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PER UN NUOVO ESODO

postato da Gianluca Freda (28/10/2009)

TUTTO SOMMATO SONO UN AUTENTICO EBREO SIONISTA

di Gilad Atzmon

dal sito di Gilad Atzmon

traduzione di Gianluca Freda


Sono un sopravvissuto dell’Olocausto

Sì, sono un sopravvissuto, poiché sono riuscito a sopravvivere a tutti gli spaventosi racconti sull’Olocausto: quello sul sapone [1], quello sui paralumi in pelle umana, quello sui campi, sulle esecuzioni di massa, quello sul gas [2] e quello sulle marce della morte [3]. Sono riuscito a sopravvivere a tutta questa roba.

Nonostante tutte queste favole volte a seminare paura, che furono appositamente inculcate nella mia anima da quando aprii gli occhi per la prima volta, sono diventato un essere umano normale e perfino di successo. In qualche modo e contro ogni probabilità sono riuscito a sopravvivere all’orrore. Sono riuscito anche ad amare il mio prossimo. Nonostante tutti questi indottrinamenti paurosi e traumatici, sono miracolosamente riuscito a padroneggiare il mio gioioso sassofono alto anziché un lamentevole violino.

Anzi, ho già deciso che nel caso in cui la Regina, o qualsiasi altro membro della Famiglia Reale, dovesse prendere in considerazione l’idea di nominarmi baronetto per i miei risultati nel campo del bebop, o per aver osato fronteggiare la barbarie sionista con la mia nuda penna, cambierò immediatamente il mio pseudonimo da Atzmon a Vive, solo per diventare il primo e unico Sir Vive [in inglese suona come survived, sopravvissuto, NdT].

 

Sono assolutamente contrario alla negazione dell’Olocausto

Condanno in modo netto tutti coloro che negano i genocidi che stanno avendo luogo in nome dell’Olocausto. La Palestina è un esempio, l’Iraq un altro e quello tenuto in serbo per l’Iran è probabilmente troppo spaventoso da contemplare.

L’Olocausto è una religione relativamente nuova [4]. E’ priva di pietà o di compassione e promette invece soddisfazione attraverso la vendetta. Per i suoi seguaci è in qualche modo liberatoria, perché consente loro di punire chiunque vogliano finché ne ricavano piacere. Ciò potrebbe spiegare perché gli israeliani abbiano finito per punire i palestinesi per i crimini compiuti dagli europei. E’ piuttosto chiaro che questa nuova religione emergente non parla semplicemente di “occhio per occhio”; parla invece di un occhio per migliaia e migliaia di occhi.

Un mese fa, mentre era in visita ad Auschwitz, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha lasciato una nota nel registro ufficiale dei visitatori: “Un Israele potente sarà allo stesso tempo sollievo e vendetta” [5]. Nessuno sarebbe riuscito a riassumere meglio l’aspirazione di questo culto. La religione dell’Olocausto non offre redenzione. E’ una cruda e violenta manifestazione di bieca brutalità collettiva. Non può risolvere nulla, poiché un’aggressione non può che portare a nuove e nuove aggressioni. Nella religione dell’Olocausto non c’è posto né per la pace né per il perdono. Date retta a Barak, è nella vendetta che questa gente trova sollievo.

Negare il pericolo rappresentato dalla religione dell’Olocausto e dai suoi seguaci significa essere complici di un sempre più ampio crimine contro l’umanità e contro ogni possibile valore umano.

 

Sono anche un fervente sostenitore del Progetto Nazionale Ebraico

Alcuni pensano che dopo 2000 anni di “spettrale Diaspora” gli ebrei abbiano diritto ad una propria “nazione d’appartenenza”. A quanto pare i sionisti avevano intenzioni serie. Lo Stato Ebraico è oggi sufficientemente reale da aver trasformato l’intero Medio Oriente in una bomba a tempo.

Scorrere il registro dei crimini compiuti da Israele contro l’umanità nel corso degli ultimi sei decenni non lascia molto spazio per la speculazione. Abbiamo a che fare con una società sinistra e patologica. Di conseguenza, per quanto alcuni di noi possano concordare sul fatto che gli ebrei debbano poter godere di un ipoetico diritto ad un proprio stato, il pianeta Terra non è certamente il luogo ideale per una simile realizzazione.

Solleciterei dunque la NASA ad unirsi al progetto e a compiere sforzi particolari per trovare un idoneo pianeta alternativo che possa fungere da patria dei sionisti, nello spazio o meglio ancora in un’altra galassia. Il Progetto Galattico Sionista implicherebbe il passaggio immediato dalla “Terra Promessa” al “Pianeta Promesso”. Sottolineerei in modo entusiastico che anziché cercare “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, ciò che dobbiamo realmente cercare è un “pianeta solitario”. Al limite anche “deserto”, visto che questa gente si vanta di saper fare fiorire i deserti. In un pianeta di loro proprietà i sionisti galattici non avrebbero più bisogno di opprimere nessuno, non potrebbero più compiere pulizie etniche, non dovrebbero rinchiudere le popolazioni indigene in campi di concentramento, perché non ci sarebbero intorno popolazioni indigene da tormentare, affamare, massacrare e cancellare. Non dovrebbero più lanciare fosforo bianco addosso ai loro vicini, perché non avrebbero nessun vicino. Raccomando caldamente alla NASA di cercare un pianeta a gravità molto bassa, affinché alla gente sia possibile andare in giro sentendosi leggera. Dopo tutto vogliamo che i nuovi sionisti galattici possano godersi il loro futuristico progetto tanto quanto i palestinesi e molti altri si godrebbero la loro assenza.

Perciò eccomi qui, in fondo sono un autentico ebreo: sono un sopravvissuto, mi oppongo alla negazione dell’Olocausto, sostengo l’aspirazione nazionale ebraica. Neanche il rabbino capo d’Inghilterra potrebbe chiedermi di più.


1 – Recentemente riconosciuto come “mito” dal museo israeliano dell’Olocausto Yad Vashem.

2 -  Un fatto storico tutelato dalla Legge Europea.

3 – Un racconto leggermente confuso. Se ai nazisti interessava annichilire l’intera popolazione ebraica d’Europa, come suggerito dalle narrazioni ortodosse del sionismo sull’Olocausto, allora è piuttosto arduo capire cosa li abbia spinti a far marciare ciò che restava dell’ebraismo europeo verso l’ormai distrutta madrepatria nazista in un momento in cui era chiaro che stavano perdendo la guerra. Le due narrazioni, cioè “annichilimento” e “marce della morte”, sembrano contraddirsi l’una con l’altra. L’argomento necessita di ulteriore elaborazione. Posso solo suggerire che le risposte ragionevoli in cui mi sono imbattuto danneggiano gravemente la narrazione olocaustica del sionismo.

4 – Il professore di filosofia israeliano Yeshayahu Leibowitz è stato probabilmente  il primo a definire l’Olocausto “nuova religione ebraica”.

5 - http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3790707,00.html     

 

 

 

MATTOGNO SUL CASO CARACCIOLO

postato da Gianluca Freda (25/10/2009)


LA REPUBBLICA DEL LINCIAGGIO

di Carlo Mattogno, 23 Ottobre 2009

 

Il 22 Ottobre La Repubblica ha pubblicato un articolo di Marco Pasqua che reca il titolo, in prima pagina, “Il prof alla Sapienza: l’Olocausto non esiste”, a p. 25, “L’Olocausto è una leggenda” prof negazionista, shock alla Sapienza” [1].

Un piccolo gioiello di propaganda disinformatrice e forcaiola, un piccolo detonatore creato ad arte per far esplodere la bomba mediatica con la penosa sequela di personaggi pubblici “indignati” che profondono le loro insulsaggini contro il malcapitato professore. Una vera “Informazione Corretta”, che finalmente si prende la sua vendetta contro chi metteva a nudo le sue puerili menzogne.

Bisogna anzi lodare la pazienza dei “Corretti Informatori”, che hanno atteso oltre due anni prima di procedere, dopo aver tentato di stroncare Caracciolo con tutto il loro raffinato repertorio di calunnie. L’articolista mostra di averne tratto profitto: due titoli, due falsi!

Caracciolo non ha mai detto “l’Olocausto non esiste” (caso mai: non è esistito), e neppure “l’Olocausto è una leggenda”. La prima sentenza è una creazione del giornalista o della redazione, la seconda è tratta dal blog di Caracciolo Clubtiberino. Nel suo articolo appare lo stralcio iniziale di un testo di Caracciolo, creato il 21 ottobre 2006, dal titolo “La leggenda dell’Olocausto: riapertura di un dibattito”[2], che solo in perfetta malafede si può chiosare con “l’Olocausto è una leggenda”. Testo diretto, guarda caso, contro i “Corretti Informatori”!

Caracciolo vi spiega in modo inequivocabile sia il significato del titolo, sia la sua posizione:

 

«Il tema del “cosiddetto Olocausto” era per me poco più di una curiosità intellettuale, ma dopo gli incredibili attentati alle libertà democratiche a proposito del caso teramano, che è soltanto un fatto di provincia, diventa per me un obbligo morale conoscere in modo diretto tutta quella letteratura che è stata posta sotto divieto da una ben individuabile lobby.

Per l’uso dell’espressione “cosiddetto Olocausto” posso rinviare allo storico ebreo Sion Segre Amar, ma i miei iniziali ed autonomi intendimenti non erano di “negare” alcunché: sulla semplice espressione linguistica si è costruita un’incredibile polemica da caccia alle streghe finita su uno dei maggiori quotidiani d’Italia!

Le mie espressioni esprimevano soltanto l’incomprensibilità linguistica e storica di un termine a valenza religiosa e la mia riluttanza e fastidio ad utilizzarlo per definire un semplice “sterminio” di popolazioni, ammesso che vi sia stato. Non immaginavo le reazioni che avrei scatenato. Invece “leggenda” vuole alludere ad un misto di verità confuso con falsità e soprattutto strumentalizzazioni. Potrei anche usare l’espressione “mito” nel senso soreliano. Infatti, non mi pare dubbio che sull’Olocausto il neo stato d’Israele abbia inteso fabbricare il suo mito fondativo. Ed i miti, si sa, non bisogna toccarli e disturbarli».

 

Evidentemente per certa gente il dubbio è già negazione, come per i “Corretti Informatori” qualunque dubbio sulla politica israeliana è un intollerabile atto di antisemitismo.

In tale contesto, l’espressione “La leggenda dell’Olocausto” è una evidente provocazione pour épater les Correcteurs.

Nell’articolo di Pasqua appare anche una mia fotografia con questa didascalia: “Carlo Mattogno. È il massimo esponente italiano della corrente: nega che vi siano state azioni naziste per sterminare ebrei e zingari”. Questo mio accostamento al prof. Caracciolo non è semplicemente “ideologico”, come vorrebbe dare ad intendere l’articolista. Coerentemente coll’impegno espresso due anni or sono di «conoscere in modo diretto tutta quella letteratura che è stata posta sotto divieto da una ben individuabile lobby», il prof. Caracciolo ha infatti ospitato nel suo blog alcuni miei scritti. I più importanti sono questi:

Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia

 (QUI in PDF)

Una serrata critica storico-metodologica del “classico” per eccellenza della letteratura olocaustica.

«L’irritante questione» delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad… Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Edizione riveduta, corretta e aggiornata

 (QUI in PDF)

Risposta alle favole storiche di questa specialista in fiabe.

«La verità sulle camere a gas»? Considerazioni storiche sulla «testimonianza unica» di Shlomo Venezia

 (QUI in PDF)

Anatomia di una pretesa “testimonianza unica” su Auschwitz.

I “nuovi” documenti su Auschwitz di Bild.DE: Una bufala gigantesca. 12 Novembre 2008.

 (QUI in PDF)

La storia farsesca di “nuovi” documenti su Auschwitz già noti vent’anni fa e reinterpretati in modo ingannevole.

Netanyahu all’ONU

L’olocausto visto da Netanyahu (povero olocausto!)

Nel contesto attuale, merita un rilievo particolare l’articolo La “Repubblica” della disinformazione,

nel quale ho già dato ampiamente conto dell’arroganza e dell’ignoranza di questo giornale sulla tematica olocaustica.

Ciò che si rimprovera al prof. Caracciolo, più ancora di aver pubblicato questi scritti, è di averli letti e di non avervi trovato traccia di quei «folli principi» di cui sproloquia gente che a stento ne ha letto i titoli.

Ciò non significa che egli sia un “negazionista”: è solo una persona onesta che si batte per la libertà di espressione.

Se la redazione de La Repubblica è tanto certa che le tesi revisionistiche siano folli, lo dimostri sul piano storiografico. Metto in campo un buon oggetto per la sua indagine: il mio recente studio di 715 pagine Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. (Effepi, Genova, 2009).

Ecco un’ottima occasione per verificare se questi fieri propugnatori della realtà storica dell’olocausto sono persone serie e credibili oppure degli emeriti buffoni.

 

Carlo Mattogno, 23 ottobre 2009.

GIOVANNA CANZANO INTERVISTA ANTONIO CARACCIOLO

postato da Gianluca Freda (25/10/2009)

Canzano 1 - Antonio Caracciolo da filosofo del diritto come considera ed inquadra la libertà di opinione e di ricerca?

CARACCIOLO – Alla luce di mie personali esperienze di questi giorni, la libertà di pensiero non deve essere in nessun modo confusa con la libertà di stampa. Anzi, possiamo ormai acclarare, nelle condizioni concretamente date, che libertà di pensiero e libertà di stampa siano termini antitetici. E mi spiego meglio. La Repubblica (il quotidiano Ndr) è una proprietà privata di non importa chi. È in mano ad uno staff di giornalisti, inquadrati in un albo che inibisce di poter scrivere o dirigere nuove testate a chi giornalista non sia. Ma non basta. Occorre poi chiedersi chi umanamente siano questi giornalisti. Non hanno certo tutti la stessa deontologia. Possono scrivere su di noi quel che vogliono, presentarci nel modo che vogliono e c’è poco da fare. Non credo nella cultura e nell’efficacia della querela. Insomma, loro sono l‘opinione pubblicata di qualche giornalista che si spaccia per opinione pubblica di tutti. Non mi allargo, perchè ammetto di essere un poco stanco. Per libertà di pensiero io intendo la libertà di chiunque e, in sommo grado, la libertà dell’analfabeta, di chi non ha ancora chiare nelle sue testa le idee. Il pensiero non è un prodotto finito, è un processo, un farsi, un divenire, una ricerca continua se non del vero (che è attività dei filosofi), perlomeno di una compiuta consapevolezza del proprio essere, della propria identità. È un processo fisiologico che ognuno di noi attraversa nel corso della sua vita. Se questo processo fisiologico viene bloccato con tutto un sistema sofisticato di marchingegni, i danni che riceviamo sono incalcolabili. Il sistema attuale dell’informazione - con le leggi sempre più liberticide che lo regolano - uccide la nostra autonoma capacità di pensiero. Attraverso processi subliminali ci vengono conculcati pregiudizi e valori contro cui occorre poi combattere. E qui mi fermo. Il punto di osservazione da cui tento di collocarmi, è quello di un uomo dei tempi di Augusto che vede già i segni del declino e della cacciata degli dei antichi ed il sorgere del tipo giudaico, cristiano o addirittura giudaico-cristiano, come problematicamente si vuol dire. Quando si dibatte di radici “giudaico-cristiane” dell’Europa, a me sorge spontaneo: ed io, dove sono? C’è spazio per me, per i miei valori, per i miei dèi? Per gli antichi, la Libertà era una dea, e così pure il pensiero, in forma di Ragione impersonata dalla dea Minerva.

Canzano 2 Come mai, lei, un filosofo del diritto, è interessato alla difesa della libertà di espressione? In modo particolare, nei confronti delle organizzazioni sioniste italiane che, in questo momento, cercano di perseguitarlo?

CARACCIOLO – È di questi giorni una dichiarazione del “rabbino” Pacifici che invita apertamente ad introdurre in Italia le leggi giù vigenti in Germania, per le quali io, secondo lui, sarei già dovuto essere in galera per ciò che lui mi attribuisce di pensare. Non credo che si dia data troppo la pena di sapere cosa io effettivamente penso. Gli basta solo sapere che non sono un filo-israeliano e/o un filo-sionista. Di non essere un “antisemita” l’avrò detto un’infinità di volte, ma poco serve, quando si è ormai oggetto di attacchi calcolati. Mi stanno mettendo alla gogna, in quanto “negatore” di non si sa bene che cosa, e giocano su singole parole di cui non si danno neppure la briga di leggere, nel vocabolario, cosa esattamente significhino, né di verificare l’accezione che io ne avevo dato. Stante l’odierna divisione del lavoro scientifico, ad uno storico competerebbe tutta la materia relativa ai campi di concentramento: cosa di cui, io, non mi occupo professionalmente, e su cui non ho mie specifiche conoscenze e competenze. Rientra, invece, perfettamente nella mia competenza di filosofo del diritto, tutta la problematica connessa alla libertà di pensiero e di ricerca. Direi che nessun’altra disciplina può, con maggior diritto, rivendicare questa problematica. Quanto poi, io personalmente, sia bravo nel trattarla, è altra secondaria questione. Mi pare, però, che nessuno se ne occupi come sto facendo io: cioè, non in impenetrabili e astruse trattazione accademiche, ma gridando ai cittadini: attenti! Vi stanno privando della vostra libertà più preziosa, base di tutte le altre.

Canzano 3 - Perché, secondo lei, il diritto alla libera opinione è essenziale all'interno di una qualunque società civile?

CARACCIOLO – Non esiste la mia libertà di pensiero, se non esiste anche la libertà di pensiero di chi la pensa in modo radicalmente diverso da me. Il pensiero nasce dal pensiero ed è spesso interazione e contrapposizione ad un altro pensiero. Esistono purtroppo “scorie”, come insulti, cattiverie, colpi bassi, ecc., che non possono avere legittimità e che riguardano più la sfera della emotività che non quella del pensiero, in una realtà dell’essere umano che non si può immaginare a “compartimenti stagni”. Ma la loro condanna ed eventuali loro sanzioni debbono essere sempre assai contenute in modo da non uccidere, ovvero rendere impossibile il pensiero. Io penso come sanzione massima ad un biasimo morale senza conseguenze carcerarie e pecuniarie. Ma dovremmo trovarci in una società ideale. In ogni caso, la sanzione può riguardare solo la violazione della persona (parlare di corna e cornuti, vita sessuale, andare a puttane, etc.) e GIAMMAI valutazioni di carattere generale su periodi e fatti storici o dottrine e sistemi filosofici. Altrimenti si ritorna all’epoca delle professione di fede, quando al singolo sotto tortura si chiedeva di abbracciare o abiurare una determinata fede. In Germania, mi pare che siamo ritornati agli anni più bui dell‘Inquisizione.

Canzano 4 Se tutti hanno ufficialmente diritto alla propria opinione, come mai, poi, questo diritto viene rispettato soltanto a favore di chi si allinea sull’opinione dominante?

CARACCIOLO – La forma di potere dominante che si spaccia per democrazia, richiede una fascia di consenso, ma anziché essere libero, questo consenso, viene prodotto e manipolato tramite i canali mediatici ed il controllo della carta stampata rigida. Abbiamo, a parole, tutti gli stessi diritti e, sempre a parole, siamo tutti uguali, ma poi, io, ho più diritti e sono più eguale di te. Quando si dice regime, l’uso linguistico indica ormai qualcosa di molto negativo, in pratica una forma di oppressione che nasconde le sua forme e si presenta, addirittura, come sistema della libertà e della democrazia. L’altro giorno, in una registrazione risalente non so a quale epoca, ho sentito Pannella dire che lui, in questo regime, rifiuterebbe una nomina di senatore a vita, che io, peraltro, non avrei difficoltà a riconoscergli come ben meritata. Mi chiedo, però, se lui e la sua “banda” radicale si rendano conto o meno di essere parte integrante di questo regime.

Canzano 5 - Lei, in quanto filosofo del diritto, come considera la volontà di certe forze politiche e culturali nazionali di introdurre anche in Italia delle leggi che rimettono fondamentalmente in discussione gli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione? E di conseguenza, anche il dibattito storico?

CARACCIOLO – Contro questo rinnovato tentativo è basato tutto il mio impegno politico da quando sceso in campo, uscendo fuori dalla mia sfera privata, dove non mi trovavo male. E quando dico libertà di pensiero e di espressione, intendo qualcosa che non ha nulla a che fare con la libertà della carta stampata, che è anzi nemica della libertà di pensiero. Non è, la mia, una lotta elitaria che possa interessare ristrette fasce di persone, ma la vivo come un aspetto fondante di una Liberazione e di costruzione di una democrazia diretta dei cittadini, come pare vi sia stata nelle antiche città greche. Purtroppo, esiste – mi sembra – una scarsa consapevolezza da parte dei cittadini sull’importanza fondamentale del diritto alla libertà di pensiero e ricerca. I cittadini nella stragrande maggioranza sono interessati a problemi di vitto e alloggio, e non hanno il tempo di pensare al “regno dei cieli”: cioè, alla filosofia. Su questa scarsa vigilanza dei cittadini, i politici trovano facile svendere questo genere di diritti. Ecco, dunque, che si affaccia il “rabbino” Pacifici che dice: come in Germania! Nel generale disprezzo di tutti i partiti politici, il trasversalismo delle lobbies riesce a condizionare l’intero parlamento, su interessi corporativi a danno di tutti gli altri cittadini. Stiamo vivendo questo momento. Ci sveglieremo, un bel mattino, e scopriremo che non potremo più dirci l’un l’altro neppure “Buon giorno”.

Canzano 6 - Secondo lei, la legge Mancino è in contrasto o meno con gli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione? E se è in contrasto, per quale ragione?

CARACCIOLO – La legge Mancino ha una sua precisa genesi che occorebbe studiare e divulgare. Concettualmente, trovo quanto di più assurdo immaginare che per legge si possa proibire l’odio e imporre l’amore del prossimo. Al massimo, si sarà imposta l’ipocrisia di Stato. Si vanifica l’idea stessa della legge, quando si pretende, con essa, di disciplinare cose le sfuggono. Si può certo punire l’omicidio, ma è impossibile intervenire su un odio lungamente covato che può condurre ad un omicidio. Non ci riesce neppure Dio. Non posso credere, ci riesca Mancino che ha dato il nome alla legge, ma che esprimeva evidentemente gli interessi di quanti quella legge hanno patrocinato. Dato poi il carattere di astrattezza e generalità che una legge deve avere, quella legge pensata per produrre determinati effetti e colpire determinati gruppi, si presta a scopi diversi da quelli originari, certamente non commendevoli. Questa legge diventa facilmente un pretesto per colpire avversari politici e gruppi minoritari che si vogliono contrastare. Ci vuole poco a pretendere che un discorso di lecito dissenso politico, venga fatto passare per incitamento all’odio. In questo senso, la legge Mancino confligge con gli art. 21 e 33, il cui ambito si cerca di restringere sempre più.

Canzano 7 - Si dice che la Costituzione europea – che tra non molto dovrebbe entrare in vigore ed introdurre in tutti i Paesi dell’Unione una serie di garanzie costituzionali – preveda ugualmente la generalizzazione di un certo numero “leggi liberticide”, come quelle che già esistono in Francia, in Germania, in Austria, in Svizzera, ecc. Un filosofo del diritto, come considera questa eventuale possibilità?

CARACCIOLO – L’Europa che tutti volevamo, o almeno di cui io ero sempre stato entusiasta, si sta rivelando una cosa assai brutta. Per la sfera economica, ricordo la previsione di un mio professore, Giuseppe Palomba, che nel 1976, diceva al riguardo: non fatevi illusioni! I poveri saranno più poveri e i ricchi più ricchi. Ma, anche la sfera dei nostri diritti di libertà sembra pure gravemente minacciata. Erano già stati fatti, negli anni passati, tentativi di estendere a tutti i paesi comunitari le pessime leggi tedesche, francesi... Unificazione sul peggio. Ed il tutto, senza che neppure ce ne accorgiamo, come non ci accorgiamo che l’Europa è ormai anche formalmente un dominio americano. Oscuri potentissimi burocrati producono una trasformazione silenziosa, al riparo di occhi e orecchie indiscrete. Quanto per fare una citazione, rinvio ad un libro di qualche anno fa: Paye, La fine dello stato di diritto. Temo che, da allora, le cose siano ancora peggiorate. È vano aspettarsi dalla carta stampata la conoscenza di questi processi in atto. Appena appena, grazie alla Rete, si potrebbe saperne qualcosa, in un sistema di comunicazione orizzontale, come appunto la Rete, ma eccolo che la vogliono portare “sotto controllo”.

Canzano 8 - Quando la Storia diventa una religione, addirittura imposta per legge, che valore potrebbe avere la legge, per un filosofo del diritto?

CARACCIOLO – La legge si trasforma in uno di quei manuali che nel Medioevo servivano per disciplinare il processo alle streghe e alla loro condanna al rogo. Diventerà impossibile anche una interpretazione filosofica della storia ed il filosofo, se vuol continuare a vivere, si dovrà trasformare nel ministro di un nuovo culto.

 

26 ottobre 2009

giovanna.canzano@email.it

338.3275925

LASCIATELI ABBAIARE

postato da Gianluca Freda (22/10/2009)


“Morire per delle idee va bene, ma di morte lenta”

(Fabrizio De Andrè)

 

Tantissimi anni fa mi trovavo su una strada di Milano, a notte fonda. Stavo dirigendomi a piedi verso la stazione centrale, per prendere il treno che doveva riportarmi a casa. Passando accanto a una villetta con il cancello aperto udii all’improvviso un ringhio e un abbaiare convulso e vidi venirmi incontro due enormi mastini, che il padrone aveva dimenticato di legare. Rimasi immobile, paralizzato dal terrore. Il che si rivelò una scelta felice, sebbene compiuta per panico e non per calcolo. I cani mi furono addosso in un battibaleno e mi scaraventarono a terra. Erano piuttosto robusti e nervosi. Uno mi azzannò la manica del giubbotto, mancandomi il braccio per un soffio, e iniziò a tirarla verso di sé ringhiando di rabbia. L’altro mi mise le zampacce sul petto, digrignandomi in faccia certi dentoni scintillanti. Io ero immobile come un sasso e credo di non essere mai stato così calmo in tutta la mia vita. Non c’è nulla al mondo che sappia trasformarti in uno yogi indiano quanto il terrore puro. Dopo un periodo che non saprei quantificare in secondi o minuti, i due cani si stufarono. Non era eccitante prendersela con un avversario tramutatosi inaspettatamente in pezzo di legno e con i suoi accessori. Smisero di abbaiare, si allontanarono in silenzio e rientrarono nel giardino della villetta, tornando alle occupazioni consuete. Da questa esperienza imparai due cose importanti: a portare sempre giubbotti larghi e imbottiti; a trattare con i cani da guardia.

Prima o poi i cani capitano nella vita di ogni uomo, in forma di carcassa digrignante o di escremento sotto le suole. Leggo che sono capitati anche ad Antonio Caracciolo, in entrambe le forme, come spesso avviene. Caracciolo gestisce una trentina di blog, tra i più interessanti e coraggiosi sul web, più una mailing list a cui sono iscritto. Si occupa spesso di sionismo, di olo-truffa (la bufala dell’olocausto ebraico), della politica genocida di Israele e della censura dell’informazione attraverso la quale la discussione su tali argomenti viene impedita, demonizzata e distorta. E’ un personaggio piuttosto in vista, essendo docente di Filosofia del Diritto alla Sapienza di Roma. Mi meraviglio che i mastini del potere e della sua mitologia fondante ci abbiano messo così tanto ad uscire strepitando dal recinto per saltargli addosso; tanto più che Caracciolo è persona pacata, prudente, estremamente documentato nelle argomentazioni e razionale nell’esposizione. La vittima ideale per un branco di cani da guardia, insomma.

Nell’esprimere a Caracciolo tutta la mia ovvia solidarietà e nel sottolineare altresì, più ancora che lo schifo, la noia che suscitano ormai in me questi periodici latrati dei mastini di Repubblica e dell’establishment filosionista contro qualunque passante che guardi con sufficienza al loro giardinetto di menzogne, mi permetto di fornire qualche utile consiglio a tutti coloro che dovessero ritrovarsi, in un momento o nell’altro della vita, i dentacci di queste orride creature a pochi centimetri dalla gola. Non a Caracciolo, ovviamente: egli è più vecchio, più colto e più esperto di me e sa già benissimo come comportarsi in questi frangenti. Mi rivolgo a tutti coloro che, crogiolandosi in fantasie, ahimé, infondate di libertà di ricerca e d’espressione, dovessero scoprire all’improvviso, con stupefatto sconcerto, uno dei giardinetti incustoditi in cui gli apologeti della Religione Storica Costituita allevano i loro dobermann.

1) Non siate e non mostratevi sorpresi. Se bazzicate la notte del potere, se vi muovete in prossimità dei suoi orti concimati a sterco e cadaveri, l’incontro con un cane da guardia è la cosa più ovvia che possa capitarvi. Non c’è da allibire, né da indignarsi. E’ la normale meccanica delle cose, da che mondo è mondo. Un padrone danaroso fornisce ai suoi cani mediatici succulenti ossicini e ne ottiene in cambio fedeltà e protezione. Sarebbe sorprendente, al contrario, non fare mai di questi incontri. Siate preparati e attrezzati per l’occasione. Per “attrezzati” intendo attrezzati psicologicamente, non legalmente.  Lasciate perdere le lezioni di autodifesa. Sono completamente inutili e potenzialmente autolesive.

2) Restate immobili. Evitate le difese legali, le reazioni a mezzo stampa o blog, le querele, le richieste di risarcimento morale. Non serve a niente, tanto i mastini della Religione Storica Costituita sono più forti e feroci di voi. Ogni movimento, anche disaccorto, non farà altro che eccitare le belve. Tenete presente che non sono lì per uccidervi: sono lì per dimostrare al loro padrone che le costose frattaglie di cui egli riempie la loro scodella non sono un investimento sprecato. Neanche il padrone vi vuole morti, se può evitarlo: ripulire e dare spiegazioni sarebbe un’enorme seccatura. Vuole solo che stiate lontani dal suo giardino e dagli scheletri che custodisce; e vuole insegnare ad altri a starne lontani. Fategli credere di essere indifesi. Avete davanti tutta la vita per sistemare i conti con lui e le sue bestiacce.

3) Evitate di coinvolgere altri passanti. Non sprecate tempo, denaro ed energie a chiamare in aiuto la società civile e i suoi miti fasulli di libertà di pensiero, democrazia, diritto d’informazione. Non c’è nessuna società civile. Ci siete solo voi e un branco di cagnacci ringhianti affamati delle vostre viscere, in una strada buia e deserta. Ogni invocazione d’aiuto vi indebolirà, ogni urlo sarà un invito ad affondare i denti per ripristinare il silenzio. Nessuno verrà a soccorrervi, perché a nessuno piace rischiare invano la pelle. Ne sa qualcosa Sylvia Stoltz, avvocatessa di Horst Mahler, anche lui avvocato. Mahler è stato condannato al carcere in Germania per aver difeso in tribunale Frank Rennicke, accusato di “negazione dell’olocausto” (cioè di aver espresso liberamente le proprie opinioni sulla mitologia assurda del potere). La Stoltz è finita a sua volta in carcere per aver difeso Mahler. Non offrite ai cani da guardia altre prede. Restate calmi e razionali. E’ il raziocinio che fa la differenza fra un essere umano e un giornalista di Repubblica qualunque.   

4) Pensate ad altro. Può sembrare facile da dire quando gli incisivi dei cani sono lontani, ma in realtà è un atteggiamento che viene quasi spontaneo in situazioni di autentico pericolo di vita. Quando la buccia è a rischio, la mente vaga con sorprendente spontaneità verso il cappotto da ritirare in lavanderia, verso il biglietto del treno maggiorato da pagare al controllore, verso il bonifico per l’affitto da versare. All’improvviso vi torna alla memoria il nome del biografo di Pavese che non riuscivate a ricordare durante la lezione di ieri, e vi congratulate con voi stessi per le condizioni ancora discrete delle vostre facoltà mnemoniche. Questa capacità della mente umana di vedere e quasi toccare con mano il futuro quando il futuro sembra una strada sbarrata potrebbe ricondursi ad interessanti considerazioni filosofico-quantistiche che non è qui il caso di esaminare. Basti in questa sede enunciare il seguente teorema, rimandando ad altra sede la dimostrazione: nessun cane orwelliano può togliervi la vita e il futuro, se non ve li togliete da soli. Dunque pensate alla vita e al futuro e lasciate che le bestie sveglino tutto il quartiere coi loro latrati. Sono solo un incidente di percorso, non la realtà. Tutto ciò che viene dalla carta stampata e dai media non è che una parodia infantile del mondo che non può farvi alcun male. Purché smettiate di crederci.

5) Non date nessuna spiegazione. A nessuno. Mai. Ai cani le argomentazioni non interessano, né sono in grado di comprenderle, né hanno l’ordine di farlo. Ad ogni precisazione, ad ogni bibliografia, ad ogni documento storico che infilate loro nel collare, abbaiano e digrignano più forte. Lasciateli abbaiare da soli. Ciò che avete da dire e scrivere lo avete già detto e scritto nelle vostre conferenze, nelle vostre lezioni, nelle vostre ricerche. Non serve fornire approfondimenti ad un pubblico di quadrupedi. Se hanno voglia di approfondire possono andarsi a leggere i vostri articoli e vostri saggi, senza importunarvi con la loro bavosa presenza fisica. Ammesso e non concesso che i quadrupedi sappiano leggere.        

6) Non ringhiate. Di fronte al ringhio dei mastini sulla nostra nuca a volte viene istintivo ringhiare più forte, sperando di spaventarli o sottometterli. Non fatelo. Se anche riusciste a ringhiare più forte, a loro basta un rutto per vincere la partita, vista la posizione di forza. Di fronte a centinaia di articoli argomentati e documentati, un rettore universitario può ruttare “Che vada a Dachau!”, e sarà sempre lui quello a cui la “libera stampa” amplifica i gargarismi e affila i denti; un giornalista col collarino potrà ruttare di “negazionismo” senza aver mai letto una riga di Rassinier o di Mattogno, senza nemmeno conoscerne l’esistenza, e sarà sempre lui quello con le zampe nodose sulla vostra pancia; un coordinatore della Fgci può ruttare una richiesta di censura contro le opinioni documentate di un docente universitario, ed è perfettamente inutile ricordargli che i suoi triti piagnistei contro la crudele “censura” della stampa berlusconiana, già risibili di per sé, diventano a questo punto anche incoerenti e indegni. Coerenza e dignità sono categorie umane. Cercarle negli altri esseri del creato è pura follia. Resistete alla tentazione di sovrastare i rutti con morfologie umane, per quanto veementi. Un rutto è un’arma potente se è nella gola di chi ha la protezione dei potenti. Un’opzione potrebbe essere quella di reagire ai rutti con altri rutti, scatenando una specie di gara, con l’obiettivo di fare infuriare le belve assalitrici e fargli perdere il controllo. Ma non lo consiglio. E’ un’opzione estremamente rischiosa e comunque non sarebbe un bello spettacolo.

7) Ricordatevi che gli uomini siete voi. Questo non solo in omaggio ad un’astratta percezione di superiorità della natura umana, ma in considerazione di un’elementare norma biologica: un uomo vive mediamente molto più di un cane, se riesce a sopravvivere alle sue fauci. Dovete soltanto sopravvivere all’assalto, prendendovela calma e imparando qualcosa per l’occasione; fatto ciò, come natura vuole, potrete prima o dopo assistere al gioioso spettacolo del mostro assalitore che perde il pelo per l’età, viene ripudiato dai padroni e spira felicemente tra gli stenti, stirando le zampe e strabuzzando gli occhi in un vicolo buio. La Storia è infinita e non cessa mai di dispensare la sua giustizia. E voi, a differenza di un botolo ruttante, avete tutta l’eternità della Storia davanti.

ALL'INSEGNA DEL MAIALE CHE RIDE

postato da Gianluca Freda (12/10/2009)


RIVOLTA CONTRO IL VACCINO

di Mike Adams

dal sito Naturalnews

Traduzione di Gianluca Freda

 

Il sostegno dell’opinione pubblica al vaccino contro l’influenza suina sta evaporando giorno dopo giorno, via via che i fondamenti razionali della vaccinazione si rivelano sempre più ridicoli a chi sia in grado di prestare attenzione. Mamme, infermiere, operatori dell’assistenza sanitaria ed esponenti dell’opinione pubblica in generale comprendono in modo sempre più chiaro che le motivazioni addotte da Big Pharma a sostegno della vaccinazione contro l’influenza suina semplicemente non stanno in piedi.

Recenti sondaggi condotti dai principali mezzi d’informazione evidenziano che più del cinquanta per cento delle mamme rifiutano di sottoporre i propri bambini al vaccino; le infermiere e gli operatori sanitari di Stati Uniti e Inghilterra esprimono ormai ad alta voce la loro contrarietà alla vaccinazione.

E’ in dirittura d’arrivo un’azione legale contro il provvedimento con cui la FDA ha approvato il vaccino contro l’influenza suina (vedi qui) e le proteste aumentano man mano che cresce la consapevolezza delle più importanti obiezioni mosse alla vaccinazione. Le persone intelligenti e informate, in ogni luogo, stanno dicendo NO al vaccino!

Il sostegno popolare al vaccino si sgretola giorno per giorno e le autorità sanitarie sono ormai costrette ad esagerare con le storie terrificanti nel tentativo di incrementare le richieste di vaccinazione. Dove manca la credibilità scientifica, al suo posto si invoca la paura.

 

Perché la storia del vaccino non sta in piedi

Perché dunque le argomentazioni a favore del vaccino sono così deboli? Tutto si riduce a cinque ragioni cruciali spacciate dall’industria delle vaccinazioni... ma come potete vedere qui sotto, ciascuna di queste ragioni è dimostrabilmente falsa!

Ragione n. 1: L’epidemia di influenza suina (H1N1) è pericolosa e mortale!

Perché è ridicolo: sebbene il tasso di contagiosità dell’H1N1 sia attualmente piuttosto alto, il tasso di mortalità è invece notevolmente basso. Allo stato attuale, non è più alto di quello di una comune influenza stagionale.

Ragione n. 2: Il vaccino vi protegge dal virus!

Perché è ridicolo: Non esiste assolutamente nessuna prova scientifica che il vaccino offra una protezione efficace contro il virus H1N1. Per quanto vi siano prove che esso produce anticorpi, come ben sanno tutti coloro che hanno compiuto studi sull’efficacia dei vaccini, la mera esistenza di anticorpi indotti dal vaccino non implica affatto un’immunità funzionale ed effettiva! In realtà molto spesso i vaccini non sono altro che una falsa promessa di immunità che non fornisce alcuna difesa effettiva nel mondo reale.

Ragione n. 3: Il vaccino è assolutamente sicuro, anche per i bambini!

Perché è ridicolo: questa affermazione è veramente risibile. Nessuno di questi vaccini è stato testato in modo appropriato dalla FDA o dalle compagnie farmaceutiche. Sono stati approvati dalla FDA con una deroga, scavalcando completamente la normale procedura di sperimentazione che la gente si aspetterebbe di veder garantita dalla FDA. Anzi, secondo il procuratore Jim Turner, l’approvazione infondata di questi vaccini rappresenterebbe una violazione della legge federale.

Ragione n. 4: Non c’è nient’altro che possiate fare per proteggervi dall’influenza suina (perciò fatevi questa iniezione).

Perché è ridicolo: questa affermazione è una menzogna spudorata. Pur di vendere una maggior quantità di vaccini, l’industria farmaceutica (e le sue coorti come la CDC e l’Organizzazione Mondiale per la Salute) sta tenendo dolosamente nell’ignoranza la popolazione riguardo l’esistenza di opzioni di gran lunga più sicure ed efficaci, come la vitamina D e i rimedi anti-virali da erboristeria.

Ragione n. 5: Non sottoporsi alla vaccinazione è immorale, perché si lascia il fardello dell’iniezione sulle spalle degli altri senza attivarsi in prima persona.

Perché è ridicolo: Esilarante! Questo si chiama marketing colpevolizzante: si cerca di costringere la gente a farsi l’iniezione facendola sentire in colpa se sceglie di non farla. La verità è che è immorale chi l’iniezione LA FA, perché sostiene finanziariamente un’industria dei vaccini che è pericolosa ed altamente fraudolenta e che provoca danni terribili ai bambini, alle donne in gravidanza e ad altre innocenti vittime delle vaccinazioni.

Sperare di migliorare la vostra salute elargendo denaro all’industria farmaceutica tramite l’acquisto dei vaccini è come sperare di ottenere la pace nel mondo firmando un assegno ai fabbricanti d’armi.

Non c’è nessuna buona ragione per fare il vaccino

Esiste qualche buona ragione per vaccinarsi contro l’influenza suina? No, stando alla situazione attuale. A meno che non proviate un forte desiderio di giocare alla roulette russa con la vostra salute, naturalmente.

Ovviamente, se le cose cambiassero in modo drastico potrebbero esserci buone ragioni per prendere in considerazione il vaccino. Se il virus H1N1 mutasse in un virus con alto tasso di mortalità le cose sarebbero diverse. Se si provasse la sicurezza del vaccino attraverso una sperimentazione a lungo termine, ciò rappresenterebbe un punto a suo favore. Se fosse scientificamente provato che i vaccini proteggono davvero dai virus, anche in questo caso le cose sarebbero diverse.

Ma al momento attuale nessuna di queste cose è stata dimostrata! I vaccini non sono stati sperimentati per nulla. Non c’è nessuna prova attendibile che essi vi proteggano davvero dall’influenza suina. E l’influenza ha un tasso di mortalità così basso che non si capisce perché si sia sentita la necessità di intervenire con un vaccino.

Tenete presente che circa 2.000 persone muoiono ogni anno per aver preso un’aspirina. Più di 100.000 americani muoiono ogni anno per aver assunto farmaci prescritti dal medico e approvati dalla FDA. Se i tipi della CDC stanno cercando una pandemia, potrebbero concentrarsi sulla pandemia di malattie inventate e terrorismo farmaceutico che si sta diffondendo oggi in tutto il mondo sullo scenario dell’epidemia di influenza suina.

C’è davvero in giro un’epidemia. Un’epidemia di str%&zate, che impazza in tutta l’America e il Regno Unito. E’ una forma infettiva di ciarlataneria farmaceutica che passa da una persona all’altra alla velocità della propaganda. I sintomi dell’infezione contemplano la perdita di pensiero razionale, l’isteria da influenza suina e la fede irragionevole nei simboli dell’autorità.

Ciò di cui l’America ha realmente bisogno è un vaccino che protegga i cervelli dei consumatori dalla ciarlataneria farmaceutica infettiva. Purtroppo, se davvero iniettassimo alla gente una cosa simile, l’intera industria farmaceutica crollerebbe nell’arco di una notte. Questo perché il potere di Big Pharma è fondato sulla propaganda. E la propaganda a cui stiamo assistendo con questa trovata del vaccino contro l’influenza suina è così densa di ingiustificabili speculazioni da meritare un Premio Nobel per la Pace o qualcosa di simile.

RIDATECI IL MURO

postato da Gianluca Freda (04/10/2009)


LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO
di William Blum
dal sito Counterpunch
Traduzione di Gianluca Freda


Attendiamo che tra qualche settimana i media occidentali accendano le loro macchine di propaganda per commemorare il 20° anniversario del crollo del muro di Berlino, avvenuto il 9 novembre 1989. Tutti i cliché della Guerra Fredda che narrano del “Mondo Libero contro la Tirannia Comunista” verranno rispolverati e si ripeterà la favoletta della creazione del muro: nel 1961 i comunisti di Berlino Est costruirono un muro per impedire ai loro oppressi cittadini di fuggire verso Berlino Ovest e verso la libertà. Perché? Perché ai comunisti non piace che la gente sia libera, che apprenda la “verità”. Quale altra ragione avrebbe potuto esserci?

Innanzitutto, prima che il muro venisse costruito, migliaia di tedeschi dell’est facevano i pendolari per lavorare in occidente e tornavano all’est la sera. E’ quindi evidente che non venivano trattenuti all’est contro la loro volontà. Il muro fu costruito essenzialmente per due ragioni:

L’Occidente stava mettendo a soqquadro la Germania Orientale con una poderosa campagna di reclutamento di professionisti e lavoratori specializzati dell’est, che erano stati formati a spese del governo comunista. Ciò finì per generare una grave crisi del lavoro e della produzione nella Germania Est. A testimonianza di questo, il New York Times riportava nel 1963: “La costruzione del muro ha provocato danni economici a Berlino Ovest a causa della perdita di 60.000 lavoratori specializzati che ogni giorno facevano i pendolari dalla loro residenza in Berlino Est ai luoghi di lavoro in Berlino Ovest”. (New York Times, 27 giugno 1963, p. 12).

Nel corso degli anni ’50 gli artefici americani della Guerra Fredda che operavano nella Germania Occidentale misero in atto una feroce campagna di sabotaggio e sovversione contro la Germania dell’Est, finalizzata a mettere fuori uso l’apparato amministrativo ed economico del paese. La CIA ed altri servizi dell’intelligence e dell’esercito americani iniziarono a reclutare, equipaggiare, addestrare e finanziare individui e gruppi dell’attivismo tedesco, sia orientale che occidentale, allo scopo di condurre azioni che spaziavano dal terrorismo alla delinquenza giovanile; il tutto allo scopo di rendere difficile la vita dei cittadini dell’est tedesco e indebolire il loro sostegno verso il governo; qualunque cosa pur di far apparire cattivi i comunisti.

Fu un’attività rimarchevole. Gli Stati Uniti e i loro agenti utilizzarono esplosivi, incendi dolosi, cortocircuiti ed altri metodi per danneggiare le centrali elettriche, i cantieri navali, i canali, i porti, gli edifici pubblici, le stazioni di rifornimento, i trasporti pubblici, i ponti, ecc.; fecero deragliare i treni merci, ferendo gravemente molti lavoratori; diedero fuoco a 12 vagoni di un treno merci e distrussero i sistemi ad aria compressa di molti altri; si servirono di acidi per danneggiare macchinari di vitale importanza nelle fabbriche; misero della sabbia nelle turbine di una fabbrica, costringendola a sospendere l’attività; incendiarono una fabbrica di laterizi; fecero propaganda a favore di un rallentamento del lavoro nelle fabbriche; uccisero, avvelenandole, 7000 mucche di una cooperativa casearia; aggiunsero scaglie di sapone al latte in polvere destinato alle scuole della Germania Est; alcuni di essi, quando vennero arrestati, furono trovati in possesso di notevoli quantità di cantharidin, con cui progettavano di fabbricare sigarette velenose per uccidere figure dirigenziali della Germania Est; fecero esplodere bombe a gas per disperdere i partecipanti alle riunioni politiche; tentarono di far fallire il Festival Mondiale della Gioventù di Berlino Est inviando inviti fasulli, false promesse di pensione gratuita, falsi avvisi di cancellazione, ecc; perpetrarono aggressioni contro i partecipanti con esplosivi, bombe incendiarie e attrezzi per forare le gomme delle automobili; stamparono e distribuirono enormi quantità di tessere alimentari per generare confusione, penuria e risentimento; inviarono false notifiche fiscali e altre direttive e documenti pseudo-governativi per alimentare la disorganizzazione e l’inefficienza all’interno delle fabbriche e dei sindacati... tutto questo e molto altro. (Vedere Killing Hope, p. 400, nota 8, per la lista delle fonti e l’elenco dettagliato delle attività di sovversione e sabotaggio).

Per tutti gli anni ’50 i tedeschi dell’est e l’Unione Sovietica presentarono ripetute lamentele agli ex alleati occidentali e alle Nazioni Unite riguardo specifiche attività di spionaggio e sabotaggio e domandarono la chiusura delle agenzie della Germania Occidentale che ritenevano responsabili di questi atti, delle quali fornirono nomi e indirizzi. Ma le loro rimostranze caddero nel vuoto. Inevitabilmente, i tedeschi dell’est iniziarono a limitare gli ingressi nel paese ai cittadini occidentali.

Non dimentichiamo che la Germania Est divenne comunista perché Hitler, con l’approvazione dell’Occidente, la utilizzò come corridoio per raggiungere l’Unione Sovietica e tentare di cancellare per sempre il bolscevismo. Dopo la guerra, i sovietici erano assai determinati a chiudere quel corridoio.

Nel 1999 USA Today riportava: “Quando crollò il muro di Berlino, i tedeschi dell’est immaginavano una vita di libertà in cui vi fosse abbondanza di beni di consumo e un termine ai sacrifici. Dieci anni dopo, un significativo 51% afferma che si era più felici all’epoca del comunismo”. (USA Today, 11 ottobre 1999, p. 1).

Più o meno nello stesso periodo nasceva un nuovo proverbio russo: “Tutto ciò che i comunisti dicevano del comunismo era una menzogna, ma tutto ciò che dicevano del capitalismo si è rivelato essere la verità”.

CINEMA PER RITARDATI

postato da Gianluca Freda (27/09/2009)


FORREST GUMP E JEAN SEBERG
La propaganda di Hollywood a beneficio dell’immagine USA

di John Kleeves
dal sito sitoaurora.altervista.org
(l’articolo è stato scritto nel 1999!)

 

Due premesse:

La prima è la mia solita: io sostengo che la filmografia statunitense ("Hollywood") è una filmografia di Stato, controllata sin nei dettagli dalla United States Information Agency (USIA), un'Agenzia federale pubblica nell'esistenza ma segreta nell'operatività (come la CIA) istituita nel 1953 allo scopo di creare nel pubblico internazionale una precisa ancorché falsa immagine degli Stati Uniti.

L'Agenzia, che non si occupa solo di Hollywood, ora conta sui 30.000 dipendenti ed ha sede al 301 IV South West Street di Washington; il direttore si chiama Joseph Duffey. Il fatto che i critici cinematografici di professione abbiano mancato di notare tale collegamento dipende dalla loro visuale limitata, e da una acquiescenza con la Grande Potenza che ha fatto loro reprimere - più o meno consciamente - quei sospetti sull'indipendenza di Hollywood che sicuramente spesso gli affioravano in mente (non si fa carriera nei media italiani dicendo verità sgradite agli Stati Uniti). Io dunque analizzo i film di Hollywood per mostrare al pubblico gli elementi di propaganda politica e culturale di cui sono stati caricati dall'USIA.

Mi pare la prima cosa che si debba dire di questi film. La seconda premessa è una rapida biografia di Jean Seberg, necessaria perché pochi ricordano questa attrice eppure grande diva degli anni Sessanta. La Seberg nacque il 13 novembre 1938 a Marshalltown (Iowa). Giovane bellissima e assai fine, che portava i capelli biondi tagliati un po' corti, debuttò nel 1957 con Saint Joan (Santa Giovanna) di O. Preminger e quindi lavorò regolarmente.

Fra gli altri film ricordiamo Bonjour Tristesse (Idem, 1958) sempre di Preminger; The Mouse That Roared (Il ruggito del topo, 1958) di J. Arnold, con P. Sellers; A bout de souffle (Fino all'ultimo respiro, 1960) di J.L. Godard, con J.P. Belmondo; A Fine Madness (Una splendida canaglia, 1967) di I. Kershner, con S. Connery; Pendulum (Idem, 1969) di G. Schaefer, con G. Peppard. Per la fine dei Sessanta era una diva conclamata, al livello di Jane Fonda, e arrivò all'apice nel 1970, quando uscirono ben quattro film che la vedevano protagonista: il grande successo Airport (Idem) di G. Seaton, con B. Lancaster, D. Martin, V. Heflin, J. Bisset e G. Kennedy; Paint Your Wagon (La ballata della città senza nome) di J. Logan, con C. Eastwood e L. Marvin; Macho Callaghan (Idem) di B. Kowalski, con L.J. Cobb; e la produzione italiana Ondata di calore di Nelo Risi.

Erano però gli anni del movimento per i diritti civili dei neri e delle Pantere Nere.

L'FBI era stato incaricato dal Congresso di eliminare tali movimenti, usando i mezzi repressivi consueti per il regime statunitense: false accuse giudiziarie; persecuzioni dell'IRS (Internal Revenue Service, il fisco americano) e della DEA (Drug Enforcement Agency, l'antinarcotici); licenziamenti da parte dei datori di lavoro; diffamazioni; omicidi anonimi per strada compiuti da agenti travestiti.

Il programma preparato dall'FBI in merito era stato chiamato COINTELPRO, e in base ad esso erano stati fatti assassinare Malcom X nel 1965 e Martin Luther King nel 1968, mentre entro i primi anni Settanta tutti gli elementi trainanti - per un totale di alcune decine - venivano soppressi con agguati in strada (Huey Newton sfuggì sino al 1983, quando fu ucciso a Los Angeles; Abbie Hofmann riparò all'estero ma nel 1989 tornò e fu ucciso con una iniezione che provoca un arresto cardiaco senza lasciare tracce; Bobby Seale fu incarcerato sino al 1997; Ira Einhorn, latitante all'estero dal 1979 perché accusato di aver ucciso la sua ragazza Holly Maddox, uccisa invece si sa da chi, è stato fermato in Francia nel gennaio del 1999 e attende l'esame della richiesta di estradizione degli Stati Uniti) [E’ stato poi condannato all’ergastolo per l’uccisione della Maddox, uccisa in realtà da agenti della CIA che volevano incriminarlo, come inutilmente sostenuto dalla difesa nel corso del processo, NdR].

La tecnica della diffamazione veniva usata con larghezza.

Nel 1967 il produttore Robert Maheu fabbricò per conto dell'FBI, di cui era informatore abituale, uno spezzone porno apparentemente ripreso da una telecamera nascosta, dove protagonista era un sosia di King. Si era trattato di una operazione del tutto analoga a quella compiuta nel 1957 nei confronti del presidente dell'Indonesia Sukarno, sempre realizzata tramite Maheu. Anche la cantante Eartha Kitt subì trattamenti del genere nell'ambito di COINTELPRO.

La Seberg in privato era sempre stata simpatizzante del movimento dei neri e raggiunta la grande notorietà nel 1970 pensò di usarla per pubblicizzare la causa.

L'FBI la inserì nelle liste di COINTELPRO, e poco dopo venne da sé una occasione di diffamazione: la Seberg era incinta e al momento adatto l'FBI concertò una campagna di stampa insinuando che il padre era un leader delle Pantere Nere.

Appresa la notizia la Seberg entrò nelle doglie e diede alla luce un bambino prematuro che morì tre giorni dopo, l'8 settembre 1970. La donna, sgomenta per tanta malvagità, non riuscì mai a superare il trauma; tentò subito il suicidio, e di lì in poi avrebbe ripetuto il rito ad ogni anniversario della morte del piccolo. Intanto tutti in America l'avevano abbandonata; nessun produttore poteva offrirle parti, nessuno dei colleghi di ieri - Eastwood, Lancaster, Marvin, Peppard, Connery, Sellers e così via - si azzardò ad offrirle sostegno, anche solo morale.

La Seberg fu portata in Europa, dove alcuni cercarono di aiutarla facendola lavorare. Girò così l'italiano Questa specie d'amore (1971) di A. Bevilacqua, con U. Tognazzi e F. Rey; il francese Kill (1971) di R. Gary, con J. Mason e S. Boyd; lo spagnolo L'altra casa ai margini del bosco (1973) di J.A. Bardem; il francese L'attentato (1973) di Y. Boisset, con J.L. Trintignant, M. Piccoli, P. Noiret, G.M. Volontè; il nominalmente anglo-americano Il gatto e il topo (1974) di D. Petrie, prodotto per la TV dall'amica Aida Young; il francese Prossima apertura casa di piacere (1974) di D. Berry. Il suo ultimo film, il trentesimo della carriera, fu Bianchi cavalli d'agosto (1975) di R. Del Balzo.

L'8 settembre 1979, a Parigi, il suo decimo tentativo riusciva e moriva suicida. Da allora l'USIA ostacolò la riprogrammazione dei suoi film ovunque potè, certo in Italia, perché la gente non doveva focalizzare sulla donna e la sua vicenda. Ecco perché pochi ora ricordano Jean Seberg.

Si può anche notare che Paolo Limiti, un adoratore di Hollywood e delle sue bionde star del passato, nella sua trasmissione su Rete 2 " Ci vediamo in TV " non nomina mai questa attrice.

Siamo pronti per Forrest Gump.

E' un film inquietante e pericolosissimo, perché non solo oltremodo carico di propaganda politica e culturale, ma anche costruito con tecniche subliminali sopraffine e atte a danneggiare.

Racconta la singolare vita di un americano di nome Forrest Gump, semi ritardato e da bambino poliomielitico, cui capita di avere contatti pure fugaci con molti grandi personaggi e di partecipare agli eventi storici nodali del suo tempo. In pratica tramite Forrest si fa una carrellata di trenta anni di storia americana, diciamo dal 1955 al 1985, dandone senza farsi accorgere una valutazione precisa. Il film è del 1994 ed è anche stato trasmesso dalla televisione di Stato italiana, per cui non è necessario dilungarsi sulla trama.

Ecco gli elementi di propaganda intenzionale che sono presenti nel film:

1 - Forrest è descritto come gli USA vorrebbero che il mondo credesse l'americano tipico: forse poco intelligente ma onesto e ben intenzionato, candido sino all'ingenuità; uno che se fa il male lo fa per stupidità o per eccesso di zelo.

E' propaganda culturale, perché l'americano tipico è l'opposto; è astuto, cinico e mal intenzionato, e quando fa il male - pur ridendo, come in genere - sa di farlo. Serve perché gli americani amano fare gli sprovveduti per "non pagare il dazio", come si dice qui: dopo avere compiuto una nefandezza, mettiamo un colpo di Stato o una strage di civili, sono dispostissimi ad attribuirla al loro "zelo anticomunista" forse eccessivo, a "informazioni incomplete o sbagliate", a "bombe intelligenti" che con falsa ritrosia ammettono qualche volta difettose, anche a pura e semplice dabbenaggine.

Tutto pur di non dire: abbiamo sovvertito e abbiamo ucciso perché così avevamo programmato per la nostra convenienza. Non dico che non esistano americani come il Forrest del film. Esistono in verità, e si possono anche prendere a modello per un film. Frank Capra lo ha fatto molte volte. Ma averne inserito uno come protagonista di un film come questo non può che essere una scelta precisa e maliziosa.

2 - Attraverso l'abile montaggio di filmati d'epoca vediamo Forrest in contatto con i presidenti Kennedy, Johnson e Nixon. Ci sono più strati di falsità. Sono presentati come incontri di un uomo comune con il Potere incarnato e così si dice implicitamente che i presidenti americani comandano. I presidenti americani invece non contano proprio niente. Il Potere negli Stati Uniti è detenuto dall'establishment imprenditoriale, in particolare dalle Multinazionali, e il presidente è solo un impiegato incaricato di fare i loro precisi interessi nel mondo, il che è la definizione di sempre della politica estera americana.

Gli Stati Uniti in effetti non sono una repubblica presidenziale; sono una dittatura dell'imprenditoria. Dire o suggerire che i presidenti americani comandano è propaganda. Quindi si presentano i tre presidenti secondo i soliti cliché: Kennedy idealista, democratico, ben intenzionato; Johnson populista, democratico, ben intenzionato; Nixon, disonesto, poco democratico, male intenzionato (e perciò sarebbe stato allontanato dalla carica, e cioè licenziato). Tutto falso: erano dei presidenti americani e perciò erano tutti uguali, tutti dediti a fare gli interessi all'estero dell'establishment, con i soliti metodi spietati.

Kennedy fece uccidere Ngo Din Diem; tentò di fare altrettanto con Castro (per 20 volte secondo quest'ultimo); diede impulso alla sovversione in Indocina; fece preparare l'orrendo programma quadro di manipolazione psicologica di massa che fu chiamato in suo onore CAMELOT (come i media americani chiamavano Kennedy, perché era " nobile " e " senza macchia " come un cavaliere della Tavola Rotonda; il programma The Quartered Man che fu usato dalla CIA per il colpo di Stato in Cile del 1973 faceva parte di CAMELOT).

Johnson fece mettere in scena l'incidente del Golfo del Tonchino e poi iniziò quei bombardamenti di civili in Indocina che alla fine, tirate le somme, avrebbero provocato 6 milioni di morti. Nixon era come loro, giusto meno simpatico, e fu licenziato solo perché aveva sancito la sconfitta nella Guerra del Vietnam.

3 - La sensazione della democraticità del sistema americano pervade tutto il film. Lo fa in maniera indiretta, dandola per talmente scontata da non meritare evidenziazioni. Come detto gli USA non sono affatto una democrazia. Sono un sistema totalitario, che si regge sull'esclusione dal voto di più della metà della popolazione e sulla repressione del dissenso. Sopra l'ho chiamata una dittatura dell'imprenditoria, e dire o suggerire che sono una democrazia è propaganda.

4 - Durante una manifestazione di "hippies" e di neri a Washington un uomo un po' anziano e in divisa stacca goffamente la spina del megafono dell'oratore di turno.

E' una inserzione di propaganda subliminale: suggerisce che eventuali boicottaggi alle manifestazioni progressiste degli anni Sessanta - dei pacifisti, dei figli dei fiori, dei neri - furono dovute ad iniziative estemporanee e personali di singoli benpensanti, sia pure magari appartenenti a qualche corpo statale o federale. Noi abbiamo invece avuto modo di vedere a proposito del movimento per i diritti civili dei neri che si trattò di ben altro, che si trattò di una repressione ufficiale, e violentissima benché surrettizia, ordinata dal Congresso.

5 - Nel film i movimenti degli hippies pacifisti e dei neri per i diritti civili sono potentemente diffamati. I loro happenings sono disordine, schiamazzi, ubriachezza, droga e intemperanze sessuali. Non è certo la parte "buona" dell'America. La parte buona è evidenziata da Forrest, che casualmente capita in una di queste manifestazioni vestito in alta uniforme (è in licenza dal Vietnam, dove faceva il suo dovere; mantiene la divisa perché - ci suggerisce la regia - ne è orgoglioso).

E' proposto un party delle Pantere Nere, cui partecipa Jenny, l'amata di Forrest: alcool e droga e tutto il resto. Un giovane presentato come comunista, segretario della tal cellula, picchia senza apparente motivo Jenny; si sa come sono i comunisti. La salva Forrest, nella sua divisa. Non sono le opinioni del regista o dei produttori; è la propaganda dell'USIA.

6 - L'USIA ha stabilito nel 1978 con molta precisione come Hollywood deve rappresentare la guerra del Vietnam, sia dal punto di vista politico che militare tecnico. Non posso dilungarmi e mi limito all'essenziale. Politicamente va detto, o dato per sottinteso, che gli USA intervennero per difendere il Sud dalla minaccia comunista. Dal punto di vista militare non andavano assolutamente mostrati i bombardamenti di civili e tutta la guerra andava ridotta a una guerriglia nella foresta, con piccole pattuglie americane che si difendevano da proditori attacchi di elementi non in divisa. Panzane naturalmente, propaganda.

Gli USA intervennero per assicurare alle loro Multinazionali le risorse del paese e dell'Indocina tutta; interessavano particolarmente le foreste di alberi della gomma, buoni per fare i pneumatici. I bombardamenti di civili erano quotidiani, e così per anni. E la guerra fu una classica guerra moderna, risolta non dai guerriglieri Viet Cong ma dalle artiglierie e dalle divisioni corazzate, meccanizzate e di fanteria dell'esercito regolare del Vietnam del Nord.

E' importante invece fare credere che si sia trattato unicamente di guerriglia: si giustifica in qualche modo l'esito del conflitto. Invece ammettere una guerra "regolare" rivelerebbe una verità che gli USA vogliono nascondere a ogni costo: la congenita e stupefacente debolezza delle loro forze di terra, che non sono in grado di battere nessun avversario, praticamente (nel 1968, l'anno dell'offensiva del Tet, quando i carri armati nord vietnamiti giunsero a Saigon, 540.000 equipaggiatissimi soldati americani appartenenti a 51 divisioni, appoggiati da una potentissima aviazione e serviti da 850.000 ascari sud vietnamiti, avevano a che fare con il seguente avversario: 87.400 regolari nord vietnamiti ripartiti in 10 divisioni, 56.000 Viet Cong, altri 69.000 guerriglieri sciolti, e 50.800 elementi non combattenti addetti a trasporti, sanità, propaganda e così via). Forrest va alla guerra in Vietnam e le sue vicende concordano con la versione USIA, come per tutti gli altri film di Hollywood è ovvio.

Non si parla dei motivi della guerra, ma se ci fosse stato qualcosa di losco l'intelligente e democratico tenente Dan lo avrebbe detto, no?

Quindi il combattimento cui partecipa Forrest è tipico di quanto prescritto dall'USIA: la sua pattuglia cade in una imboscata di guerriglieri. Di carri armati nord vietnamiti che avanzano in file serrate e di carri armati americani abbandonati dagli equipaggi in fuga non c'è traccia.

7 - A parte come un cammeo va trattata una scena di Forrest in Vietnam. In una sequenza di pochi secondi si vede la pattuglia di Forrest avanzare in perlustrazione col fucile spianato in una risaia, fra i contadini sud vietnamiti che rimangono chini a lavorare sulle loro piantine tranquilli, come se niente fosse. E' una scena di propaganda subliminale. Sembra innocua e invece trasmette un messaggio preciso: che i contadini sud vietnamiti - e i sud vietnamiti in generale - si fidavano degli americani, li consideravano alleati e amici.

Una falsità: i sud vietnamiti, e i contadini in particolare, erano terrorizzati dai soldati americani. Basti ricordare l'episodio di My Lai, una frazione del grosso villaggio sud vietnamita di Song My, dove nel novembre del 1968 la Compagnia "Charlie" dell'Americal Division sterminò tutti gli abitanti perché nei pressi erano attivi guerriglieri Viet Cong; le vittime furono 500, ed erano vecchi, donne e bambini perché gli uomini erano alla pesca. Esiste un filmato dell'operazione, girato da uno dei soldati americani. Da notare che Hollywood non ha mai tratto un film da tale episodio, che pure si presterebbe.

8 - Analoga la scena in cui il reduce tenente Dan presenta la nuova moglie a Forrest: nel doppiaggio italiano è definita una latino americana, ma ha tratti somatici indocinesi, addirittura vietnamiti (messaggio subliminale: i vietnamiti non ci tengono rancore, perché non abbiamo fatto loro nulla di male). Probabilmente, poi, nell'originale inglese la donna è proprio definita " vietnamita " e così è il doppiaggio nei paesi meno evoluti.

9 - Una sottile propaganda culturale è propinata da Forrest podista. Forrest corre a piedi per gli States senza mai dire nulla. La gente pensa che abbia un qualche messaggio da comunicare e diversi giovani cominciano a trotterellargli dietro in attesa. Dopo tre anni e due mesi Forrest finalmente si ferma ed i giovani pendono dalle sue labbra, ma lui dice: "Sono un po' stanchino. Penso che tornerò a casa".

E' una irrisione per coloro che attendono qualcosa dai pensatori, dagli ideologi, da tutti quelli che non ritengono soddisfacente il sistema americano e continuano a cercare. Per l'USIA il sistema americano è perfetto e chi spera di trovare alternative è un illuso. Occorre ricordare che un funzionario dell'USIA - uomini e donne culturalmente preparatissimi, veri intellettuali di regime - partecipa alla messa a punto finale della sceneggiatura di ogni film di Hollywood.

10 - Nel film c'è un chiaro elogio del capitalismo americano. Dopo il Vietnam, Forrest e il tenente Dan, uno semi ritardato e l'altro senza gambe, diventano miliardari con la Bubba Shrimp Company. Messaggio subliminale: sono due meritevoli e il sistema - che è giusto - immancabilmente li premia, sia pure dopo averli fatti penare un po'. Si fa di più. Si suggerisce infatti - sempre per via subliminale - che è Dio stesso a guidare tale sistema: provoca una tempesta che elimina la flotta peschereccia della concorrenza.

E' l'idea fondamentale del Calvinismo, la religione americana: Dio fa arricchire i meritevoli, o gli insondabilmente prediletti, e manda a ramengo gli altri. Segue un po' di propaganda subliminale a favore della Apple Computers: Forrest e il tenente Dan arricchiscono ulteriormente investendo in azioni di questa Multinazionale, che diventa veicolo di positività e quindi positiva anch'essa.

Diventati capitalisti consolidati i due fanno beneficenza: donano alla parrocchia Protestante locale, alla madre dell'amico nero Bubba morto in Vietnam, e fondano un ospedale a Bayoula, il paesino di pescatori di gamberi rovinati dalla tempesta divina. Nella vicenda è contenuta - di nuovo per via subliminale - una diffamazione dei neri: i pescatori di gamberi di Bayoula (paesino della Louisiana nel delta del Mississippi) sono tutti neri e sempre stati in miseria ma ecco, arrivano due bianchi a fare il loro mestiere e diventano miliardari.

11 - Come si vede il film fa grande uso delle tecniche subliminali per convogliare propaganda. Evidentemente un esperto in materia ha collaborato alla realizzazione dell'opera. Una tecnica subliminale sopraffina in effetti è anche usata per la "normale" costruzione della vicenda. Forrest ha una vita punteggiata da contatti personali, pure fugaci, con grandi personaggi pubblici: conosce Elvis Presley (cui addirittura ispira le caratteristiche movenze); incontra i presidenti John Kennedy, Lyndon Johnson e Richard Nixon (e ne innesca la caduta); partecipa casualmente ad una intervista televisiva di John Lennon; assiste all'attentato al governatore Wallace.

Occorre in qualche modo rendere verosimile tale sequela di eventi pubblici e si ricorre ad altri collegamenti più sotterranei, che riguardano accettabili concatenazioni di eventi sul piano privato e predispongono ad accettare anche quelle a livello pubblico. Il filo conduttore sono gli arti inferiori del corpo umano. Forrest bambino guarisce dalla poliomielite e diventa valido maratoneta. In Vietnam il tenente Dan lo ammonisce come prima cosa a tenere i piedi asciutti (le risaie).

Lo stesso tenente Dan perde proprio le gambe. Il collegamento con la sfera pubblica avviene col governatore Wallace, rimasto paralizzato nell'attentato, e su di una sedia a rotelle come il tenente Dan. Il tenente Dan alla fine cammina con delle protesi che richiamano gli apparecchi portati da Forrest bambino.

12 - E vengo al motivo per cui ho inserito nelle premesse una biografia di Jean Seberg. Perché la figura di Jenny Curran, l'amata di Forrest, è stata costruita in modo da evocare proprio lei. La vicenda di Jenny non è esattamente uguale a quella della Seberg, perché sarebbe troppo scoperto, e quindi inefficace se non controproducente (non sarebbe un'operazione subliminale...).

I punti di contatto però sono molti e qualificanti. Chi è la Jenny proposta nel film? E' una giovane bionda e bella, sensibile e con propensioni artistiche, tendenzialmente una brava ragazza. Si mette però con gli hippies e i contestatori, e in particolare frequenta le Pantere Nere. Finisce così nella promiscuità e nella droga, e contrae l'AIDS. L'idea del suicidio comincia a farsi strada nella sua mente (la passeggiata sul balcone del grattacielo). Partorisce da single un figlio, che è di Forrest. Dopo qualche anno sposa Forrest e quindi muore.

I collegamenti sono: la collocazione temporale negli anni Sessanta/Settanta; il nome "Jenny" analogo a "Jean "; la somiglianza fisica di Jenny con la Seberg; le sue propensioni artistiche; la sua frequentazione delle Pantere Nere; il tema del suicidio; la gravidanza, e da single; la durata annosa di una angosciosa parabola conclusa con la morte. Questi collegamenti nel subconscio dello spettatore che in un angolo della memoria conserva qualche vaga nozione di Jean Seberg e della sua vicenda provocano con sicurezza l'identificazione, anche se a livello di coscienza non se ne accorge.

Perché è stata compiuta tale operazione?

L'obiettivo propagandistico del film è di proporre gli anni Sessanta/Settanta americani nel senso voluto dal regime; di riabilitarli. Se ci pensiamo sono gli anni peggiori per l'immagine americana dell'intero Novecento: movimento dei diritti civili e sua repressione; contestazione giovanile e sua repressione; Pantere Nere e loro sterminio; guerra del Vietnam e relative bibliche stragi di innocenti.

La vicenda di Jean Seberg fu all'epoca un avvenimento clamoroso, e negativo per il regime quasi come quelli accennati: era opportuno, dato che si facesse un film per riabilitare tutto il periodo, riabilitare anche gli aguzzini della Seberg.

Il personaggio di Jenny infatti riabilita il regime tramite la diffamazione che opera della Seberg. Il subconscio di quegli spettatori in cui si è verificata l'identificazione ragiona con la cieca meccanica che gli è propria: se Jenny è la Seberg allora la Seberg finì male perché con hippies e Pantere Nere imparò la droga e la promiscuità e di lì la disperazione e la gravidanza e il suicidio; non sapevo che avesse anche l'AIDS ma sì, può darsi.

La Seberg è diventata così un personaggio negativo, e se ebbe degli aguzzini questi non furono poi così inescusabili. Il lavorio del subconscio come si sa ha effetti a livello della coscienza (è per questo che l'USIA ricorre così spesso alla tecnica subliminale). Molti lettori italiani potranno obiettare di non aver mai sentito parlare di Jean Seberg. Può darsi, ma altri sì. Ci sono paesi poi dove la vicenda della Seberg ebbe eco maggiore che in Italia, inducendo strascichi più lunghi nella memoria. In Francia ad esempio, e senz'altro negli Stati Uniti; non tutti i critici cinematografici europei inoltre sono come quelli italiani, o come Paolo Limiti. L'USIA quando manipola sceneggiature non pensa solo all'Italia; pensa al mondo.

Povera Jean Seberg. Le diffamazioni dell'FBI l'uccisero. Ora anche le diffamazioni di Hollywood, sulla sua tomba.

Il personaggio di Jenny in Forrest Gump costituisce la prova provata, inoppugnabile, delle interferenze del governo statunitense nei prodotti finiti di Hollywood. In questo caso infatti è esclusa ogni altra ipotesi. Non può essersi trattato delle opinioni personali del regista o dei produttori: che interesse potevano avere Zemeckis, Tisch, Starkey o Finerman a falsificare, e in tale modo subliminale e premeditato - da specialisti della propaganda - la vicenda di Jean Seberg?

Solo l'USIA, per conto del governo statunitense, poteva avere interesse in una tale operazione. E' la prima volta nella storia di Hollywood che l'attività dell'USIA viene dimostrata. Ciò è stato dovuto a un colpo di fortuna nostro: lo specialista in tecniche subliminali dell'USIA che ha lavorato sul film era troppo bravo ed ha ecceduto nei virtuosismi.

Lo stesso personaggio di Jenny in Forrest Gump rappresenta anche la sentenza più definitiva per i critici cinematografici non solo italiani, ma anche europei: era un messaggio in codice diretto all'inconscio degli spettatori e non l'hanno afferrato. Spero abbiano imparato cosa sono davvero i film di Hollywood.



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