei partiti e con una scheda grande come un manifesto. Ci sarà anche un’altra grossa novità: nelle 12.680 sezioni di quattro regioni, oltre 11 milioni di persone (più di un quinto degli elettori italiani) saranno chiamati a votare con la tradizionale matita sulla tradizionale (benché ben più ampia) scheda, ma poi i loro voti saranno scrutinati al computer: grande modernizzazione, inevitabile aggiornamento tecnologico, prezioso risparmio di tempo. Ma anche complessa storia di rischi e commistioni che vale la pena di raccontare.
Votare Stanca. Tutto comincia il 3 gennaio 2006, quando il governo vara il primo decreto legge dell’anno, con il numero 1. Come capita spesso al gabinetto Berlusconi, nel provvedimento c’è dentro un po’ di tutto: disposizioni urgenti per il voto da casa di elettori che non possono spostarsi; ammissione ai seggi di osservatori dell’Osce (l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa); ma soprattutto disposizioni per lo scrutinio elettronico. Sperimentazioni erano già state compiute alle europee del 2004 e alle regionali del 2005, questa volta però è una bella fetta di elettori a essere interessata alla sperimentazione: il 20 per cento delle sezioni. E per la prima volta allo scrutinio informatizzato è stato assegnato valore giuridico. Le schede di carta resteranno in archivio, ma saranno estratte dagli scatoloni soltanto in caso di contestazioni.
Le regioni coinvolte sono state scelte, secondo il ministro Stanca, "con il criterio del bilanciamento territoriale": una al Nord, la Liguria; una al Centro, il Lazio; una al Sud, la Puglia; un’isola, la Sardegna. Guarda caso, però, sono tutte regioni in cui gli esiti elettorali sono incerti e che peseranno in maniera determinante per l’assegnazione dei premi di maggioranza (regionali, appunto) per il Senato. In ognuna delle 12.680 sezioni coinvolte ci sarà un computer, due schermi video e un operatore informatico. Mentre gli scrutatori procederanno allo scrutinio tradizionale, contando i voti e impilando le schede, l’operatore digiterà i voti sulla tastiera e li controllerà su uno degli schermi, mentre il secondo sarà a disposizione degli scrutatori. Finita la conta, i dati di ogni sezione saranno inseriti in una "chiavetta" Usb. Le diverse "chiavette" Usb di tutte le sezioni presenti in un unico plesso (edificio) saranno portate a mano e inserite nel computer di plesso. Da qui una linea dedicata trasmetterà i dati direttamente e rapidissimamente al Viminale.
Bello? Sì. Ma anche sicuro? Al riparo da brogli informatici? Chi ricorda le feroci polemiche seguite al voto del 2000 per le presidenziali americane in Florida non può non porsi almeno il problema. Ma al ministero dell’Innovazione il portavoce di Stanca, Dario de Marchi, risponde che non c’è alcun rischio: "Le memorie Usb assegnate alle sezioni saranno inizializzate, dunque non potranno essere sostituite con altre. E la trasmissione dati a Roma sarà effettuata con una rete dedicata, assolutamente sicura". I tecnici del ministero possono intrattenere a lungo gli interlocutori su chiavi di sicurezza, codici identificativi, doppie password, trasmissioni Dmz...
Dopo le prime sperimentazioni di questo sistema, alle europee del 2004, il ministero ha costituito una commissione sul voto elettronico. Con quali risultati? "Avevamo segnalato diversi punti critici", ricorda Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria Ds, che ne ha fatto parte. "Il punto fondamentale riguarda la formazione di presidenti e scrutatori dei seggi, ma soprattutto degli operatori tecnici: chi li sceglie? come? che formazione ricevono? Visto che si tratta di personale di aziende private, chi li controlla e chi garantisce per loro? E dato che i risultati delle regioni coinvolte nella sperimentazione saranno definitivi prima degli altri, chi garantirà una corretta comunicazione al pubblico? Non so se tutti questi punti critici siano stati presi in considerazione per il 9 e 10 aprile".
Lunedì 10 aprile, dopo le ore 15, 11 mila chiavette Usb con il voto dei cittadini italiani cominceranno a girare per l’Italia in tasca a soggetti privati. C’è da stare tranquilli? "Lo scrutinio elettronico è un vantaggio perché è veloce, ma per stare tranquilli ci vorrebbe il controllo finale di una commissione presso il ministero dell’Interno, composta anche da rappresentanti dei diversi schieramenti politici", conclude Migliavacca. "E vorrei che i dati arrivassero anche ai singoli Comuni, come già avviene per lo spoglio cartaceo".
Trattativa privata. Per niente tranquilla Beatrice Magnolfi, la deputata "cane da guardia del ministro dell’Innovazione": "Il 10 febbraio 2006 ho presentato un’interrogazione a Stanca, ponendo una serie di domande. Come saranno garantite l’attendibilità e la correttezza delle procedure di rilevazione informatizzata dello scrutinio? Come possiamo essere davvero sicuri che le memorie Usb non possano essere manomesse? Perché non è prevista alcuna protezione per il trasporto di queste chiavette dalle sezioni al computer di plesso? Che tipo di linea sarà quella utilizzata per la trasmissione dei dati al Viminale?".
Ma non basta. C’è un altro ordine di problemi: come mai un’operazione che verrà a costare oltre 34 milioni di euro è stata affidata a trattativa privata? E chi sceglierà gli operatori informatici (saranno circa 18 mila) che faranno lo scrutinio informatico? E con quali criteri saranno scelti? Sono tre le aziende coinvolte nell’operazione: Telecom Italia, Eds e Accenture. Telecom gestisce la fetta maggiore del budget, fa da capocommessa e fornisce le linee per la trasmissione, ma anche tutto l’hardware. Eds, multinazionale Usa, ha sviluppato il software e coordina gli operatori. Accenture, la più grande azienda di consulenza al mondo, ha ottenuto un subappalto e in questo gioco fa il suo mestiere, cioè la consulenza. Le tre aziende sono state riconfermate nel gennaio di quest’anno, dopo aver svolto insieme le sperimentazioni precedenti, alle europee del 2004 e alle regionali del 2005. Ma i 18 mila operatori informatici saranno forniti da un’altra azienda, la Ajilon, che fa parte della multinazionale del lavoro interinale Adecco.
br> "L’appalto è stato assegnato a trattativa privata per ragioni d’urgenza, perché non c’erano i tempi per fare la gara", spiega Dario de Marchi. Il ministro Stanca lo ha ribadito nella sua risposta del 23 febbraio all’interrogazione di Beatrice Magnolfi: "Il decreto legge numero 1 del 2006 ha espressamente previsto che tale affidamento avvenga in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato, stante il brevissimo lasso di tempo disponibile prima della consultazione elettorale; lo svolgimento delle procedure ordinarie sarebbe stato impossibile in tempi tanto ristretti".
Elezioni: imprevedibili? Così un appalto delicatissimo e di valore consistente, per l’avvenimento più prevedibile e programmabile che esista in democrazia, cioè le elezioni, è stato assegnato a trattativa privata al maggiore operatore telefonico italiano e a due multinazionali di origine statunitense. Eds è il colosso di gestione dati fondato da Ross Perot, il miliardario americano che in passato tentò di conquistare la Casa Bianca come candidato indipendente. Accenture è il nuovo nome assunto dalla Andersen Consulting, dopo essere stata coinvolta nello scandalo Enron. Fattura 14 miliardi di dollari con le commesse del governo americano di George W. Bush. Ha sede fiscale nelle isole Bermuda ed è notoriamente legata al Partito repubblicano, di cui è grande finanziatrice.
I democratici americani e numerose inchieste della stampa l’accusano di aver fornito un database per le liste elettorali delle ultime presidenziali in Florida da cui erano stati espunti, in base alla loro fedina penale, neri e ispanici (solitamente orientati verso i democratici). Lo scorso anno ha ricevuto dal governo una nuova commessa da 10 miliardi di dollari per un sistema di controllo per gli stranieri che entrano ed escono dagli Usa. Negli Stati Uniti Accenture è oggi subcontractor di una società che si chiama Election.com per il trattamento generale dei dati elettorali. Una parte di questa società è stata acquistata da uomini d’affari sauditi che vogliono rimanere anonimi.
In Italia Accenture entra di forza nelle commesse governative a partire dal 2001, quando l’ingegner Mario Pelosi, uno dei grandi manager mondiali di Accenture, diventa prima consigliere tecnico del ministro Stanca e poi capo dipartimento del ministero dell’Innovazione. Il progetto di scrutinio elettronico oggi è seguito da due manager Accenture, Carlo Loglio e Angelo Italiano, ma il nome più noto nell’azienda è un altro: Gianmario Pisanu, partner di Accenture e figlio del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Già nel 2002, l’Accenture Italia del sardo Gianmario Pisanu era stata coinvolta nel megaprogetto (poi bloccato) di digitalizzazione della Sardegna: una torta da 48 milioni di euro da dividere con altri compagni di cordata. Ma nel Paese dei conflitti d’interesse, oggi nessuno sembra essersi scandalizzato per il fatto che l’appalto per lo scrutinio elettronico di un quinto degli elettori italiani sia stato concesso a trattativa privata all’azienda di cui è partner il figlio di un ministro: sarà l’azienda di Gianmario Pisanu a inviare i dati elettorali al Viminale, dove li accoglierà, paterno, Giuseppe Pisanu (candidato di Forza Italia in Puglia).
L’altro ministro coinvolto nella partita, Lucio Stanca, è ministro "tecnico" dell’Innovazione e della tecnologia: dovrebbe essere dunque una garanzia d’imparzialità. Peccato che sia candidato di Forza Italia in Calabria, Umbria e Piemonte. Più in generale, quello che sconcerta è che – in sordina, senza adeguata informazione e senza alcun dibattito nel Paese – sia stata di fatto privatizzata una parte dello Stato, un pezzo di ministero dell’Interno, e proprio nel cuore del gioco democratico: saltate le Prefetture e il Viminale, la correttezza delle elezioni è affidata in quattro regioni italiane ai computer, alle "chiavette" Usb, alla trasmissione dati e al personale tecnico di Telecom, Eds, Accenture, Adecco. Questo proprio nel momento in cui il Paese è scosso dallo scandalo degli spioni di Francesco Storace che tentavano di falsare il voto in Lazio. In cui Telecom compra pagine di quotidiani per spiegare che l’azienda non è coinvolta nelle intercettazioni abusive. E in quattro regioni considerate "in bilico", cruciali per la vittoria di uno dei due schieramenti in gara.
Pisanu Dinasty. Il ministro, i suoi figli. E un’indagine in Sardegna
Giuseppe Pisanu è un democristiano di lungo corso e per anni è stato deputato dc. Sardo di Sassari, è amico di Armando Corona, che poi diventerà Gran Maestro della massoneria, e di Flavio Carboni, faccendiere sardo dai mille affari, che gli presenta un giovane imprenditore lombardo di nome Silvio Berlusconi e un silenzioso banchiere di nome Roberto Calvi. Pisanu, mentre è sottosegretario al Tesoro, si interessa attivamente alla vicenda Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono la scoperta della bancarotta dell’Ambrosiano, incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. Poi, il 6 giugno 1982, risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della banca di Calvi, quando già circolano voci sul crac alle porte. Pisanu sostiene però che la situazione è normale e non accenna minimamente alla gravissima situazione debitoria del Banco Andino, controllato dall’Ambrosiano. Alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, Angelo Rizzoli dichiara: "A proposito dell’Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell’onorevole Pisanu in Parlamento l’aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni". Dopo lo scandalo P2 e il crac Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è costretto a dimettersi da sottosegretario.
Ricompare nel 1994: lasciata la Dc, torna in Parlamento con il partito di Berlusconi, ex socio d’affari del suo protetto Carboni. E Berlusconi, nel 2001, pur di dargli una poltrona da ministro, inventa il curioso dicastero dell’Attuazione del programma. Quando poi il suo collega di governo Claudio Scajola è costretto alle dimissioni (dopo aver definito Marco Biagi "un rompicoglioni"), Pisanu prende il suo posto: ministro dell’Interno.
I sardi sanno che Beppe Pisanu (originario di Ittiri, Sassari) è sempre stato molto riconoscente con compaesani, amici e parenti che lo hanno sostenuto nella lunga carriera politica. E che tiene molto alla carriera dei figli. Ne ha tre. Gigi fa l’avvocato ed è consigliere di Forza Italia al Comune di Sassari. Angelo è oggi nella segreteria nazionale di Forza Italia, dopo essere stato candidato nel 2005 in Lazio nello (sfortunato) listino di Francesco Storace. Il terzo figlio, Gianmario, è partner della multinazionale della consulenza Accenture. Beppe Pisanu in persona è stato interrogato, l’ottobre scorso, dalla procura di Cagliari: a proposito di un presunto giro di favori nel corso dell’inchiesta sulla maxi-truffa Ranno-Fideuram per corruzione, peculato, truffa e riciclaggio. Il nome di Pisanu padre, che non risulta indagato, è saltato fuori assieme a quello di Pisanu figlio – Angelo – durante l’interrogatorio a Gabriella Ranno, la promotrice finanziaria accusata numero uno dello scandalo: "Il titolare del dicastero dell’Interno si è interessato perché il piano triennale Fideuram andasse a buon fine", ovvero premendo affinché diversi enti regionali accettassero investimenti a tassi favolosi (fino al 20 per cento del capitale speso), in cambio di "incarichi per il cognato, il fratello e il figlio". Nei dettagli, ha raccontato Ranno, "Angelo Pisanu è stato assunto in Fideuram nel 1998, su mia esplicita richiesta. Il fratello e il cognato del ministro, ho poi saputo, sono entrati nel consiglio d’amministrazione del Cis", il Credito industriale sardo, ora confluito in Banca Intesa.
La spartizione dei pani e dei pesci, a detta di Ranno, sarebbe avvenuta a Roma nell’ottobre 1998, prima a casa Pisanu, in un incontro con i figli Angelo e Gigi, poi, la sera, a una cena nel ristorante Il bolognese: "Eravamo io, Andrea Pirastu, Beppe e Annamaria" (Annamaria è la moglie del ministro, già madrina della promotrice finanziaria; Pirastu è l’ex assessore all’Industria). Il tutto alla vigilia della campagna elettorale regionale del 1999, per il cui foraggiamento, secondo le dichiarazioni dell’accusata, "la banca si è avvalsa di fondi che i promotori hanno raccolto in nero e depositato nella nostra sede svizzera di Lugano, da dove poi rientravano in Italia", sotto forma di tangenti "per finanziare Forza Italia".
ZOMBI

“Per quanto orribili siano i morti che si sollevano dalle loro tombe, i vivi che si sollevano dalla tomba sono anche più orribili”
(Oscar Wilde)
NOI SAREMO TUTTO

"[Gli uomini], venendo l'età della riflessione, con cui potessero consigliarsi per guardar i loro corpi, s'infievolirono. Per tutto ciò le descrizioni eroiche, quali sono quelle d'Omero, diffondono tanto lume e splendor d'evidenza che non si è potuto imitare, nonché eguagliare, da tutti i poeti appresso"
(Giovan Battista Vico, Scienza nuova, 2.7.4.)
Comunque.
Tutto questo sta per finire.
L’andamento delle culture, Vico insegna, è ciclico, e alla fase del declino e del solco tra mente e natura segue un nuovo inizio, una nuova “età degli dei” (secondo la terminologia vichiana), cioè una fase in cui gli strumenti di relazione con il mondo torneranno ad essere i “sensi” e la “fantasia”. Dove “fantasia” non è affatto sinonimo di evasione nell’”irrealtà” ma, al contrario, è un principio attivo di riorganizzazione della realtà a partire dal pensiero. Un mondo pensato (dunque creato) da un interscambio simbiotico tra mente e natura in cui il grado di identificazione tra i due enti è al suo apice e in cui “la fantasia tanto è più robusta quanto più debole è il raziocinio”. Un mondo in cui nascita, vita, morte, lotta, dolore, gioia sono definiti volta per volta dal contatto materiale con la natura, non da un’idea-simulacro relegata in un angolo del pensiero senza riscontro con il suo referente. Per ogni scemo che brucia una bandiera ci sono mille resistenti della palestina che riorganizzano la lotta con le armi e con le pietre. Per ogni idiota che si sbarazza dei poveri relegandoli nel limbo affabulatorio del “vanno aiutati, ma a casa a loro” ci sono mille poveri che si mettono in marcia non per chiedere aiuto, ma per pretendere la restituzione dei beni e della vita che gli affabulatori, nei secoli, gli hanno portato via. Per ogni vuoto battibecco sui diritti del lavoro c’è una sommossa. Per ogni offerta simbolica c’è una vetrina spaccata, che potremo ripagare, se volete, perché non è quello il problema. Per ogni convegno sul futuro dei movimenti c’è un movimento vivo e pulsante che è entrato nel flusso sanguigno della società, sostituendosi alle sue cellule come la natura si sostituisce, nell’avvicendarsi dei cicli, al pensiero sulla natura.
Siamo qui.
Siamo diventati voi mentre eravate intenti a domandarvi dov’eravamo finiti.
E siamo tutti abbastanza giovani da non essere condannati a morire nell’Età degli Uomini.
DOSSIER SUL BROGLIO ELETTORALE

Scrive dunque Charly Brown:
DINAMICA DI UN BROGLIO ELETTRONICO. (IPOTESI per gli amici informatici))
2. I computers sono predisposti con un programma "Linus" , un software innocente ed elementare disposto a selezionare i dati e a farne una stampa su richiesta.
3. A fianco di questo programma, ne viene installato uno occulto, predisposto con dati bilanciati nella giusta misura in ogni seggio. Questo programma non agisce sulla stampatrice, ma sull'uscita USB.
3. I dati vengono trasmessi da un operatore del seggio sul "Linus" e quindi stampati su richiesta.
4. Le stampe del verbale vengono controllate dal presidente del seggio e confrontate con i verbali stesi a mano dai segretari. I dati coincidono, poiche' sono quelli che sono stati inseriti dall'operatore.
5. Si scarica l'elaborato sulla chiavetta USB, ma i dati downloaded non provengono dal Linus, ma dal programma occulto, che contiene una ripartizione dei voti gia' predisposta nel programma stesso.
5 Il contenuto delle chiavette USB non puo'venire confrontato con i verbali, perche' e'a chiusura codificata. Nessuno al seggio possiede il codice per aprirle.
6. Le chiavette viaggiano al Viminale, o sono trasmesse via modem allo stesso. Il che non cambia nulla, dato che il vizio non e' nelle chiavette, ma nel programma occultato nei computer che le carica in uscita USB.
7. Il computer del Viminale comincia a ricevere i dati taroccati e le proiezioni vanno in tilt.
9. Ma nelle scatole ci sono 10 milioni di schede che se riscrutinate darebbero una differenza di circa due milioni di voti in piu' all'Unione, rispetto a quelli trascritti sui verbali. Ma chi si rimette a contarli?
Insomma, bravi 'sti furbetti del quartierino.
charly
Se l’ipotesi di Charly fosse vera, sarebbe essenziale conoscere i nomi delle aziende che hanno fornito ai seggi i computer e gli strumenti per i conteggi e la trasmissione dei dati e indagare su di esse. Si badi bene che l’ipotesi fatta da Charly non è per niente fantascientifica: negli Stati Uniti è stata ampiamente denunciata l’esistenza di un programma come quello ipotizzato da Charly, elaborato appositamente per la manipolazione dei flussi dati elettorali alle elezioni presidenziali del 2000, quelle vinte con l’imbroglio da Bush (come anche le successive). Chi conosce l’inglese può leggerne un resoconto cliccando qui, oppure può fare una ricerca su Google inserendo "CLINTON EUGENE CURTIS", e ne verranno fuori di tutti i colori. Non dimentichiamo che tra l’incredibile andamento delle ultime due elezioni presidenziali americane e l’andamento altrettanto incredibile delle elezioni italiane esiste una similitudine stupefacente ed esiste anche un punto di contatto: quel punto di contatto è Karl Rove, che è stato consigliere di Bush nel 2000 e 2004 e poi consigliere di Silvio Berlusconi per le elezioni politiche appena trascorse.
L’obiezione più comune allo scenario ipotizzato da Charly è la seguente: secondo le regole esposte dallo stesso sito del Viminale, la proclamazione dei risultati ufficiali deve essere fatta dai magistrati esclusivamente sulla base del materiale cartaceo prodotto con il metodo tradizionale. Sarebbe stato dunque impossibile per i magistrati non accorgersi dello scarto esistente tra i risultati dei verbali cartacei redatti dai presidenti di seggio e i risultati resi noti dal Viminale sulla base dei dati trasmessi per via elettronica. In realtà si tratta di un’obiezione facilmente smontabile. Infatti le Corti d’Appello, che devono controllare sul cartaceo l’esattezza dei dati elettorali, e la Cassazione, che deve proclamare il vincitore dopo l’ennesimo controllo, non operano, ovviamente, un riconteggio delle decine di milioni di schede (occorrerebbero tempi biblici), e nemmeno operano un raffronto tra i dati dei verbali dei seggi e quelli forniti dal Viminale; ma si limitano a controllare che il saldo dei verbali sia conforme al saldo totale delle schede (NON ai dati forniti ed elaborati dal Viminale) ed a ricontrollare le sole schede contestate o nulle (che erano in questo caso poche migliaia), effettuando le eventuali riassegnazioni di preferenze. Un raffronto completo tra i dati dei seggi e quelli forniti dal Viminale richiederebbe molto tempo ed è previsto solo in caso di contestazioni, a governo ormai insediato. E’ sul “fatto compiuto” che ha contato Bush per tenersi la presidenza nonostante le indagini successive abbiano svelato i brogli e appurato che era stato Gore ad ottenere il maggior numero di voti. Ed è sul “fatto compiuto” che forse contava Silvio Berlusconi per tenersi la presidenza del consiglio nonostante le possibili contestazioni. Senonché qualcosa, chissà cosa, è andato storto. Forse il distacco dell’Unione era troppo ampio per essere colmato da brogli elettronici perpetrati in sole 4 regioni ( e nonostante l’incredibile spostamento a destra di alcune città tradizionalmente “rosse” come Savona, guarda caso in Liguria, una delle regioni dove si sperimentava lo scrutinio elettronico). Fatto sta che il disappunto di Berlusconi, la sua dichiarazione secondo la quale “i risultati delle elezioni DEVONO cambiare”, l’esitazione dei complici dell’amministrazione americana a fare le congratulazioni al vincitore, sarebbero perfettamente comprensibili in uno scenario postelettorale nel quale, tanto il centrodestra quanto i suoi complici d’oltreoceano, fossero rimasti a chiedersi sbigottiti, per diversi giorni, cosa poteva aver mandato il loro piano perfetto a carte quarantotto.
IL VAMPIRO

LA POLITICA DELLO SPETTACOLO
Le elezioni italiane saranno davvero il definitivo paletto piantato nel cuore di Berlusconi?
L’Italia ha fatto molti passi indietro negli ultimi 2000 anni. Quando veniva eletto il Senato Romano, un cinico motto voleva che a determinare il risultato fossero il pane e gli spettacoli del circo. Nel 2006 Berlusconi è riuscito a ottenere il 49% dei voti contando solo sugli spettacoli da circo. Il suo governo ha trasformato l’Italia nel cestino della carta straccia d’Europa sul piano economico, però, ehi, il tipo sa come si tiene uno show.
E’ stato detto che l’Italia ama la bellezza più della verità, ed è possibile vedere le recenti elezioni sotto questa luce. Romano Prodi – serio, intelligente, tecnocratico – rappresentava la verità. L’ultimo governo di sinistra, durato dal 1996 al 2001, era stato austeramente fedele all’ortodossia finanziaria (almeno per gli standard italiani) ed era riuscito a superare i test economici per entrare nell’euro. Pur non essendo esattamente bello, Berlusconi ha offerto invece la politica-spettacolo. Le sue esplosioni di insulti volgari, le sue convention piene di donne attraenti in costumi succinti (con le bandiere di Mussolini che sventolavano tra la folla), tutto serviva a distogliere l’attenzione dai fallimenti del suo governo e dal suo grottesco conflitto di interessi.
Se la democrazia italiana è sempre stata una strana creatura, dove la superficie nasconde sottili movimenti interni alle élite e un cospiratorio riflusso dalla vita pubblica, queste elezioni potrebbero aver reso evidente che l’Italia, rispetto ai suoi alleati, non è altro che un caso un po’ più evidente di decomposizione della democrazia. La politica post-democratica italiana ha qualcosa in comune con quella degli Stati Uniti. In entrambi i paesi il meccanismo formale della democrazia resta in vigore, ma esiste uno squilibrio enorme tra uno schieramento e l’altro. I Repubblicani e Berlusconi controllano gli apparati dello stato e possiedono un solido controllo sui media e sui termini del dibattito pubblico. All’altro schieramento viene consentito un passaggio al potere ogni quattro o cinque anni, ma le loro possibilità sono falsate non solo dal potere del denaro e dei media che gli avversari possiedono, ma anche da brogli elettorali perpetrati senza vergogna. E se l’altro schieramento vince, si ritrova contro una sottile ragnatela di potere: tribunali, perdite devastanti nell’amministrazione pubblica, accuse sul loro modo di condurre gli affari.
La carriera di Berlusconi sembra quella di un vampiro da film horror, che continua a rialzarsi dopo aver subito danni che ucciderebbero un comune mortale, e queste elezioni non sembrano avergli ficcato il definitivo paletto nel cuore. Ci sono somiglianze con paesi dell’Europa centrale e orientale, dove i partiti sono deboli e dipendenti da personalità forti, da sostegni finanziari e a volte da forme d’influenza anche più crude. La post-democrazia occidentale è un affare più complesso della post-dittatura orientale, ma c’è davvero tanta differenza tra il disprezzo di Berlusconi per i suoi processi e la manipolazione della “democrazia” in paesi come la Bielorussia o l’Ucraina pre-rivoluzionaria? Anche in Inghilterra ci sono state avvisaglie di un clima che può portare all’ascesa di un cancro come Berlusconi. La sua carriera politica iniziò nel 1994, quando emerse dal regno d’ombra della loggia massonica P2 e da ciò che in Italia viene spacciato per imprenditoria. Il precedente sistema di partiti era collassato sotto il peso della propria corruzione e del disgusto popolare per la solita politica, ma questa rivoluzione non generò un governo onesto. Berlusconi, che aveva approfittato a mani basse dell’antica corruzione, usò i suoi miliardi per fondare un suo partito, Forza Italia, e da allora domina la scena politica. Senza partiti politici forti, la politica è schiava di plutocrati ambiziosi. In Inghilterra, nel 1997, fallì l’avventura di James Goldsmith, ma chi può dire che, con partiti più deboli e un elettorato più cinico, qualcuno non possa emergere come il Berlusconi inglese del futuro? Per parafrasare G. K. Chesterton, quando la gente smette di credere ai partiti politici, non è che non creda più a nulla, crede a tutto. Il cinismo e la disaffezione politica non producono una società migliore. Tutto ciò che fanno è abbandonare la sfera pubblica nelle mani di chi è più organizzato, più egoista, più sbruffone. Senza partiti politici solidi, gli affari sporchi condotti nell’ombra tendono ad aumentare, non a decrescere. Se il cinismo pigro s’impossessa dell’elettorato, perché mai qualcuno dovrebbe preoccuparsi di agire rettamente nella sfera pubblica? Con il disprezzo per la politica e i partiti che oggi è tanto di moda, l’Inghilterra rischia di perdere una parte vitale di ciò che vuol dire essere una democrazia compiuta. Il cinismo universale e sconsiderato degli elettori è ciò che gli operatori politici egoisti e spregiudicati come Berlusconi amano di più. Se i politici fanno tutti egualmente schifo, perché non votare per quello più interessante, quello che organizza spettacoli a base di donnine danzanti e turpiloquio? Perché curarsi di ascoltare gli argomenti quando ci si può formare un’opinione sulla base dell’immagine, della “personalità”, come se si stesse votando per una nomination del Grande Fratello? E Berlusconi e i suoi compari risero per tutta la strada verso la banca.
COLPO GOBBO
* * *
a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli;
b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione;
c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;
d) palesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso;
e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;
f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi;
g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.
Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel merito fondate le censure dei PM appellanti.
Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.
Visto l’art. 544, comma 3, c.p.p.; indica in giorni novanta il termine entro il quale verranno depositate le motivazioni della sentenza.
Palermo, lì 2 maggio 2003.
IL CONSIGLIERE est. IL PRESIDENTE
(Dr. Mario Fontana) (Dr. Salvatore Scaduti)

CLAMOROSO!
IL CENTRODESTRA HA VINTO LE ELEZIONI!!
IL GIUDICE SANTI LICHERI ANNULLA IL VERDETTO DELLA CASSAZIONE!
GAME OVER

Ora che vada all’inferno.
E che sappia, fin da ora, che la sua fine politica non mi sarà sufficiente come vendetta.
Manco per niente.
Vadano tutti i miei più sinceri ringraziamenti ai signori:
- Giovanni Paolini
- Mario Rosario Morelli
- Roberto Michele Triola
- Federico Roselli
- Alessandro De Renzis
Una delle poche frazioni di questo paese del cazzo rimasta ancora pulita.
APPELLO AL POPOLO
STOP AL GOLPE!
sabato 22 alle 17 manifestazioni autoconvocate davanti alle prefetture di tutte le città d’ Italia.Io ci vado.
Se potete, linkate e passate parola.
I SOGNI SON DESIDERI...
...E A VOLTE SI AVVERANO.
BIBBIDI... BOBBIDI... BU'!! RICUCCI IN GATTABU'!!
(Con gli altri farabù!!)
Per il nano la vecchia Smemorina purtroppo non basta. Servirebbe almeno Gandalf il Bianco...BERLUSCONE, LADRO E IMBROGLIONE
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* * *
Ora davvero basta, con l'abuso della credulità popolare.
Le bugie hanno le gambe corte, dice un vecchio proverbio che sicuramente il capo supremo della Casa (circondariale) delle Libertà conosce bene.
Mai visto in passato un simile attaccamento al cadreghino (alla poltrona) e una simile faccia tosta!
Racconterebbero di tutto pur di non staccarsi dalla poltrona , ma ecco il riassunto in otto punti delle falsità e degli imbrogli di questo strisciante tentativo di golpe mediatico.
1. Per garantirsi di non perdere, hanno realizzato una Legge elettorale a loro immagine e somiglianza, votata unilateralmente e definita dal suo stesso estensore (Calderoli) "una vera porcata". Nonostante ciò hanno perso le elezioni e, paradosso dei paradossi, la loro legge elettorale si è rivelata un boomerang.
2. Hanno inventato e utilizzato, unilateralmente, nelle regioni critiche (in bilico) lo scrutinio elettronico, che non brilla certo per trasparenza, sottraendo al controllo popolare le procedure di registrazione ed invio dei dati, affidate ad anonimi operatori di società private.
3. Hanno scelto loro, unilateralmente, la società a cui affidare exit poll e proiezioni, ma soprattutto non risulta statisticamente comprensibile l'andamento del voto rilevato dai dati ufficiali del Viminale. Infatti con lo scorrere del tempo, invece di assistere ad un'altalena con un sali e scendi delle due coalizioni, abbiamo assistito al costante diminuire della percentuale di voti di una sola coalizione (inizialmente data abbondantemente per vincente). Sarà un caso?
4. Il Capo del Governo sa bene che la regolarità delle operazioni di voto dipende dal Ministero degli Interni, oltre che da altri organi di controllo dei vari apparati dello Stato, eppure parla di brogli. Evidentemente non si rende conto che sta accusando se stesso ed il suo stesso Governo del tentativo di truccare le elezioni (e forse per la prima volta dice qualcosa di vero). Non è un caso che nel mondo e nella storia i brogli elettorali li fa chi ne ha gli strumenti, ossia chi governa ed è l'opposizione che denuncia i brogli.
5. Il Presidente del consiglio e i suoi alleati parlano di 80.000 schede contestate, che secondo i dati in loro possesso ribalterebbero il risultato. Poi si scopre che alla camera le schede contestate sono 43.028 e quindi è matematicamente improbabile mutare il risultato. Infine il Ministero degli Interni è costretto a smentire se stesso e si scopre che alla Camera le schede contestate sono poco più di 2000. Ciò che prima era improbabile ora risulta impossibile. Giusto per cancellare oltre alla memoria antica (revisionismo storico) anche quella recente, se provate ad entrare nel sito del Ministero degli Interni, da almeno due giorni non è possibile accedere alle pagine dei risultati elettorali. Un altro errore casuale?
6. A questo punto denunciano irregolarità nel voto all'estero, dimenticandosi che loro hanno organizzato la macchina elettorale all'estero e la consegna delle schede. Quindi, di nuovo si autoaccusano di aver imbrogliato (NO COMMENT!).
7. Calderoli, rileggendo la sua legge (magari il testo è stampato sul retro della fatidica maglietta antiislamica), decide che 45.000 elettori che hanno regolarmente votato per una lista apparentata con il centro sinistra, non devono essere conteggiati. A suo dire, dato che nella Legge si parla di assegnare i voti su base nazionale sommando i voti ottenuti dalle liste nelle singole circoscrizioni, non potendo sommare i voti di una lista presente in una sola circoscrizione, questi non valgono. In matematica è come sostenere che uno più zero è uguale a zero. Al di là della matematica, conviene ricordare che la Cassazione, prima delle elezioni, ha già deciso quali liste ammettere e quali escludere e nessun rilevo era stato presentato per escludere quella lista.
Inoltre, la legge prevede che se una lista apparentata non raggiunge il quorum necessario per ottenere un rappresentante, comunque il voto rimane valido per la coalizione a cui è apparentato.
Ne consegue che un elettore quando vota esercita il diritto a mandare in parlamento un suo rappresentante, per cui se appone regolarmente una crocetta su una lista presente in scheda, manifesta una volontà di voto che non può essere annullata e ignorata successivamente. Eventuali rilievi e annullamenti (a mio avviso assolutamente infondati) sarebbero stati comprensibili solo prima delle elezioni, con l'assenza del simbolo dalla scheda elettorale, altrimenti si sta imbrogliando l'elettore che pensa di votare per una coalizione ed invece non viene considerato. Forse qualcuno, per abitudine, pensa di poter fare come in certi contratti, che si fanno sottoscrivere al cliente, omettendo le postille (tipo: il premio assicurativo verrà liquidato solo se nevica ad agosto), ma nelle schede elettorali non vi sono postille!
8. In ultimo, affermano che nessuno ha vinto e nessuno ha perso. Dopo aver chiesto il voto per impedire che i difensori e gli alleati dei “bambini bolliti per concimare” (una favola dal sapore antico) governino il paese, ora chiedono di governare insieme.
Al di là delle preoccupazioni di qualcuno, rispetto al permanere dei propri privilegi economici e giudiziari (immunità?), come al solito si afferma il contrario di quanto dichiarato in campagna elettorale.
Ancor più ridicola è questa storia della legittimità a governare.
Nel 2006 il “centro sinistra” ha ottenuto il 49,8 % dei voti, pari a 19.061.108 voti. Nel 2001 la Casa (circondariale) delle Libertà ha ottenuto al senato il 42,5 % dei voti ed alla camera il 45,4% dei voti, pari a 16.915.513 voti. Per cinque anni ci hanno raccontato di rappresentare la maggioranza degli italiani, omettendo che pur essendo minoranza nel paese (45,4 % dei votanti, nel migliore dei casi) possedevano una maggioranza larghissima di deputati e senatori.
Oggi, per lo meno, il nuovo Governo ha raccolto 2.145.595 voti in più rispetto alla Casa (circondariale) delle Libertà nel 2001 e rappresenta la maggioranza reale e non la minoranza premiata (dal sistema maggioritario) degli italiani.
In questi cinque anni, il Governo, pur essendo minoranza nel paese, ha stravolto ogni norma infischiandosene della maggioranza del paese e ora blaterano di nessuno ha vinto o perso, solo per garantirsi privilegi e poltrone?
Eh, no, mi spiace, ma questa volta dovete proprio andare a casa, senza se e senza ma, voi e le vostre indigeribili balle!
Permettetemi solo due considerazioni.
La prima è: ma in questo paese c’è un giornalista degno di questo nome capace di analizzare i dati e rinviare le balle al mittente, semplicemente dicendo che talune affermazioni contrastano con la realtà, oppure il servilismo della penna e della telecamera non ha più limite?
La seconda: più che cercare mediazioni con i precedenti governanti, non è forse più proficuo cominciare ad ascoltare i problemi reali delle persone e dei soggetti sociali (vi assicuro che lì le balle e gli steccati, spesso, crollano)?
Per esempio, invece di inseguire interessi particolari (e tutt’altro che generali) legati al progetto TAV, non è meglio tutelare la vita e l’ambiente degli abitanti della Val Susa e cercare soluzioni per la lentezza dei pendolari?
Molti hanno votato per il centro sinistra perché stanchi di odiosi discorsi all’insegna del “chi vince prende tutto e per cinque anni nessuno può più dir nulla”, non per le quasi 300 pagine di programma o le infinite mediazioni interne tra partiti e coalizioni e ora si aspettano una differente relazione tra chi governerà e i propri problemi e desideri.
Tener conto di tutti/e significa cominciare a porsi davvero questo problema.
ANTONIO SOCCI su LIBERO:

"Se Romano Prodi volesse veramente riunificare il Paese dovrebbe avere il coraggio di proporre Silvio Berlusconi al Quirinale (o Casini o Fini). Ma ovviamente dovrebbe essere uno statista per avere idee simili. Prodi non lo farà e al contrario, con lo spirito di vendetta che molti gli attribuiscono, approfittando di un potere agguantato senza una vera vittoria, darà inizio alla sistematica distruzione politica di Berlusconi".
Parole piene di speranza.
Una buona Pasqua a tutti voi.
IL BROGLIO LINEARE


SENATO
seggi unione cdl
10251 52,3 46,8
12201 52,2 47,05
15344 52 47,2
19477 51,9 47,5
30704 50,7 48,5
31861 50,8 48,4
39479 49,9 49,2
40011 49,9 49,3
43190 49,9 49,3
43562 49,8 49,3
46774 49,6 49,6
47768 49,5 49,6
48396 49,5 49,6
49270 49,254 49,65
52418 49,4 49,8
52654 49,336 49,851
53035 49,3 49,9
54059 49,2 49,9
54339 49,247 49,945
54860 49,2 49,9
55606 49,1 50
57614 49,06 50,095
57964 49 50,1
59375 49 50,1
59777 49 50,2
59816 49 50,2
CAMERA
seggi unione cdl
7122 54,15 45,17
12322 53,8 45,7
15311 53,1 46,3
19544 52,3 47
29544 51,6 47,9
30772 51,4 47,9
32144 51,41 48
32308 51,43 47,988
37756 50,836 48,635
40329 50,7 48,8
42504 50,679 48,817
44671 50,529 48,856
47592 50,5 49
48352 50,5 48,9
50451 50,29 49,22
51196 50,3 49,2
55573 50,1 49,4
56763 50 49,5
57512 50 49,6
60329 49,882 49,723
60156 49,8 49,7
60421 49,8 49,7
60654 49,808 49,736
60713 49,806 49,736
60777 49,8 49,7
60828 49,81 49,74
L'ORA DEL SILENZIO

Prendo atto che alle perplessità espresse da Crespi nell’intervista pubblicata ieri sul blog nessun politico o giornalista ha saputo dare una spiegazione convincente. Anzi, di più: nessuno si è nemmeno sognato di rifletterci sopra, come se la possibilità che le elezioni siano state falsate da brogli elettorali a cui il Viminale ha collaborato attivamente fosse un’ipotesi-tabù che nessuno osa prendere in considerazione, neppure di fronte ad un evento che almeno qualche pesante sospetto dovrebbe pur suscitarlo. La cosa buffa è che io, che mi trovo a difendere i voti sottratti ai DS, sarei, sul piano ideologico, un loro nemico giurato. Penso che la nascita dei DS abbia coinciso con la dilapidazione del patrimonio ideologico e identitario della sinistra italiana. Penso che la loro rincorsa ad un elettorato moderato, evanescente nella migliore delle ipotesi, se non addirittura inesistente, sia stata la causa della loro e nostra rovina. I DS hanno rinunciato alla chiarezza, bollandola come “estremismo”, proprio mentre Berlusconi guadagnava vagonate di voti sdoganando l’estremismo di ogni risma, dai postfascisti di AN, ai fascisti di Rauti, ai neonazisti della Fiamma Tricolore, ai razzisti della Lega. Tutto questo mentre D’Alema, in nome della moderazione, faceva loro ampie concessioni (e ancora non ha perso il vizio, a giudicare dalla sua intervista di oggi al “Corriere della Sera”), perdendo sempre più consensi tra i suoi elettori. Chi parla della proverbiale “intelligenza di D’Alema” non ha ben chiara la differenza tra l’intelligenza e una ruspa da demolizione. Se io dovessi badare solo al mio orticello politico, sarei felice di questi probabili brogli, che hanno tolto peso alla parte moderata del centrosinistra a vantaggio dell’ala “radicale”, in cui mi trovo assai più a mio agio. Invece non sono felice per niente. Il voto dei cittadini è stato falsato, e questo mi fa incazzare, e se erano cittadini che votavano per Fassino e D’Alema non importa, mi fa incazzare lo stesso. Resta la domanda: perché la parola “brogli” è una di quelle parole che – con la vistosa eccezione di Silvio Berlusconi - tutti, dai partiti politici alle testate giornalistiche, hanno paura a pronunciare? Anzi, hanno paura perfino a prendere concettualmente in considerazione? E perché questo accade tanto in Italia quanto negli Stati Uniti, pur di fronte ad eventi che se spiegati in altro modo danno luogo ad affermazioni ridicole (come quella dei berlusconiani che all’uscita dei seggi si vergognerebbero di essere tali: chi dice una cazzata simile non ha mai visto un berlusconiano in carne e ossa)? Temo si tratti di un classico caso di autocensura. Per spiegare come funzioni questo tipico meccanismo dei regimi in avanzato stato di progettazione, lascio la parola ad un indiscusso esperto della materia. Pensateci su e, se appena potete, dimostratemi che sono matto. Mi fareste cosa davvero gradita.
“Il fatto sinistro per quanto riguarda la censura letteraria in Inghilterra è che essa è in larga misura volontaria. Le idee impopolari si possono mettere a tacere, e i fatti inopportuni si possono tenere all’oscuro, senza bisogno di nessun bando ufficiale. Chiunque sia vissuto a lungo in un paese straniero, saprà di notizie sensazionali – che avrebbero meritato per il loro valore un articolo di prima pagina – non apparse sulla stampa britannica, non per intervento del governo, ma per un tacito accordo generale secondo il quale quel tale fatto “non sarebbe da accennare”. […] Per ogni dato momento c’è un’ortodossia, un corpo di idee che, presumibilmente, tutti i benpensanti accetteranno senza batter ciglio. Non è espressamente proibito dire questo o quest’altro, ma “non va fatto”, proprio come in età vittoriana “non andava fatto” di nominare i pantaloni davanti a una signora. Chiunque sfidi il conformismo corrente, si troverà zittito con un’efficacia sbalorditiva. Una opinione che vada veramente controcorrente, non ottiene quasi mai la giusta considerazione, né sulla stampa popolare né su quella intellettuale”.
(George Orwell, da “La libertà di stampa”)







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