Archivio Marzo 2006
TROIATE
di Gianluca Freda (31/03/2006 - 12:12)


"Ma come farete, voi di sinistra, a governare? Siete divisi su tutto! Una coalizione che non fa altro che litigare non offre al paese nessuna sicurezza". Tutte queste fregnacce dal pulpito di una coalizione in cui un esponente del partito più fedele (!) al presidente del consiglio se ne esce con un manifesto elettorale come quello qui sopra. Cari i miei fresconi di destra, io preferisco di gran lunga una coalizione che si divide sugli interessi del paese ad una che sa compattarsi solo intorno a quelli del presidente del consiglio. E poi, se permettete, noi sappiamo litigare con molto più stile, che non è acqua.
LA RAGAZZA TRA DUE FIUMI
di Gianluca Freda (30/03/2006 - 20:07)

Uno dei più bei blog della rete è riverbendblog.blogspot.com, dove una ragazza irachena racconta da tre anni, in diretta da Baghdad e meglio di quanto potrebbe fare Al-Jazeera, l'orrore che gli Stati Uniti hanno portato sul suo paese. E lo fa con toni moderati, ironici, che mi ricordano spesso esperienze identiche fatte in Italia. Ne ho tradotto un brano, che allego. Mi ha fatto capire l'Iraq meglio di un miliardo di reportage sul "terrorismo".
“Ciò che fa davvero paura è la mentalità che così tante persone hanno acquisito di recente. Il solco che sembra essersi scavato nel cuore del paese, dividendo la gente. E’ deprimente parlare con i conoscenti – persone colte, civili – e sentir dire che gli sciiti sono così e i sunniti sono cosà… Guardare la gente che prende le sue cose e trasloca “nei quartieri sunniti” o “nei quartieri sciiti”. Come è potuto succedere?
Ho letto molte analisi, scritte per lo più da gente che vive fuori dall’Iraq o da iracheni che ne sono rimasti lontani per decenni, su come in Iraq sarebbe sempre esistita una divisione tra sunniti e sciiti (la quale, a sentir loro, diventerebbe per ironia più evidente quando non si vive in mezzo agli iracheni)… e che però, durante la dittatura, nessuno l’avrebbe vista o avrebbe voluto vederla. Questo, semplicemente, non è vero. Se mai c’è stata una divisione essa ha riguardato solo i fanatici di entrambi i fronti. Gli estremisti sciiti e gli estremisti sunniti. La maggior parte della gente non andava a farsi amici e a socializzare tenendo conto dell’appartenenza alla propria setta. Alla gente non importava nulla. Potevi anche domandarglielo, e tutti ti avrebbero guardato come una persona stupida e maleducata.
Ricordo che da piccola, durante una visita, stavo giocando in giardino con una bambina dei vicini. Amal aveva esattamente la mia età. Eravamo perfino nate lo stesso mese, a tre giorni di distanza. Stavamo ridendo per una stupida battuta e ad un tratto lei si voltò e timidamente mi chiese: “Ma tu sei Sanafir o Shanakil?”. Io rimasi lì, titubante. “Sanafir” è la parola araba che significa “Puffi” e Shanakil è la parola araba che significa “Snorky”. Non riuscivo a capire perché mi chiedesse se ero un Puffo o uno Snorky. A quanto pare, era un modo indiretto per chiedermi se ero sunnita (Sanafir) o sciita (Shanakil).
“Cosa???”, chiesi io, con un mezzo sorriso. Lei rise e mi chiese se pregavo con le mani sui fianchi o congiunte sopra lo stomaco. Io scrollai le spalle, poco interessata e vergognandomi un po’ ad ammettere che in realtà non sapevo come si pregava nel modo corretto, alla tenera età di 10 anni.
Più tardi, quella sera, ero seduta a casa di mia zia e mi venne in mente di chiedere a mia madre se eravamo Puffi o Snorky. Mi lanciò la stessa occhiata stupita che io avevo lanciato ad Amal. “Mamma, noi preghiamo COSI’ o COSI’?”. Mi alzai e mimai entrambe le posizioni. Gli occhi di mia madre si schiarirono, scosse la testa e si voltò verso mia zia. “Perché lo chiedi? Chi vuole saperlo?”. Le spiegai che Amal, la nostra vicina Shanakil, me lo aveva domandato quella mattina. “Beh, dì ad Amal che non siamo né Shanakil né Sanafir. Siamo musulmani. Non c’è differenza”.
Solo molti anni dopo appresi che metà della mia famiglia era Sanafir e l’altra metà era Shanakil, ma a nessuno importava. Non è che durante le riunioni o le cene di famiglia ci mettessimo a litigare sull’Islam sunnita e sull’Islam sciita. Alla famiglia non importava niente che un cugino pregasse con le mani sui fianchi e un altro con le mani congiunte sullo stomaco. Molti iracheni della mia generazione la pensano così. Siamo stati educati a pensare che chiunque ponesse discriminazioni di qualsiasi genere – positive o negative – fondate sulla religione o sull’etnia fosse una persona arretrata, maleducata e incivile.
La cosa più preoccupante della situazione attuale è che la discriminazione religiosa è diventata dato acquisito. Per l’iracheno medio educato a Baghdad tutte queste chiacchiere su sunniti e sciiti sono oggetto di scherno. Purtroppo però la gente viene spinta a proclamare di essere una cosa o l’altra perché i partiti politici li spingono a ciò in ogni discorso e in ogni giornale. La dicotomia noi/loro. Leggiamo in continuazione cose come “noi sunniti dovremmo unirci ai nostri fratelli sciiti” oppure “noi sciiti dovremmo perdonare i nostri fratelli sunniti…” (da notare che, arrivati a questo punto, noi sorelle sciite e sunnite non rientriamo in nessuna delle due equazioni). Le personalità politiche e religiose sembrano dimenticare che, alla fine del discorso, siamo tutti semplicemente iracheni”.
(Continua su http://riverbendblog.blogspot.com)
“Ciò che fa davvero paura è la mentalità che così tante persone hanno acquisito di recente. Il solco che sembra essersi scavato nel cuore del paese, dividendo la gente. E’ deprimente parlare con i conoscenti – persone colte, civili – e sentir dire che gli sciiti sono così e i sunniti sono cosà… Guardare la gente che prende le sue cose e trasloca “nei quartieri sunniti” o “nei quartieri sciiti”. Come è potuto succedere?
Ho letto molte analisi, scritte per lo più da gente che vive fuori dall’Iraq o da iracheni che ne sono rimasti lontani per decenni, su come in Iraq sarebbe sempre esistita una divisione tra sunniti e sciiti (la quale, a sentir loro, diventerebbe per ironia più evidente quando non si vive in mezzo agli iracheni)… e che però, durante la dittatura, nessuno l’avrebbe vista o avrebbe voluto vederla. Questo, semplicemente, non è vero. Se mai c’è stata una divisione essa ha riguardato solo i fanatici di entrambi i fronti. Gli estremisti sciiti e gli estremisti sunniti. La maggior parte della gente non andava a farsi amici e a socializzare tenendo conto dell’appartenenza alla propria setta. Alla gente non importava nulla. Potevi anche domandarglielo, e tutti ti avrebbero guardato come una persona stupida e maleducata.
Ricordo che da piccola, durante una visita, stavo giocando in giardino con una bambina dei vicini. Amal aveva esattamente la mia età. Eravamo perfino nate lo stesso mese, a tre giorni di distanza. Stavamo ridendo per una stupida battuta e ad un tratto lei si voltò e timidamente mi chiese: “Ma tu sei Sanafir o Shanakil?”. Io rimasi lì, titubante. “Sanafir” è la parola araba che significa “Puffi” e Shanakil è la parola araba che significa “Snorky”. Non riuscivo a capire perché mi chiedesse se ero un Puffo o uno Snorky. A quanto pare, era un modo indiretto per chiedermi se ero sunnita (Sanafir) o sciita (Shanakil).
“Cosa???”, chiesi io, con un mezzo sorriso. Lei rise e mi chiese se pregavo con le mani sui fianchi o congiunte sopra lo stomaco. Io scrollai le spalle, poco interessata e vergognandomi un po’ ad ammettere che in realtà non sapevo come si pregava nel modo corretto, alla tenera età di 10 anni.
Più tardi, quella sera, ero seduta a casa di mia zia e mi venne in mente di chiedere a mia madre se eravamo Puffi o Snorky. Mi lanciò la stessa occhiata stupita che io avevo lanciato ad Amal. “Mamma, noi preghiamo COSI’ o COSI’?”. Mi alzai e mimai entrambe le posizioni. Gli occhi di mia madre si schiarirono, scosse la testa e si voltò verso mia zia. “Perché lo chiedi? Chi vuole saperlo?”. Le spiegai che Amal, la nostra vicina Shanakil, me lo aveva domandato quella mattina. “Beh, dì ad Amal che non siamo né Shanakil né Sanafir. Siamo musulmani. Non c’è differenza”.
Solo molti anni dopo appresi che metà della mia famiglia era Sanafir e l’altra metà era Shanakil, ma a nessuno importava. Non è che durante le riunioni o le cene di famiglia ci mettessimo a litigare sull’Islam sunnita e sull’Islam sciita. Alla famiglia non importava niente che un cugino pregasse con le mani sui fianchi e un altro con le mani congiunte sullo stomaco. Molti iracheni della mia generazione la pensano così. Siamo stati educati a pensare che chiunque ponesse discriminazioni di qualsiasi genere – positive o negative – fondate sulla religione o sull’etnia fosse una persona arretrata, maleducata e incivile.
La cosa più preoccupante della situazione attuale è che la discriminazione religiosa è diventata dato acquisito. Per l’iracheno medio educato a Baghdad tutte queste chiacchiere su sunniti e sciiti sono oggetto di scherno. Purtroppo però la gente viene spinta a proclamare di essere una cosa o l’altra perché i partiti politici li spingono a ciò in ogni discorso e in ogni giornale. La dicotomia noi/loro. Leggiamo in continuazione cose come “noi sunniti dovremmo unirci ai nostri fratelli sciiti” oppure “noi sciiti dovremmo perdonare i nostri fratelli sunniti…” (da notare che, arrivati a questo punto, noi sorelle sciite e sunnite non rientriamo in nessuna delle due equazioni). Le personalità politiche e religiose sembrano dimenticare che, alla fine del discorso, siamo tutti semplicemente iracheni”.
(Continua su http://riverbendblog.blogspot.com)
EUTANASIA
di Gianluca Freda (30/03/2006 - 19:08)

Mi sono svegliato, questa mattina, con un forte senso di nausea. Sulle prime ho pensato di aver digerito male il bambino bollito di ieri sera. Nonostante il condimento leggero, i denti da latte mi mettono l'intestino in subbuglio. Poi ho capito che la colpa non era della cena ma di Ballarò: è Berlusconi che non riesco più a digerire. Non sopporto più le sue barzellette idiote, che ormai non fanno più ridere nemmeno la schiera dei supporters pagati per ridere. Le sue cazzate sui comunisti, che un tempo mi indignavano, ora riescono solo a infastidirmi, come un rumore di fondo molesto che non sai come spegnere. Mi fa pena quel sorriso tirato in un uomo che oggi vorrebbe piangere, e non può, perché chi di varietà è vissuto di varietà deve morire. Nessuno gli è rimasto vicino, infatti gli è rimasto vicino l'on. Rotondi, con quella vocetta grottesca a litania che sembra... Gesù, non so neanch'io cosa sembra. Non riesco più neanche a odiarlo (e sì che era una ragione di vita), né a preoccuparmi del male che questo stadio estremo della sua follia può fare all'Italia. Vedo in lui solo paura e quella sindrome da accerchiamento, già vista mille volte in mille diverse cadute di regimi, che devasta chi la prova e strazia chi vi assiste. Per l'amor di Dio, uccidiamolo. Nessuno merita di soffrire così. Liberiamo lui, noi e il mio intestino dalla peggiore indigestione che un paese occidentale abbia mai vissuto nel dopoguerra. Burp (scusate).






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